IL COVID TORNERÀ IN AUTUNNO?/ “Non è detto, ma il caso Djokovic insegna”

- int. Carlo Federico Perno

Tornerà il Covid-19 il prossimo autunno? Ci sarà una nuova ondata di anziani infettati? Ecco tutte le ipotesi

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In Cina durante la pandemia (LaPresse)

Focolai di coronavirus un po’ ovunque, dal mattatoio di maiali in Germania a un’azienda vicino a Roma dove circa 45 persone sono risultate positive. Per il professor Ricciardi “il virus questa estate si diffonderà fra i giovani che poi contatteranno gli anziani e in autunno ci troveremo davanti a una nuova ondata causata dalle temperature più basse”. Bisogna dunque aver paura di questa estate? Rischiamo di rimettere in moto la circolazione del virus? Questa estate dovremmo rimanere a casa? Per il professor Carlo Federico Perno, direttore di Analisi chimico-cliniche e microbiologia del Niguarda, bisogna sicuramente mantenere alta l’attenzione, come ci ha detto in questa intervista, ma “non è corretto dire che il Covid tornerà in autunno. Di virus respiratori ogni anno in autunno ne arriva uno, ma è diverso, altrimenti se tornasse sempre lo stesso avremmo risolto il problema con un vaccino universale. Il Covid può tornare, è vero, ma può arrivare solo dall’emisfero australe, dove quando da noi inizia l’autunno da loro è finito l’inverno e da lì possono giungere viaggiatori infettati”.

Molti studiosi sono convinti che il Covid tornerà in autunno. Lei che ne pensa?

Nessun virus respiratorio ritorna, attaccano nuovi virus. Il sistema immunitario è più flebile, più debole, funziona meno bene per via delle temperature più basse. I virus, dal canto loro, hanno occasione di colpire maggiormente quando fa freddo. Non è corretto dire che il virus influenzale torni, perché ogni anno ce n’è uno diverso; se tornasse sempre lo stesso, avremmo un vaccino universale. Tutti i virus respiratori attaccano in autunno, questo è certo.

Bisogna però far sì che non torni più in circolazione. Quindi?

Se questo virus tornerà, lo sa chi ha la sfera di cristallo, anche se ci sono probabilità concrete, come accade con altri virus respiratori, che possa tornare da noi dall’emisfero australe.

Perché?

Perché succede quel che accade di solito con l’influenza. Finita la stagione fredda nell’emisfero australe, trasportato da viaggiatori può tornare nell’emisfero boreale, da noi: bisognerà allora porre molta attenzione alle persone che viaggiano. Il rischio è che il virus ci raggiunga da fuori.

C’è il rischio che questa estate il Covid possa circolare tra i giovani e in autunno infettare gli anziani?

La risposta è: forse sì. Lo dimostra quell’iniziativa sciagurata promossa da Djokovic con quel torneo estivo di tennis: quante persone si sono infettate? Se i giovani vanno in discoteca e uno è infettato, contagia gli altri, che a loro volta poi possono infettare gli anziani, come è successo in Germania.

Quindi, ci aspetta una estate di massima attenzione, è così?

Tutto questo ci dice che il coronavirus non solo non è cambiato, ma è uguale al precedente. Chi dice che è cambiato, temo non conosca la virologia. Però il Covid adesso è “ingabbiato” grazie a quello che abbiamo fatto. Ma se lasciamo la porta della gabbietta aperta, l’uccellino scappa.

C’è chi dice che se si vuole sconfiggerlo si dovrebbe rallentarne di più la diffusione, è vero?

Non sarei di questa opinione. Non è la velocità del rallentamento, ma la costanza. Nel susseguirsi fisiologico di alti e bassi è importante mantenere il ritmo di decrescita, così come è strutturato. Bisogna far sì che non sorgano problemi per colpa nostra. Per le sue caratteristiche il Covid non può restare tra noi, se non ha occasione di infettare. E se noi siamo in grado di non farglielo fare, morirà.

(Paolo Vites)

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