MONTI BIS (?)/ Un “terzo” per la terza repubblica?

- Augusto Lodolini

La Terza Repubblica con Monti è la sola soluzione? Per Buttiglione (Udc) non ci sono dubbi. Non si capisce invece cosa ne pensano Lupi e il suo partito (Pdl). Di AUGUSTO LODOLINI

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Mario Monti con Silvio Berlusconi (InfoPhoto)

Caro direttore, nel leggere le interviste affiancate a Rocco Buttiglione e a Maurizio Lupi sono stato colto da un moto di sorpresa, non per la somiglianza di contenuti, ma per la identità di linguaggio tra il lucido e rigoroso filosofo e il politico di lungo corso. Forse occorrerebbe completare il vecchio motto andreottiano del “potere che logora chi non lo ha” con un “la politica logora chi la fa”, soprattutto chi non la fa fin da piccolo. L’interessante lettura delle due interviste infatti porta ad un’altra sorprendente osservazione, la occulta rivalutazione di Veltroni e del suo “ma-anchismo”.

Ad esempio, Buttiglione dichiara improponibile ogni soluzione che modifichi la struttura della riforma del lavoro, ma aggiunge: “sappiamo benissimo che perdere il lavoro a 50 anni è un dramma. Ebbene: aiutiamo chi lo ha perso a trovarne uno nuovo”. Che facciamo, prima lo buttiamo fuori, poi gli cerchiamo un altro lavoro? E chi lo cerca e dove, se nessuno lo crea? Ma Lupi non è da meno: “la strada che si sceglierà di percorrere potrebbe consistere, effettivamente, nel Ppe, ma anche in un’aggregazione in grado di proporsi agli elettori in maniera nuova e credibile”, oppure “crediamo vada risolto il gravissimo problema degli esodati”, ma senza “gravare ulteriormente il bilancio pubblico”. Forse nella “agenda Monti” è prevista una colletta dei cittadini a loro favore? 

La cosiddetta “agenda Monti” è la protagonista delle risposte dei due onorevoli, insieme al morettiano dilemma di Berlusconi, mi si nota di più se dico che mi candido o che mi ritiro? Per quanto riguarda la prima, non sembra esserci disaccordo: deve essere mantenuta, può essere emendata, ma non tradita.

Il punto è che lo stesso Monti ha fatto mea culpa sugli esiti finora ottenuti con la sua agenda e ha promesso una, futura e magari dopo le elezioni, spinta alla crescita. Sarebbe stato interessante per i lettori capire a quale “agenda” si riferissero gli intervistati. Forse non volevano sbilanciarsi in vista dell’imminente Consiglio dei ministri, ma dalle prime notizie sui provvedimenti presi, avrebbero potuto farlo tranquillamente. 

Rimane quindi la domanda: perché la cosiddetta “agenda Monti” è irrinunciabile per poter attuare quella politica che consenta di “ricostruire un tessuto sociale e identitario che si fonda su valori quali la centralità della persona, l’importanza dell’educazione, e la famiglia come punto di riferimento, anche nella sua funzione di  primo grande ammortizzatore sociale” (Lupi). Oppure: “In tutti i Paesi evoluti, è stato implementato questo rapporto diretto tra Stato e famiglie che ha tagliato fuori i costi dell’intermediazione burocratica; è questo il vero costo della politica, tanto da incidere per almeno il 33% sulla spesa per il welfare” (Buttiglione).  

Scusate, ma mi devo essere distratto e devo aver perso qualcosa della più volte citata agenda e, soprattutto, della “sua ispirazione fondamentale che è quella dell’economia sociale di mercato”, come dice Buttiglione. Qualcuno per favore illumini, e al più presto, non solo il sottoscritto ma, credo molti elettori del centrodestra e non solo. 

L’altro punto centrale delle interviste è ovviamente cosa farà Berlusconi e, altrettanto ovviamente, nessuno dei due sa dirlo, anzi vi è quasi l’insinuazione non nuova che neppure il Cavaliere lo sappia. Probabilmente non sono informato, ma non mi pare che i tedeschi siano lì a guardarsi il bamborino in attesa di sapere se Frau Angela si ricandiderà o meno alle incombenti elezioni. Come mai noi siamo qui ad attendere che Silvio abbia finito di sfogliare la margherita? Questo dice più di quanto possa dire ogni analisi politica. 

Cosa devono aspettarsi, quindi, gli elettori del Pdl, a quanto pare defunto, e più in generale i moderati? Secondo Lupi “il passo indietro di Berlusconi consente di inaugurare un percorso in cui si possa individuare qualcuno che consenta di tenere tutti i moderati insieme pur nella diversità”. Percorso o concorso pubblico? Per Buttiglione invece: “Posto che si possa lavorare alla costruzione di un nuovo soggetto politico, anche in tal caso lavoreremmo nella prospettiva di un governo di coalizione. Benché, infatti, siamo del tutto alternativi a Bersani, sappiamo che con lui è possibile collaborare”. Cos’è, una riedizione allargata dell’Ulivo prodiano, o una riconferma della politica dei “due forni”?

E a sinistra? Val la pena di leggere l’intervista a Piero Sansonetti, rimasto criticamente legato al comunismo che, dopo aver giustamente parlato di suicidio della Democrazia Cristiana, accusa l’ex Pci di non aver mai fatto i conti fino in fondo con la sua storia in cui, dice, “assieme a un mare di errori, qualcosa di buono c’era di sicuro”. Un invito che vale per i tanti democristiani sparsi nei vari partiti. Così come varrebbe la pena di riflettere anche su un’altra osservazione: “Il Pc era una cosa molto più complessa, costituita da programmi, ideali, ideologie, emozioni, popolo. Oggi, [il Pd] come tante altre formazioni politiche, non è altro che un luogo ove si svolge e disciplina la lotta per il potere”.

A quanto pare, Berlusconi o no, ci terremo Monti e se l’applauso di Buttiglione è scontato, vista la posizione dell’Udc, rimane da sottolineare la disponibilità di Lupi (a nome di chi?) verso Monti che è una “risorsa per il nostro Paese, e la sua forza consiste nell’essere terzo rispetto agli schieramenti politici”. Un “terzo” per la terza repubblica?

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