GEO-FINANZA/ La “battaglia” Usa-Germania per la Borsa di Londra

- Augusto Lodolini

Mentre è in discussione la fusione tra le Borse di Francoforte e di Londra, di cui fa parte Piazza Affari, arriva una possibile offerta su Londra del NYSE di New York. Di AUGUSTO LODOLINI 

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Una delle conseguenze delle crisi economiche è che aumenta la tendenza delle imprese a raggiungere una maggiore solidità attraverso più grandi dimensioni ed economie di scala derivanti da fusioni con altre imprese. È quanto sta accadendo in questo periodo in molti settori, ad esempio nel settore petrolifero con il “corposo” caso di British Gas e Shell, o nel settore telefonico con il tentativo tra Wind e 3 Italia. Alla ribalta vi è ora la possibile fusione tra la Borsa inglese, il London Stock Exchange (Lse), di cui fa parte la Borsa italiana, e quella tedesca, la Deutsche Boerse. La situazione è resa particolarmente complicata da una possibile controfferta della statunitense Intercontinental Exchange Inc. (Ice), sede ad Atlanta e proprietaria del New York Stock Exchange (Nyse) e dalle voci su un interessamento di un altro gruppo americano, Cme che gestisce il Chicago Mercantile Exchange. 

Le prime notizie sui colloqui in corso tra Lse e Francoforte risalgono a una decina di giorni fa, mentre l’interesse degli americani per una possibile offerta su Lse è dell’inizio di questa settimana. La Borsa risultante dalla fusione tra Londra e Francoforte raggiungerebbe dimensioni paragonabili a quelle americane, con una capitalizzazione attorno ai 25 miliardi di euro. Evidente quindi l’interesse europeo per la fusione e comprensibile la reazione dell’Ice, che si troverebbe a fronteggiare un temibile concorrente.

Accanto agli aspetti economico-finanziari sono stati subito evidenziati anche quelli geopolitici connessi con il referendum di giugno sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione europea. Il cosiddetto Brexit non ha mai entusiasmato la City, né in generale la finanza e l’imprenditoria britannica, timorose dei possibili danni derivanti dall’uscita dal mercato comune. La fusione con Francoforte può essere letta come una sorta di intervento nella campagna referendaria e, al contempo, come un tentativo, nel caso di uscita dall’Ue , di mantenere una presenza sul mercato europeo con uno strumento importante come la Borsa.

Dalle parti in causa, l’operazione viene definita una “fusione tra pari”, ma la nuova società sarebbe di diritto inglese, con sede principale a Londra, pur avendo la Borsa tedesca la maggioranza delle azioni, il 54,4%, cosa che sta ponendo in Germania qualche problema a livello politico. Anche la composizione dei vertici della nuova Borsa è oggetto di discussione e alla guida dovrebbe rimanere l’attuale capo della Deutsche Boerse, Carsten Kengeter, mentre lascerebbe quello della Lse, il francese Xavier Rolet.

L’attuale tentativo di fusione tra le due Borse è il terzo dopo quelli falliti nel 2000 e nel 2005, ma anche la ventilata controfferta da parte di Ice ha nel passato dei paralleli. Nel 2011 vi era già stato un tentativo di Francoforte di fondersi con il Nyse, bloccato proprio dalla minaccia di una controfferta da parte di Ice, che portò a un responso negativo delle autorità di controllo. L’anno dopo, tuttavia, Ice riuscì ad acquistare il Nyse, o meglio, il Nyse Euronext, il gruppo sorto nel 2007 con la fusione tra Nyse ed Euronext, la società che gestisce gli scambi nelle Borse olandese, francese, belga e portoghese.

Da diversi analisti viene posto l’accento su un aspetto particolare della fusione, le operazioni su derivati e le relative clearing house, le stanze di compensazione, settori ritenuti più profittevoli della normale operatività di Borsa, soprattutto in questo periodo. La fusione tra Borsa tedesca e Lse porterebbe a una posizione decisamente forte in questa area, diventando un temibile concorrente per Ice, anch’essa molto attiva nei derivati.

Una fusione tra Nyse e Lse sarebbe difficilmente digeribile per l’antitrust, mentre secondo alcuni sarebbe più facile l’aggregazione da parte di Cme. Sotto questo profilo, anche la fusione tra Boerse e Lse non ha la via spianata e dovrà passare sotto le forche caudine di controlli plurimi, sia delle autorità di controllo britanniche e tedesche, sia dei rispettivi governi e, ovviamente, di Bruxelles.

Infine, i tempi sono piuttosto ristretti, perché per la legge britannica Lse e Boerse hanno tempo fino al 22 marzo per decidere se formalizzare l’operazione o soprassedere, dopo di che l’operazione verrà comunque annullata, salvo l’ottenimento di una proroga. Del tutto comprensibile, quindi, l’eccitazione dei mercati e il sobbalzo dei titoli interessati.

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