REPORT/ Formigoni, Cl e quel montaggio “d’assalto”

- Augusto Lodolini

Secondo AUGUSTO LODOLINI, la puntata dedicata a Formigoni più che il risultato del buon giornalismo investigativo rappresenta un esempio di montaggio televisivo virtuoso

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Immagine di archivio

Caro direttore, il “pezzo” riservato a Formigoni in Report di ieri sera è un ottimo esempio di quello che si definisce giornalismo di inchiesta televisivo, dove televisivo è un’aggiunta d’obbligo. Infatti, è ben diverso dal giornalismo di inchiesta cartaceo, che non ha a disposizione la immensa flessibilità dello strumento televisivo. A cominciare dal montaggio, gigantesco orco proteiforme rispetto al nano rappresentato dalla  impaginazione dello strumento cartaceo. Se pensiamo al cinema, il montaggio può spesso decretare il successo o meno di un film, anche al di là della qualità delle riprese o della bontà della trama.

Ieri sera il montaggio si è rivelato importantissimo nel guidare lo spettatore lungo il percorso disegnato dalle interviste. I protagonisti della storia sono stati gli intervistati e ciò che hanno detto, ma il montaggio, insieme al giusto taglio delle riprese, ha reso il tutto scorrevole e coerente. Con la tesi che si voleva avvalorare, a voler essere maligni. Anche a non volerlo essere, qualche dubbio viene dagli “anticipi” prima degli stacchi pubblicitari, vere e proprie sintesi dell’intervista successiva, sintesi per loro natura limitative dei contenuti effettivi delle interviste, ma tutte coerenti con lo sviluppo della tesi.

Il grosso dell’inchiesta era, quindi, costituito dalle interviste, che hanno spesso reso tutto sommato facile il lavoro del pur bravo intervistatore, Alberto Nerazzini. Intendo dire che tutto procedeva sostanzialmente senza intoppi, fino a far definire da uno degli intervistati Nerazzini “una persona squisita”, mi è parso con un certo imbarazzo dello stesso giornalista, probabilmente abituato a essere trattato diversamente da chi mette sotto inchiesta.

Eccoci a un altro punto che la TV permette in modo molto più ampio della stampa: la galleria di personaggi. Ieri sera c’erano un po’ tutti, dal rude boss che non dà spazio alle domande, al cerimonioso indagato, ma pieno di buoni sentimenti, all’ex ancor arrabbiato che descrive gli aspetti negativi dell’esperienza, all’ex invece contento, sulla stampa sarebbe stato solo così, l’apparizione televisiva verrebbe meglio descritta con un “tra il giulivo e lo strafottente”, al politico che parla schietto (!) e infatti infarcisce il suo discorsetto con una miriade di parolacce, libertariamente lasciate senza alcun oscurantista bip.

Non c’è ragione di pensare che gli intervistati abbiano detto anche altre e diverse cose interessanti, ma che per ragioni di montaggio o tempo non si sono potute mandare in onda. O che vi siano state altre interviste che sono state scartate; anzi, la conduttrice, Milena Gabanelli, si è rammaricata che l’Arcivescovo di Milano non avesse voluto farsi intervistare. Azzardo: forse perché l’intervista non avrebbe avuto nulla a che fare con la sua funzione di arcivescovo?

Con questa carrellata di interviste, comunque, i commenti possono rimanere sobri e lo sono sostanzialmente rimasti; tuttavia, qualche osservazione si può fare. Per esempio, quando la Gabanelli dice che a Bergamo, e si deduce in tutta la Lombardia governata da Formigoni, “o sei dentro, o sei fuori”. Qui Monsieur de La Palisse non c’entra: la Gabanelli intendeva dire: se non sei con Formigoni e i suoi non puoi fare niente. Qui, invece, La Palisse rientra, perché la Nostra dà la sua affermazione per scontata, una tautologia che si autodimostra. O meglio, che dimostra la tesi del servizio.

La Gabanelli aggiunge che così si ostacola la libera concorrenza. Si può essere ben lieti che proprio Rai 3 difenda la libera concorrenza, ma sarebbe bene che l’applicasse anche ad altre regioni, come l’Emilia Romagna delle coop e leghe, rosse intendo. Senza tralasciare che anche la Rai non pare un preclaro esempio di libera concorrenza. O dobbiamo forse ringraziare il Berlusca che ha reso il monopolio Rai un duopolio, e ora un oligopolio, grazie a La 7?

Ma qui si va già sui contenuti, mentre il mio discorso era di tecnica televisiva, molto ben utilizzata dall’equipe di Report. Quindi solo un’ultima annotazione. In tutto il servizio i protagonisti sono stati essenzialmente due: Formigoni e la sua appartenenza a Comunione e Liberazione, molto di più questa che non la sua appartenenza al Pdl. Una scelta giornalistica che può essere discussa, ma legittima. Perché allora alla fine, cioè sui titoli di coda del servizio, la precisazione che in discussione non era CL, ma solo i personaggi citati? Excusatio non petita….

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