LA PIU’ BELLA DEL MONDO/ La Costituzione e le operazioni di marketing di Benigni

- Augusto Lodolini

Secondo AUGUSTO LODOLINI Benigni, con la scusa della Costituzione e con un sostanzioso cachet, è riuscito a compiere due efficaci operazioni di marketing, una per la Rai e una per il PD

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Immagine d'archivio

E’ vero che la Costituzione potrebbe essere considerata un pezzo di modernariato, ma farne oggetto di una televendita mi sembra eccessivo. E’ però quello che in sostanza ha fatto Benigni l’altra sera, e lo ha fatto bene, da attore comico di razza qual è. La Costituzione è ancora il testo alla base del nostro convivere civile e ogni iniziativa per divulgarla è opportuna, anche una televendita da parte di un comico di successo, tanto più schierato dalla parte giusta.

La nostra costituzione è “la più bella del mondo” è una dichiarazione su cui si può discutere, ma che andava sostanziata con confronti approfonditi con le altre Costituzioni, per evitare che rimanga una petizione di principio o una pura affermazione su uno stile letterario. Confronto che non si può pretendere da un comico, sia pure di razza, e mi rendo conto, d’altro canto, che se l’argomento fosse stato affrontato in modo serio in una discussione tra costituzionalisti, l’audience e gli introiti pubblicitari non sarebbero stati gli stessi.

Questo è probabilmente il punto: una splendida operazione di marketing della Rai, centrata su Benigni e di cui la Costituzione è stata solo un aspetto, pur di grande appeal. Infatti, buona parte dello show è stata una satira contro Berlusconi. Sommessa domanda, ma la Rai non è una rete pubblica per cui si paga il canone, indipendentemente dalle proprie appartenenze politiche? Può allora consentirsi di attaccare un politico, e uno solo, all’inizio di una campagna elettorale?

Contemporaneamente, su Mediaset, impazzava (in tutte le sfumature del termine) Berlusconi, ma chi non lo voleva sentire cambiava canale e finiva lì. Tutti quelli che non sono andati su Rai 1 (il 56%) attraverso il canone ha contribuito pro quota a pagare il suo consistente cachet, in barba ai declamati criteri di uguaglianza previsti dalla Costituzione “più bella del mondo”. Su questo, attendiamo il pronunciamento dell’Europa.

A ben vedere, quindi, le operazioni di marketing erano due, perché c’era anche quella della sinistra. A questo proposito, lo show ha dimostrato che il cammino dei comunisti italiani non è solo una processione di sigle, PCI, PDS, DS, PD, ma è almeno in parte sostanziale, pur non ancora concluso, Renzi docet. Quando ero giovane, i comunisti consideravano la nostra Costituzione come un necessario compromesso con le “forze reazionarie”, avendo Yalta lasciato l’Italia al di qua della Cortina di Ferro. Per la verità, anche nell’altro schieramento si era dello stesso parere; in questo senso, la Costituzione è decisamente apprezzabile e ha tenuto insieme il Paese, nonostante tutto.

E perciò una gradita sorpresa vedere che ora invece la nostra Costituzione, da onorevole compromesso, è diventata la più bella del mondo. Non è la sola gradita sorpresa, visto il recupero della parola Patria, un tempo considerata una provocazione fascista.

Benigni ha anche richiamato, giustamente, la necessità di abbandonare l’antipolitica sterile, definendo, altrettanto giustamente, anche l’astensione dal voto un grave pericolo per la nostra democrazia. Tuttavia, come riporta Repubblica, avrebbe detto: “Non ti tirare fuori, se ti tiri fuori è terribile, dai il potere alla folla che sceglie sempre Barabba” e francamente, questo non l’ho capito. Chi sarebbe la folla, quella degli elettori? Ma non è quello che vuole, che gli elettori vadano in folla a votare?

Non vorrei che l’invito fosse rivolto solo agli elettori “illuminati”, quelli che sanno votare bene, ché altrimenti la folla di chi vota male, ha il sopravvento e vota Barabba. O Berlusconi? Dico questo perché ricordo come gli italiani, tanto osannati l’altra sera, sono stati trattati ogni volta che si sono permessi di votare in modo difforme dagli “illuminati”: incolti, egoisti, evasori, barbari. Quando il centrodestra vinceva le elezioni, i Nostri si vergognavano di essere italiani e qualche sedicente intellettuale, tipo Umberto Eco, minacciava di andarsene dall’Italia.

Mi ha colpito una recensione sul Fatto Quotidiano, a firma Domenico Naso, in cui lo show di Benigni è definito un noioso racconto “da favoletta morale, da libro Cuore della Repubblica.” Oppure, come detto, una televendita.



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