SPILLO/ Grillo e il complesso di persecuzione

- Augusto Lodolini

Secondo Grillo, sia il PD che il PDL vogliono riformare la legge elettorale per impedire di partecipare alle prossime elezioni e comunque di governare. Il commento di AUGUSTO LODOLINI

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Beppe Grillo (Infophoto)

Non vorrei dare l’impressione di essere diventato “Grillocentrico”, ma il Nostro ne tira fuori una al giorno, da sperimentato uomo di spettacolo qual è. L’ultima è che “ E’ in atto una corsa contro il tempo dei partiti per eliminare il MoVimento 5 Stelle dalle elezioni politiche 2013”. Grillo ce l’ha con la Commissione Affari Costituzionali che “lavora per questo senza sosta alla nuova legge elettorale.” In effetti, una commissione parlamentare che lavora “senza sosta” può indurre, oltre che sorpresa, sospetti, e non solo in Grillo, ma mi sembra eccessivo attribuire tanto zelo al solo obiettivo di eliminare M5S. La riforma, o la non riforma, interessa trasversalmente tutti i partiti, e Grillo non fa eccezione.

Infatti, ciò che lo preoccupa è “l’abolizione del premio di maggioranza per scongiurare anche la più piccola possibilità che il M5S, in caso di vittoria, disponga della maggioranza parlamentare.” Quiz per i lettori: sta buttando il cuore oltre l’ostacolo, si è montato la testa o si è ricordato di essere un comico?

Comunque, in Commissione è stato presentato un “emendamento di giornata” bipartisan, che imporrà ai partiti e ai movimenti che vogliono concorrere alle prossime elezioni politiche di dotarsi di un vero e proprio statuto. Non sembra un attentato alla democrazia, ma Grillo si risente, perché il suo movimento ha solo un “non statuto”, articolato in 7 punti. Capisco il valore simbolico e mediatico del “non statuto”, ma a meno che l’emendamento imponga un numero astruso di articoli, non è che Grillo stia raschiando il fondo del barile pur di rimanere alla ribalta?

Pare che le parlamentarie stiano incontrando più problemi tecnici di quanti probabilmente se ne fossero previsti e problemi di natura più politica vengono posti da dissidenti e “bannati” come Federica Salsi o Valentino Tavolazzi. In più, c’è Bersani che si mette a fare il “copione”. Il segretario del PD ha infatti annunciato come cosa ovvia, che il suo partito farà le primarie anche per scegliere i parlamentari. Tra parentesi, spero che Grillo abbia brevettato il suo “parlamentarie”, che almeno nel nome Bersani si inventi qualcosa. Ma ecco cosa dice il segretario: “ Non si può dubitare che ci saranno primarie per i parlamentari, naturalmente in una forma sensata che metta in equilibrio la partecipazione e l’equilibro dei gruppi parlamentari“.

Perbacco, e chi potrebbe mai dubitare, ma la frase riportata sembra uscita dal repertorio di Carcarlo Pravettoni, tanto per rimanere in ambito comico. Sarà interessante vedere gli sviluppi. Intanto, un altro politico con forte senso del palcoscenico, il Pdl Gaetano Quagliariello, ha portato lo scompiglio nella succitata Commissione e nel PD con una proposta dell’ultima ora: vista la difficoltà probabile di raggiungere quel 40% in discussione per ottenere il premio di maggioranza, ha proposto un premio di consolazione per chi prende dal 25 al 39,9%, ma, in nome dell’uguaglianza, di 50 seggi uguale per tutti.

Pare che a questo punto a Calderoli, padre del Porcellum e di una iniziale proposta di sua modifica, siano cadute le braccia e abbia dichiarato di abbandonare la partita (penso la discussione, mica il Parlamento). Credo che anche a molti elettori siano cadute le braccia, e magari anche qualcos’altro, perché i nostri politici sembrano essere solo preoccupati di escogitare formule che assicurino al loro partito di andare al governo, possibilmente senza una forte opposizione, ovviamente solo in nome della stabilità.

La stabilità. Sembra essere diventata la nuova parola magica, ma se continuano così, la gente comune finirà per convincersi che l’unica stabilità cui tengono è la loro. Dando ragione a Grillo. Se fossi però al suo posto, starei attento a non commettere l’errore che troppo a lungo hanno commesso i vecchi partiti, convinti che agli italiani bastava dare “mugugno libero”, come diceva Gilberto Govi, e poi si incolonnavano tranquilli a votare. Attento, Grillo, forse quei tempi sono passati e gli italiani si sono stufati anche delle comiche (e dei comici) finali.

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