IL CASO/ L’Italia non ha bisogno di nessuna legge anti-omofobia, lo dicono i i numeri

- Luca Volontè

Noi italiani siamo ben più tolleranti degli americani di Obama, dei inglesi di Cameron, degli olandesi e spagnoli. Lo dice la Global Attitudes Survey on LGBTI. Il commento di LUCA VOLONTE’

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Sì, noi italiani siamo ben più tolleranti degli americani di Obama, dei inglesi di Cameron, degli olandesi e spagnoli. Come la mettiamo ora? La Global Attitudes Survey on LGBTI, maxi indagine commissionata dall’Ilga, effettuata a livello globale in oltre cinquanta Stati per un totale di 96,331 persone intervistate, dice che il nostro paese è tra i più tolleranti del mondo. Dunque non solo non c’era urgenza né necessità di introdurre i “simil-matrimoni tra persone dello stesso sesso”, visti 20 anni di esperimenti fallimentari dei registri civili comunali, ma non ce n’è nessuna per introdurre legislazioni “anti-omofobiche”, perché la stessa Ilga valuta l’Italia tra le nazioni più tolleranti del mondo.

La ragione di impegnare Parlamento e show televisivi nella discussione su questi temi non è dunque da ricercarsi nella realtà dei fatti, ma in una qualche altra direzione forse ideologica.

La ricerca globale dell’Ilga, pubblicata nei giorni scorsi e che ha visto intervistati almeno 700 persone per ogni Paese, ha lo scopo di verificare se esistono atteggiamenti verso la punibilità dell’essere Lgbti, la considerazione dell’attrazione omosessuale quale fenomeno del mondo occidentale, e l’atteggiamento rispetto alla possibilità di avere un vicino di casa con tendenze omosessuali. Nonostante il clamore della vicenda di Torino degli ultimi giorni, è doveroso rilevare che sostanzialmente in tutti gli ambiti della ricerca l’Italia — dei dodici Paesi europei considerati — figura costantemente fra quelli i cui cittadini manifestano maggiore apertura mentale. L’idea per esempio della punibilità dell’essere Lgbti — che dovrebbe accomunare i più “omofobi” fra gli “omofobi” — vede solo l’11% degli italiani favorevoli, contro il 13% degli spagnoli, il 15% degli olandesi, il 17% dei francesi e il 22% degli inglesi. La stessa, forte contrarietà a simili posizioni interessa più gli italiani (67%) degli spagnoli (66%), degli inglesi (53%) e dei francesi (52%). Un po’ dura, alla luce di questi dati continuare a presentare l’Italia come un Paese arretrato, omofobo e discriminatorio.

Anche le problematiche dell’avere un vicino di casa omosessuale coinvolgono non più del 22% degli Italiani, quasi la stessa percentuale degli osannati Stati Uniti di Obama (21%), la stessa della Francia e comunque una percentuale minore, per esempio, di quella registrata in Inghilterra (26%), Paese considerato un autentico faro in tema di diritti civili e in cui maternità surrogata, adozione e non discriminazione sono accettate da anni. 

Per certo la Global Attitudes Survey on LGBTI ci dice alcune cose: 1. non esiste una relazione certa e diretta tra l’introduzione delle unioni, nozze o matrimoni omosex, le adozioni gay e l’eliminazione di atteggiamenti “omofobi”, l’Italia ne è una dimostrazione eclatante; 2. la cultura cattolica di un Paese non ha nulla a che vedere con l'”omofobia”, Italia e Irlanda sono i paesi meno omofobi d’Europa; 3. l’Italia non ha bisogno di nessuna legge contro l’omofobia perché non è affatto “omofoba” come si vuole far apparire. Lo stesso caso dell’inquilino di Torino dimostra che ci sono leggi applicabili che funzionano e puniscono varie forme di discriminazione e intolleranza. 

La ricerca Ilga non fa altro che confermare quanto già ampiamente dimostrato dai dati sui “crimini d’odio” (hate crimes) pubblicati lo scorso autunno dall’Oecd: in Italia i crimini ispirati da odio sono verso i credenti e verso le minoranze etniche, non verso gli omosessuali.

Questi sono fatti, dati della realtà che si dovrebbero conoscere per decidere priorità e urgenze politiche e parlamentari. Questi dati dovrebbero essere diffusi per onestà intellettuale e serietà professionale, prima ancora di lanciarsi in “campagne artificiose” e manipolanti l’opinione pubblica. 

A meno che non si vogliano creare o promuovere atteggiamenti reattivi, introdurre quell’intolleranza e quei privilegi di cui oggi l’Italia, gli italiani e nemmeno l’Ilga sente il bisogno.

Possiamo essere infastiditi per i risultati della indagine Ilga, arrabbiati e persino sconcertati nel vederci così tolleranti, tuttavia dobbiamo prendere atto che nel nostro spirito cristiano e cattolico nazionale, nonostante tutto ancor parte della cultura popolare del paese, permane una sostanziale benevolenza, pazienza, accoglienza verso tutti.

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