FINANZA/ Borse in rialzo: c’è da fidarsi?

- Paolo Annoni

Per il secondo giorno consecutivo, ieri le Borse hanno chiuso con rialzi molto importanti. PAOLO ANNONI prova a spiegarci il perché di questo andamento che appare sospetto

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Piazza Affari (Foto Imagoeconomica)

Una chiusura a +5% (per l’esattezza Italia a +4,9%, Germania +5,3% e Francia +5,7%) dopo quello che si è visto sui mercati nelle ultime settimane e addirittura appena dopo un’altra giornata positiva (lunedì la borsa italiana aveva chiuso a +3,3%) sembra inspiegabile e forse incredibile; come sempre, invece, anche i comportamenti apparentemente più irrazionali hanno una spiegazione.

La novità di questi giorni, diciamo da venerdì sera, è che il mercato si è convinto che i leader europei si siano finalmente decisi ad affrontare il problema greco e a eliminare le tensioni paurose che da settimane aleggiano sui debiti statali di alcuni membri dell’area euro, Italia in primis, minacciandone la stessa esistenza.

Si può parlare di convinzione dei mercati circa l’atteggiamento dei leader europei perchè in realtà fatti nuovi non sono ancora emersi o accaduti. Le ipotesi emerse riguardano l’ampliamento del cosiddetto Fondo europeo salva-stati (European financial stability facility – Efsf) e delle sue possibilità di azione (tra cui la possibilità per il fondo di partecipare alle ricapitalizzazioni delle banche, di acquistare obbligazioni sul mercato secondario e di offrire linee di credti agli Stati), piani per ricapitalizzare le banche europee oltre alle ipotesi circolate di taglio dei tassi della Bce; oltre a questo ci sono le dichiarazioni del primo ministro greco Papandreou che ha ribadito l’intenzione della Grecia di rispettare gli impegni presi e quelle della Merkel sull’importanza dell’euro che fanno sperare nel sostegno tedesco alla moneta unica.

Come si vede, al momento non c’è assolutamente nulla di concreto se non un cambio di atteggiamento e forse la presa di coscienza che sia impossibile posticipare ulteriormente un piano di azione. Anche il voto del parlamento tedesco sulla modifica del Fondo europeo salva-stati, piuttosto decisivo vista l’importanza della Germania, arriverà solo domani. Se dobbiamo credere al mercato e al suo inusuale ottimismo dovremmo attenderci un esito positivo, nonostante alcuni membri della maggioranza della coalizione che sostiene la Merkel pare possano alla fine astenersi o votare contro.

Ci sono almeno altri due elementi che non è possibile ignorare per comprendere il rialzo di ieri. Il primo è che solo venerdì scorso i mercati chiudevano ai minimi dei minimi con lo spread Btp-Bund ai massimi di sempre. La facile profezia era che la situazione – i continui cali di Borsa e gli incrementi dei rendimenti dei bond statali – non sarebbe potuta durare ancora molto prima di arrivare al collasso.

Il mercato, in un certo senso, si era già spinto molto avanti con le ipotesi pessimistiche; oltre questo rimaneva, e rimane, solo il defintivo fallimento della Grecia e condizioni alla fine insostenibili per il rifinanziamento dei debiti degli Stati europei più fragili. Parlare di rimbalzo con il mercato schiantato e i valori appena sopra i minimi è azzardato e bisognerebbe quanto meno aspettare qualche settimana prima di affermare che l’atteggiamento del mercato sia cambiato.

Il secondo elemento riguarda proprio come interpretare correttamente l’atteggiamento del mercato. Un dato su tutti dovrebbe far capire che l’allerta rimane ancora molto alta: le nuove emissioni di Spagna e Italia di ieri non hanno segnalato grossi miglioramenti sul costo del finanziamento, lo spread Btp-Bund rimane vicino ad area 400 e il rendimento del decennale italiano è ancora poco oltre il 5,5%. Dato che il rally di ieri è stato innescato più dalla speranza di nuove azioni che da fatti “tangibili”, mentre i problemi di settimana scorsa rimangono irrisolti, non è lecito credere che questo credito dato dal mercato possa durare molto in assenza di novità vere e proposte concrete, tanto più se il mercato fa davvero poca fatica a rimbalzare dai minimi assoluti dopo giorni consecutivi di ribassi.

Passare all’ottimismo è sicuramente prematuro date le deboli basi su cui il mercato ha fatto la sua, piccola, scommessa. Rimane il sospetto che l’apertura di credito abbia una data di scadenza piuttosto ravvicinata e che questo stato di “indecisione” sarà risolto molto presto in un senso o nell’altro.

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