IL CASO/ All’Onu l’Italia vota contro la famiglia, Renzi si rilegga Chesterton

- Luca Volontè

Un recente voto all’Onu in difesa della famiglia naturale vede l’Italia schierarsi contro e a favore delle “famiglie” più diverse. Tradendo così la nostra Costituzione. LUCA VOLONTE’

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Immagine di archivio

La prudenza non è mai troppa, perciò abbiamo atteso con ansia che emergessero commenti e ragioni del perché il nostro paese si fosse schierato dalla parte sbagliata della propria Costituzione e delle proprie leggi vigenti. Nessuno pensa ad ordini perentori arrivati dalla brava Mogherini, né dai funzionari di carriera della Farnesina; qualcuno più in su e qualche manina più in basso hanno lavorato affinché arrivassero indicazioni precise all’ambasciatore italiano all’Onu di Ginevra per assecondare una così palese violazione del dettato Costituzionale e della lunga tradizione italiana.

Diceva bene Chesterton: “le idee sono pericolose, ma l’uomo per cui sono più pericolose è l’uomo senza idee”. Peccato che l’Italia sulla famiglia una idea chiara l’ha trovata sin dal dibattito costituente, la famiglia naturale, e perdipiù col forte sostegno della compagna Nilde Iotti. 

Eppure, il 25 giugno scorso a Ginevra si è votata una Risoluzione non vincolante, perciò ancor più ricca di significato politico, sulla famiglia (Protezione della Famiglia). Il nostro Paese ha composto quel blocco di euro-statunitensi che hanno espresso il loro voto contrario al testo. La scusa informale pervenuta è ridicola, l’Italia nell’assumere la Presidenza di turno semestre europeo ha privilegiato l’unità dei paesi Eu al contenuto del testo. Se fosse così, si tratterebbe di sola cinica incomprensione della sfida globale tra la nuova ideologia totalitaria del gender e il semplice buon senso del realismo. Invece dobbiamo lamentare a malincuore una totale ipocrisia e lacuna nelle conoscenze dei dettati europei sulla famiglia. Infatti proprio l’Unione Europea, nel rispetto assoluto del principio di competenza nazionale in questa materia (sussidiarietà), non è e non può essere pavida sulla definizione, laddove l’articolo 9 della carta dei diritti fondamentali e diverse direttive (2004/38/EC; 2003/86/EC; 2012/29/EC) chiamano famiglia solo ed esclusivamente quella “naturale”, non certo altre e diverse forme di unione.

Purtroppo pare che proprio il diniego dei paesi promotori di introdurre l’emendamento proposto che voleva sostituire la “famiglia naturale” con “famiglia nelle sue diverse forme”, abbia provocato l’ira dei paesi europei e degli Stati Uniti, dunque il voto contrario.

L’Italia è contraria dunque a che: 

“Spetta alla famiglia in primo luogo allevare e proteggere i bambini e che essi, per poter raggiungere una completa e armoniosa maturazione della loro personalità, devono crescere in un quadro famigliare in un’atmosfera di felicità, amore e comprensione;

La famiglia, unità fondamentale della società e ambiente naturale per la crescita e il benessere di tutti i suoi membri e in particolare dei bambini, deve ricevere la protezione e l’assistenza di cui ha bisogno per poter assumere in pieno il suo ruolo nella comunità;

La famiglia è l’elemento naturale e fondamentale della società e che essa abbia diritto alla protezione della società e dello Stato…”.

Su questo testo l’Italia ha preferito, per ordini superiori, non certo per volere del bravo ambasciatore Serra, votare contro se stessa, i testi fondamentali dell’Europa e il buon senso, e così, con altri 13 Paesi, ha perso l’occasione storica di rinnovare la propria coerenza e serietà.

26 a favore, 6 astenuti e 14 contrari, un bel risultato nel merito e nei numeri.

Per prudenza abbiamo lasciato passare dieci giorni, volevamo assicuraci della libertà di opinione e di informazione occidentale; il blocco dei perdenti ha infatti censurato la sconfitta storica e importantissima. Negli stessi giorni si è preferito dare lustro, con tanto di immagini a dir poco oscene e ripugnanti, ai vari gay pride. Zero informazione libera per non disturbare i grandi manovratori del brain washing occidentale, eppure la verità e la realtà sono dure come pietre; il semplice fatto che negli stessi giorni in cui marchette carnevalesche gironzolavano per le capitali europee, l’Onu valorizzasse la famiglia naturale non poteva certo compiacere le lobbies. Il 20mo Anniversario dell’Anno Internazionale della Famiglia conferma, nonostante l’impegno finanziario e diplomatico di molti paesi occidentali, l’impegno dell’Onu verso quella straordinaria e feconda cellula sociale e civile della famiglia naturale, quel “prodigio visibile” avrebbe detto Chesterton, per cui si combatte “come se fosse invisibile”.

Forse il presidente Renzi avrebbe ragione di tornare alle buone letture.

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