TURCHIA/ Tutti contro Erdogan: e se stare dalla sua parte aiutasse a capire di più?

- Luca Volontè

In vista delle elezioni presidenziali di domenica 7 giugno 2015, gli attacchi dei mass media occidentali verso Erdogna si moltiplicano. La tesi (non allineata) di LUCA VOLONTE’

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Recep Tayyip Erdogan (Infophoto)

Caro direttore,
gli attacchi dei mass media occidentali, Italiani inclusi, verso la Turchia si moltiplicano quotidianamente e sempre più crescono i toni dello scontro, del dileggio, dell’insulto verso la democrazia turca.

“Regime dittatoriale”, “censura totalitaria”, “violenza di regime” sono le ultime riflessioni che televisioni pubbliche e private italiane ed europee hanno usato nelle ultime 48 ore per descrivere questi ultimi giorni di campagna elettorale in Turchia. Ovviamente nessuno di questi arguti commentatori ha letto il programma dei partiti in lizza, né tantomeno si sono commentati con gli stessi termini i molteplici assalti, violenze, tragedie che hanno colpito sedi e uomini delle istituzioni e del partito AK, oggi presieduto dal primo ministro Davutoglu.

Così i filmati di un camion dei servizi segreti che trasportava armi al confine con la Siria e la richiesta di indagine, con relativa denuncia, divengono un atto di tracotante tirannide del presidente Erdogan, mentre i finanziamenti e le armi fornite dall’occidente europeo e americano alle milizie anti-Assad sono stati cancellati dalla nostra flebile memoria occidentale. Erdogan tiranno, dunque.

Inoltre, è ben noto che la Turchia ha urgente necessità di riformare la propria Costituzione e che sinora le opposizioni all’AK hanno sempre strumentalmente bloccato queste riforme strutturali. L’AK chiede la maggioranza del 51% dei voti per fare le riforme che la stessa Ue e gli organismi internazionali stanno attendendo da un decennio. L’Europa e gli organismi internazionali vogliono che le riforme vengano fatte o preferiscono che ciò non sia possibile anche nei prossimi cinque anni? La tifoseria che si legge sui giornali europei a favore del nuovo partito curdo, al di là delle simpatie occidentali per Ocalan, è veramente disinteressata o invece rappresenta la speranza che questo partito, entrato in Parlamento, possa bloccare le riforme e impedire una maggioranza necessaria all’AK? Ovviamente, senza riforme costituzionali, non ci sarà accesso della Turchia alla Unione europea e il processo di diluirà ancora per un decennio. Può essere questa una chiave di lettura al “dileggio” odierno? Sappiamo infatti che l’interesse a tener fuori la Turchia va ben oltre le radici cristiane, ben oltre i dettagli costituzionali, esso tocca il “miliardario paniere” della distribuzione alle aree disagiate.

Certo tra le riforme proposte dall’AK c’è anche quella del sistema presidenziale, presente in molti paesi europei e negli stessi Stati Uniti. Sfido chiunque a descrivere questo sistema come tirannico o antidemocratico, ma forse anche qui il problema sono le opinioni del presidente Erdogan in materia di famiglia e aborto, nettamente distinte e opposte a quelle del politically correct occidentale.

La Turchia è un paese centrale nella soluzione dei conflitti e nella stabilizzazione della situazione geopolitica del Mediterraneo e del Medio Oriente. Condivido molte critiche verso questo paese, non nascondo le riforme strutturali necessarie, la maggiore chiarezza della sua lotta contro l’Isis, l’errore di una trategia basata sul principio che “il nemico del mio nemico è mio amico”, eccetera.

Tuttavia non dimentichiamo che da due settimane è aperto un tavolo ufficiale per risolvere entro l’anno ogni contenzioso con Cipro, dall’elezione di Erdogan si sono moltiplicati i negoziati e gli incontri per trovare un accordo definitivo con i curdi, e altro. La realtà non è monocolore, ma variopinta.

Concludo. Io trovo più ragioni nell’augurarmi una netta e ampia vittoria dell’AK e di Erdogan che nel tifare per la sua sconfitta politica, la generosità della Turchia verso i milioni si sfollati (musulmani e cristiani) siriani e iracheni è sotto gli occhi di tutti e ci ricorda come il popolo turco nei fatti e con i propri soldi stia dimostrando quel “cuore” che l’Europa stenta a trovare per la distribuzione di 25mila immigrati. Poniamoci delle domande, talvolta essere fuori dal coro aiuta a capire meglio la realtà. 

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