WSJ/ L’estate, i giornali e le smentite di Palazzo Chigi (come con Berlusconi)

- Augusto Lodolini

Mario Monti trova ancora risonanza sui quotidiani esteri. Ma sono diverse le gaffes che rimbalzano sui media, molte delle quali imbarazzano non solo il Parlamento. Ne parla AUGUSTO LODOLINI

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A giudicare dal rilievo avuto negli ultimi giorni sulla stampa internazionale, occorre ammettere che  Mario Monti, pur nella sua decantata sobrietà, sa anche salire sul palcoscenico. La sua intervista allo Spiegel ha fatto molto rumore, non solo in Italia ma anche in Germania, e la levata di scudi contro le sue osservazioni sul rapporto tra governi e parlamenti ha richiesto una precisazione di Palazzo Chigi sul reale pensiero del Primo Ministro. Per un momento si è ritornati ai tempi di Berlusconi e delle sue smentite.

Ieri è stata la volta del prestigioso Wall Street Journal, che a Monti ha dedicato un lungo articolo, a firma Alessandra Galloni e Marcus Walker, basato su un’intervista rilasciata al quotidiano lo scorso mese. E subito è partita una forte polemica su due fronti. 

Il primo, quello sindacale, si è inalberato per quanto detto da Monti sulla concertazione: “Ho sempre pensato che questa pratica sia stata seguita in modo troppo esteso nel passato. La concertazione è come il dentifricio, se non si mette il tappo al tubetto, esce tutto fuori.” Chissà cosa sarebbe successo, se lo avesse detto Berlusconi.

Proprio a proposito di Berlusconi si è scatenata la bagarre nel PDL, con addirittura rappresaglie in Parlamento sulle votazioni della revisione della spesa. Ecco la frase incriminata e ormai famosa: “Penso che se il precedente governo fosse ancora in carica, lo spread dell’Italia sarebbe ora a 1200 o giù di lì.” Ancora una volta palazzo Chigi ha dovuto emanare una precisazione e Monti in persona ha poi chiamato Berlusconi per chiarire il suo pensiero: nessuna intenzione di offendere il suo predecessore, solo una proiezione statistica.

Questa precisazione ha suscitato un po’ di sbeffeggiamenti nel PDL, ma forse non è una semplice toppa. Questa frase è infatti preceduta dalla constatazione che il nostro debito è oggettivamente molto alto e che è ormai drammaticamente evidente che la gestione dell’euro è debole. Non a caso, dice Monti, la Francia non ha fatto riforme, ma ha uno spread decisamente più basso. In altri termini, è in buona parte questione di immagine e credibilità. Ma non è per questo che Napolitano gli ha conferito l’incarico?

Monti è quindi coerente quando dichiara: “La mia aspirazione non è di essere amato, ma che il mio governo sia rispettato e credibile. Il mio lavoro è stato di trasformare la mia popolarità, che all’inizio era del 72% e ora è del 40%, in impopolarità attuando le necessarie misure.” E in questo modo pone un’oggettiva radicale differenziazione verso la visione di Berlusconi.

La nostra stampa si è concentrata su altre differenze che il WSJ pone in rilievo, per esempio quando afferma che Monti risponde alle critiche con battute leggere ma taglienti, mentre il Cavaliere spesso si lasciava andare a battute licenziose e sboccate. Insomma, umorismo british contro grossolanità popolana, il che è in effetti non lontano dal vero. 

E’ perciò interessante vedere come il giornale americano descrive il nostro premier: la sua natura disciplinata è più tedesca che italiana, e il suo senso dell’umorismo è decisamente britannico. Pur essendo un devoto cattolico, educato dai Gesuiti e apprezzato in Vaticano, continua WSJ, non ha esitato a reintrodurre la tassazione delle proprietà della Chiesa.

E’ altrettanto interessante leggere cosa Monti pensa dell’Italia e degli italiani, per esempio, che l’Italia non può lasciare l’euro, che per lui non è solo una moneta, ma è politica e cultura civica, perché altrimenti non farebbe mai le riforme di cui abbisogna. Anche perché l’euro serve a far sì che tutti i Paesi europei raggiungano il livello della Germania. Monti precisa però che, anche se spera che il suo governo cambi la mentalità degli italiani, non è sua intenzione sostituire la nostra mentalità con quella tedesca.  (Personalmente gli sono grato.) Si accontenterebbe di cambiarne alcuni aspetti, come la solidarietà spinta al livello della collusione, alla base dell’evasione fiscale che, afferma, il suo governo sta combattendo come nessun altro ha mai fatto.

Interessante anche la descrizione del suo rapporto con i partiti che lo sostengono, con cui dichiara di parlare, sia pure non troppo spesso, perché non è sicuro di potersi fidare del fatto che, come molti sostengono, i suddetti partiti sono così mal ridotti da non potersi permettere di farlo cadere. Respinge quindi l’accusa (non dice di chi)  che il parlare con i partiti sia “contaminazione” e afferma che non farlo sarebbe anteporre il suo orgoglio personale all’interesse nazionale. A parte la fatica di dover parlare con i partiti, nessun accenno al voler parlare con gli italiani. Almeno il balcone di Piazza Venezia non è nello stile dell’uomo.

C’è da dire che il politico italiano più tedesco non le manda a dire ai tedeschi, come si è visto con l’intervista a Der Spiegel, e anche questa volta avverte la Merkel che, se non gli dà retta, rischia di trovarsi di fronte “un Parlamento italiano che ripudia l’Europa, la stabilità monetaria e l’euro e non amico della Germania.” Come avrà reagito Angela?

Monti chiude l’intervista con la certezza di aver salvato la situazione, perché ”stiamo parlando con Merkel, Obama e Hollande su come andare avanti, invece di essere qui a Roma a ospitare la troika.

Prosit, Herr Monti!

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