BERLUSCONI E MUSSOLINI/ Perché strumentalizzare anche l’Olocausto?

- Augusto Lodolini

AUGUSTO LODOLINI commenta le dichiarazioni di Berlusconi al Museo dell’Olocausto su Mussolini e le leggi razziali da lui emanate e le reazioni indignate degli esponenti degli altri partiti

berlusconi_sonnoR400
Silvio Berlusconi (Infophoto)

Bisogna dire che ogni tanto Berlusconi se le va proprio a cercare, come con le ultime improvvide dichiarazioni su Mussolini all’inaugurazione del Museo dell’Olocausto in occasione del Giorno della Memoria. Tanto improvvide da giustificare il dubbio di qualche esponente della sinistra che si sia trattato di un esplicito ammiccamento alla destra estrema.

Se così fosse, non si tratterebbe di un’uscita incauta, ma di una condannabile dichiarazione strumentale a fini elettorali. Altrettanto strumentale appare, però, la selva di indignate reazioni, in particolare a sinistra, di quella che è apparsa una rivalutazione di Mussolini e del suo regime.

Berlusconi è stato per sua fortuna molto chiaro nel condannare l’antisemitismo nazista e fascista e l’olocausto che ne fu conseguenza. Si può certamente non concordare con il ruolo subordinato al nazismo che, a proposito delle leggi razziali, Berlusconi attribuisce al fascismo, ma non è solo in quest’analisi, né si può negare che sotto questo profilo, e francamente non solo questo, il fascismo fu senza dubbio una dittatura, esecranda come tutte le dittature, ma obiettivamente meno feroce del nazismo.

Si tratta di questioni che possono essere discusse, anzi che sarebbe decisamente ora, dopo quasi 70 anni dalla caduta del fascismo, che venissero discusse fuori dalle strettoie ideologiche. Ed elettorali. Sì, perché frasi come “parole inaudite, indegne, piccolo duce, chieda scusa agli italiani” sono solo elettorali.

In più, diventano particolarmente fastidiose se vengono dagli eredi di quel partito, il Pci, che sostenne per decenni incondizionatamente la dittatura, meglio, le dittature comuniste, volendone importare il modello anche nel nostro Paese. Almeno fino a metà degli anni 70, quando nacque il cosiddetto “eurocomunismo” con le sue vie “nazionali” al socialismo, e di cui il segretario del Pci Enrico Berlinguer fu un alfiere.

Tuttavia, proprio in quegli anni, il Pci faticò molto a prendere le distanze, dopo le prime manifestazioni di amicizia, dal sanguinoso regime di Pol Pot che, dal 1975 al 1978, attuò un terribile genocidio in Cambogia. Molti degli esponenti del Pd attuale parlavano allora del “compagno Pol Pot”; mi auguro abbiano cambiato idea,almeno ora, magari in modo sommesso come Napolitano sull’Ungheria.

Vorrei riprendere la dichiarazione di Berlusconi. Personalmente, riaffermo con tutta forza che le leggi razziali emanate da Mussolini sono una vergogna per l’Italia, di cui è giusto continuare a fare ammenda, e il Giorno della Memoria ne è uno strumento, pur non esauriente, così come sono ben conscio che il cancro dell’antisemitismo (insieme a molti altri cancri simili) è purtroppo ancora vivo, come ha segnalato Mario Monti. Detto questo, se dichiaro di ritenere la bonifica mussoliniana della Palude Pontina un’opera meritoria, chi mi accusa di apologia del fascismo, o è in malafede o è un imbecille, o probabilmente entrambi.

Mi riesce, quindi, più difficile capire la reazione del presidente delle Comunità Ebraiche Italiane, vista la netta condanna di Berlusconi dell’antisemitismo e il suo invito a continuare a tenere vivo il ricordo di quell’immane tragedia. Se poi anche Berlusconi ritiene cosa buona la bonifica pontina, non credo che ciò sia occasione per tanto scandalo.

Sono anche convinto che l’Olocausto, come gli altri genocidi, sia una tragedia per l’umanità in quanto tale e non debba diventare proprietà di questo o quel partito. Il leggere che all’entrata del Museo dell’Olocausto vi sono stati fischi per Berlusconi e in parte per Monti, e applausi per Pisapia e Camusso, almeno così ho visto riportato, mi lascia alquanto perplesso.

Vorrei sommessamente ricordare che l’atteggiamento della sinistra comunista nei confronti dell’antisemitismo non è così adamantino come si vuol fare credere. In Unione Sovietica gli ebrei non ebbero vita facile, mi par di capire, e se ne andarono in massa appena poterono, emigrando in Israele, di cui rappresentano ora una consistente parte della popolazione. 

Né credo sia da dimenticare l’atteggiamento anti israeliano così diffuso nella sinistra italiana ed europea. Mi si dirà che questa opposizione non ha nulla a che fare con l’antisemitismo, perché è contro il sionismo e il “colonialismo “ israeliano. Può darsi, ma si risolve di fatto in “un ammiccamento” ai tanti nemici di Israele che ne vorrebbero l’annientamento.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori