DIETRO LE QUINTE/ Quella spy-story alla John Le Carré che apre il mandato di Obama

- Augusto Lodolini

Due fatti di cronaca coinvolgono donne e uomini fedifraghi, grandi misteri e susictano qualche interrogativo da spy-story. Ce ne parla AUGUSTO LODOLINI

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Barack Obama (Foto: Infophoto)

“Cherchez la femme”! In un’epoca in cui perfino i sessi sono stati sostituiti dai “gender”, si rimane sorpresi nello scoprire che la frase di Alexandre Dumas padre ha ancora valore, almeno a giudicare da due eventi che, pur con diverso rilievo, stanno tenendo banco sui media. Mi riferisco alle dimissioni, per una relazione extraconiugale, di Christopher Kubasik, in procinto di diventare il capo della Lokheed Martin, gigante aerospaziale americano, e di David Petraeus, direttore della CIA.
Il caso di Kubasik non si presta a particolari retroscena, perché in molte aziende vige la regola che non si possono tenere nascoste relazioni con proprie dipendenti o colleghe (e viceversa), da cui il jamais dans la maison dei soliti francesi che di queste cose se ne intendono. Certo, dato l’altissimo livello del manager, non si possono del tutto escludere complotti.
Trame oscure che invece si stanno delineando dietro le dimissioni del capo della CIA, se non altro perché molto consono all’agenzia che, insieme al KGB, rappresenta per eccellenza lo spionaggio nell’immaginario collettivo. Anche se finora, a differenza degli avversari russi, non ha ancora prodotto alcun capo di stato.
Come ormai è risaputo, Petraeus è uno dei più noti e stimati generali americani, apprezzato da tutto lo schieramento politico per il suo operato prima in Iraq e poi in Afghanistan. Proprio Obama lo aveva chiamato a dirigere la CIA in sostituzione di Leon Panetta, diventato Ministro della Difesa. Una mossa un po’ strana, quasi uno scambio di ruoli, ma proprio per questo innovativa, se si considera che Petraeus poteva portare tra le “barbe finte” l’esperienze e le necessità di chi opera contro il nemico a volto scoperto.
Che un personaggio simile, e in una posizione di tal rilevanza, possa saltare per una relazione extraconiugale nel Paese che perdonò la “scappatella” di Bill Clinton addirittura nella Casa Bianca, lascia decisamente perplessi. E addolorati per la moglie del generale, che si è trovata esposta sulla pubblica piazza, credo suo malgrado.
A meno che la relazione sia una foglia di fico per qualcosa d’altro. Appena uscita la notizia delle dimissioni, si erano levate critiche a Obama per averle accettate subito e senza riserve, ma poi la Casa Bianca ha dichiarato che il Presidente aveva aspettato un giorno prima di accettarle, venerdì scorso. Si esclude quindi una sospetta “fretta” da parte di Obama.
Né sembrerebbe un problema di pruderie fuori tempo. Alla base delle dimissioni vi è un’indagine dell’FBI sulla posta elettronica privata di Petraeus, a cui pare avesse accesso anche la sua biografa, che rimane la maggiore indiziata come “l’altra donna”. Quindi, si tratterebbe di una seria questione di sicurezza nazionale, in cui le donne sono spesso state protagoniste, fin dai tempi della ormai mitica Mata Hari.

Tuttavia, qualcosa continua a non quadrare. L’FBI aveva individuato la eventuale falla nella posta del generale, perciò il Presidente e la CIA avevano la possibilità di gestire in modo meno traumatico la questione. La versione ufficiale è che solo mercoledì è pervenuta alla Casa Bianca la decisione di Petraeus di dimettersi, cosa di cui Obama è stato informato giovedì mattina.
Scusate, ma a me sembra strano che l’agenzia di controspionaggio (FBI) indaghi sulla agenzia di spionaggio (CIA), ipotizzando un pericolo oggettivo per la sicurezza nazionale, e il presidente venga a saperlo solo a cose finite, praticamente in contemporanea con l’opinione pubblica.
Non solo, ma il tutto avviene qualche giorno prima che il direttore della CIA vada a deporre al Congresso sui fatti di Benghasi, dove morì l’ambasciatore insieme ad altri tre americani.
In effetti, questo sembrerebbe lo snodo principale, perché si dice che il consolato di Bengasi servisse anche come base CIA e l’Agenzia non abbia saputo proteggere l’ambasciatore durante la sua visita. Questo è stato anche un punto di attacco a Obama da parte di Romney durante la campagna elettorale, questione formalmente chiusa da Hillary Clinton che si è assunta tutta la responsabilità come Segretario di Stato, fornendo cosi una difesa a Obama.
Una resa di conti, quindi? C’è chi dice che Petraeus era un possibile candidato alle prossime presidenziali, ma così è stato azzoppato, forse definitivamente. Insomma, siamo in piena trama da libro di spionaggio e, non essendo io John Le Carré, chiudo, in attesa dei prossimi sviluppi.



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