DOPO IL VOTO/ Le ricette economiche di Grillo rischiano di spaccare M5S

- Augusto Lodolini

Nella sua intervista al tedesco Focus Online, Beppe Grillo ha fatto proposte drastiche per risolvere i problemi del nostro debito pubblico. Il commento di AUGUSTO LODOLINI

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Beppe Grillo (Infophoto)

Gli italiani sono noti per non essere, in generale, grandi conoscitori di lingue straniere (qualche maligno potrebbe aggiungere che, a volte, non lo sono neppure della propria), ma esistono anche da noi i traduttori. Deve essere quello che ha pensato Petra Reski quando ha detto che il riassunto della sua intervista a Grillo, pubblicato su Focus Online viene non tradotto, ma distorto”.

Da quanto pubblicato su Focus, risulta che Grillo ha ribadito che non vuole allearsi né con Bersani, né con Berlusconi, ma che sarebbe disposto a sostenere un governo che si impegnasse a fare alcune cose. Ecco l’elenco: immediato cambiamento della legge elettorale, cancellazione dei rimborsi delle spese elettorali, limite massimo di due legislature per tutti i parlamentari.

Dal riassunto dell’intervista, unica fonte finora disponibile, emerge una posizione catastrofica di Grillo: “Do ai vecchi partiti ancora sei mesi e poi si chiude”. E poi: “Non sarà più possibile pagare le pensioni e neppure i dipendenti pubblici”. Né Grillo si aspetta niente da Pd e Pdl, che “stanno bluffando per guadagnare tempo”.

Il leader di M5S identifica il nostro problema principale nel debito pubblico, che a suo parere dovrebbe essere rinegoziato. Non vi è alternativa possibile, perché quando il costo del servizio del debito raggiungerà i 100 miliardi di euro all’anno “saremo morti”, e se le condizioni non cambieranno, dovremo lasciare l’euro e tornare alla lira.

Ieri, sul suo blog, oltre a un articolo di spalla intitolato “Le balle quotidiane” che riportava le dichiarazioni della giornalista tedesca, campeggiava, sotto il titolo “La spirale del debito pubblico”, un articolo in cui si denunciava un problema reale, il peso sempre più grave degli interessi sul debito pubblico, accompagnato da un’analisi dei vari fattori che lascia un po’ perplessi.

Ecco comunque la proposta per uscirne, cui si riferiva Grillo nell’intervista: “La spirale di debito crescente e gli interessi speculativi stanno disintegrando l’Italia insieme ad altri Stati europei. Ci sono alternative. Le stanno applicando alcuni Paesi del Sud America e l’Islanda. Il peso della crisi va distribuito tra creditori (in massima parte banche e istituti finanziari) e cittadini, va avviata una durissima lotta alla speculazione, valutato il congelamento degli interessi per alcuni anni, e analizzate le voci del debito per valutarne la legittimità di ognuna. Stiamo correndo contro un muro e ci dicono che non c’è alternativa. Il rischio è che si arrivi comunque al default con la svalutazione del debito e la Nazione impoverita e in ginocchio”.

In soldoni, la proposta del M5S è in pratica il default, in italiano bancarotta, insomma come la Grecia, tolti tutti i “mascheramenti” tecnici. Bizzarro il riferimento ai Paesi sudamericani, si intende l’Argentina?, e all’Islanda. L’Islanda, dopo un referendum tra i suoi cittadini, decise di non onorare alla scadenza i suoi debiti, ma proporre il suo esempio all’Italia è decisamente fuori luogo. Basterebbe il fatto che quest’isola ha circa 300mila abitanti ed è fuori da ogni comunità economica, oltre che avere molte risorse naturali. C’è qualcosa che accomuna la situazione islandese a quella italiana? Non credo.

Sarebbe meglio che il leader di M5S dicesse come intende ridurre la spesa pubblica e il debito che ne consegue, perché la cancellazione delle spese elettorali o la riduzione dei costi della politica, per quanto necessari, non credo siano sufficienti.

Questo primo affronto di problemi concreti porta in luce una questione finora non affrontata a fondo: da dove vengono i voti per M5S? Gli analisti dicono sia da destra che da sinistra, ma non è questo il punto, perché la vera domanda è quali siano i bacini elettorali del Movimento. Il maggior freno ad interventi strutturali sulla spesa pubblica, così come sulle liberalizzazioni, è sempre stato costituito dagli interessi dei vari gruppi elettorali, qualunque fosse il governo. Si pensi solo all’inanità degli sforzi per incidere sulla Pubblica Amministrazione.

Forse è ora che la leadership di M5S cominci a capire da chi è stata votata, lasciando da parte le demagogie della democrazia diretta via internet. Che peso hanno i dipendenti pubblici, e quelli privati, i professionisti, le partite IVA, gli imprenditori? Nel momento in cui si proclamano “forza nuova” che rappresenta un quarto degli italiani, queste domande sarà bene che se le pongano, altrimenti ai primi provvedimenti concreti da votare, il grido di battaglia sarà “ognuno per sé (e famiglia)”.

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