FINANZA/ Abertis-Wind, la mossa che riapre il risiko delle torri

- Augusto Lodolini

Dopo il preventivo rifiuto del governo dell’Opas di Mediaset sulle torri di Rai Way, Wind vende metà delle sue torri agli spagnoli di Abertis, quelli delle autostrade. AUGUSTO LODOLINI

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Abertis (Infophoto)

I ripetitori di segnali, venuti alla ribalta con l’Opas di Ei Towers su Ray Way, continuano a tener banco con la notizia della vendita alla spagnola Abertis, per 693 milioni di euro, di 7377 torri di Wind Italia, che manterrà comunque il 10% della società. Si tratta di circa la metà delle torri che Wind possiede in Italia e la ragione della vendita, fatta pare a prezzi abbastanza sostenuti, è data da necessità finanziarie. Abertis ha in questo modo battuto la concorrenza di American Towers, del fondo F2i (Cassa Depositi e Prestiti) e di Mediaset con la sua Ei Towers, che pare abbiano ritenuto il prezzo troppo elevato.

Le citate esigenze finanziarie alla base della vendita sembrerebbero essere soprattutto della società proprietaria di Wind, VimpelCom, con sede ad Amsterdam e a sua volta controllata da una società lussemburghese, che fa capo a una società russa privata e con una quota di minoranza di blocco di una società norvegese, Telenor, il cui azionista di maggioranza è il governo norvegese. VimpelCom, per la quale l’Italia è un mercato molto importante, ha aumentato di parecchio il proprio indebitamento e sta realizzando una serie di dismissioni per ridurlo e, oltre l’operazione in l’Italia, ne ha condotte altre recentemente in Algeria e Canada.

VimpelCom, attraverso la consociata Kyivstar, ha più del 40% della telefonia mobile in Ucraina e si trova molto esposta per l’attuale situazione di quel Paese e per le conseguenze delle sanzioni contro la Russia. Abertis è un importante gruppo spagnolo operante nelle infrastrutture e servizi telefonici, leader in Spagna per le torri di trasmissioni che, secondo le dichiarazioni della società, con l’acquisto delle torri Wind diventerebbe il maggior operatore indipendente europeo.

Il settore principale di attività di Abertis sono però le autostrade, più di tre quarti del suo fatturato, e nel 2006 aveva fatto il suo primo tentativo di entrare in Italia in questo settore con il progetto di fusione con Autostrade per l’Italia dei Benetton, ora diventata Atlantia. L’operazione fu bloccata dal governo Prodi, soprattutto dall’opposizione di Antonio Di Pietro, ministro delle Infrastrutture, che la riteneva praticamente una cessione agli spagnoli, con in più un conflitto di interessi, dato che Abertis è anche costruttore di autostrade.

Alcuni commentatori hanno visto nell’operazione sulle torri Wind una sorta di “rivincita” degli spagnoli, ma gli interessi italiani di Abertis rimangono ancora rivolti alle nostre autostrade, attualmente alla Brescia-Padova. Il socio di maggioranza relativa nella A4 Holding, la società di gestione dell’autostrada, è Banca Intesa che sembra intenzionata a vendere la sua quota ad Abertis, con cui ha già stretti rapporti.

Il maggior oppositore dell’operazione è questa volta il sindaco di Verona Flavio Tosi, che della società è presidente, appoggiato dai governatori del Veneto, Luca Zaia, e del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani. Il controprogetto è di costruire un polo autostradale del Nord Est con la fusione di A4 Holding con altre due società operanti nella regione, Autovie Venete e CAV, ma vi sono diverse difficoltà da superare, sia a livello politico che finanziario.

Sarà interessante vedere come si chiuderà la partita, che rimane incrociata con quella delle torri di trasmissioni. Infatti, prima o poi si porrà anche il problema delle torri della Telecom e di una loro messa sul mercato e qui ci si può sbizzarrire nelle varie combinazioni possibili. Una maggiore presenza italiana di Abertis potrebbe vedere questa società ancora partecipante a questa nuova fase, che si collega anche a quell’altro puzzle in cui vive più in generale il settore telecomunicazione-media.

Le reazioni all’offerta pubblica di Mediaset sono state essenzialmente politiche, ma prima o poi la questione dovrà pur essere affrontata sotto il profilo industriale e degli interessi del Paese. Per quanto non centrale, il problema della proprietà delle torri di trasmissioni si connette con quello molto più grave della soluzione delle anomalie del sistema televisivo in Italia, che non è solo dato dal conflitto di interessi dell’onnipresente Berlusconi, un conflitto sempre meno reale con la perdita di peso politico del Cavaliere.

Tra non molto, soprattutto le sinistre e principalmente il governo dovranno affrontare il problema Rai per quello che è: un problema politico da cui discendono i problemi di gestione aziendale. Berlusconi e la sua Fininvest sono solo una foglia di fico o, per un altro verso, una pianta cresciuta all’ombra di questa foglia. Rimane il fatto che Berlusconi c’è riuscito, tutti gli altri no, compresi gli Agnelli e l’anti-Berlusconi per eccellenza, Carlo De Benedetti, nonostante gli appoggi politici.

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