RIPRESA?/ Ecco le “medicine” pronte per le nostre imprese

- Alfonso Ruffo

Il Centro studi Confindustria ha presentato un nuovo rapporto sulle imprese italiane. ALFONSO RUFFO ce ne illustra i principali dati, insieme alle parole di Vincenzo Boccia

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Lapresse

Un fondo raccolto tra gli associati per venire in soccorso delle imprese colpite dal terremoto iscritte a Confindustria e la duplice richiesta al governo di destinare l’8 per mille alla ricostruzione e di portare al 100% l’art bonus per le aree disastrate sono i tre impegni assunti dal presidente Vincenzo Boccia durante la presentazione dell’ultimo rapporto del Centro studi.

Un rapporto a luci e ombre, come siamo ormai abituati da tempo, perché se continua a collocare l’Italia al secondo posto in Europa e al settimo nel mondo per valore aggiunto – confermando che siamo ancora un grande Paese industriale – presenta anche un’ampia e problematica fascia d’imprese che arrancano e rischiano di non farcela a superare la crisi.

Queste imprese, nell’impostazione di Boccia, devono imparare ad assumere i comportamenti del gruppo di testa che quota il 20% del totale nazionale e avendo imboccato per tempo la strada dell’innovazione si trova oggi a competere ad armi pari con i concorrenti di tutto il mondo, consolidando la propria posizione, forte di un brand d’origine come il Made in Italy.

La grande opportunità che ora si presenta al corpo dilatato e infermo delle aziende intermedie, quelle che non sprizzano di salute ma non hanno nemmeno alcuna intenzione di morire, è che può disporre di un’ampia e affilata gamma di strumenti – super ammortamenti, iper ammortamenti, Invitalia – che possono metterlo in condizione di guarire presto e bene.

Mai come in questo periodo non esistono settori che vincono e settori che perdono – afferma il presidente di Confindustria -, ma imprese che vanno bene e altre che vanno male. Il che significa, spiega, che si può guadagnare in comparti tradizionali e perdere in quelli avanzati e tecnologici. La qualità dell’imprenditore e dei suoi collaboratori farà la differenza.

I ministri Carlo Calenda e Pier Carlo Padoan, allo Sviluppo economico e all’Economia, fanno sapere che dopo aver predisposto il pacchetto di Industria 4.0, studiato proprio per sostenere e spingere in avanti le imprese desiderose d’investire, il governo ha in serbo di triplicare i programmi lanciando P.a. 4.0 e Lavoro 4.0 con lo stesso spirito di rinnovamento del sistema.

L’obiettivo è creare in Italia un fortissimo spirito di condivisione (da non confondere con concertazione) per affrontare un contesto internazionale che Calenda descrive molto difficile e minaccioso. Padoan assicura che si farà di tutto per non lasciare indietro nessun pezzo del Paese, nonostante l’immagine più volte riflessa di un’economia che si è fratturata.

Tutti alla meta o, meglio, alla meta tutti quelli che mostrano di avere voglia ed energia da spendere nelle proprie aziende con l’obiettivo di migliorare la leva strategica della produttività, è la missione della nuova Confindustria, per la quale l’imperativo categorico della crescita non è fine a se stesso, ma serve a combattere l’eccessiva disuguaglianza e la povertà.



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