TELECOM/ Cosa c’è dietro all’offerta di Sawiris?

- Paolo Annoni

Sawiris ha presentato un’offerta all’ex monopolista per un aumento di capitale riservato. Una mossa che apre interrogativi finanziari, strategici e industriali. L’analisi di PAOLO ANNONI

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Naguib Sawiris (Infophoto)

Tra i casi Finmeccanica e controllate, riassetti bancari e assicurativi vari c’eravamo colpevolmente distratti dimenticando Telecom Italia con la sua governance provvisoria. A farci fare i compiti di recupero ci ha pensato Sawiris, che ha presentato un’offerta all’ex monopolista per un aumento di capitale riservato. I numeri finiti sui giornali sono diversi e si parla di miliardi di euro di investimento per Sawiris come se fossero noccioline, ma questa volta i rumours, che su Telecom Italia raramente mancano, hanno un tenore molto diverso. Talmente diverso che Telecom ha dovuto emettere un comunicato stampa per ammettere di aver ricevuto una comunicazione di Sawiris nella quale “viene rappresentato l’interesse all’investimento mediante sottoscrizione di azioni di nuova emissione” e che “l’iniziativa viene descritta come volta a dotare la società di risorse da destinare a progetti di crescita”.

Lo scenario in cui arriva questa notizia è davvero complesso per tanti motivi. Il primo è che Telecom Italia oggi è controllata da una holding, Telco, che detiene il 22,4% del gruppo e che a sua volta è controllata da un gruppo di investitori eterogeneo e quanto meno singolare. Singolare perchè l’azionista industriale, col 46%, sarebbe Telefonica, che però nella situazione attuale non tira fuori un euro di sinergie, mentre gli altri (Generali, Intesa Sanpaolo e Mediobanca) sono investitori finanziari che difficilmente possono ritenere questa partecipazione core business.

Poi ci sono i movimenti sullo scacchiere europeo delle telecom, con il recente intervento del magnate messicano Slim sull’olandese Kpn, il tema ricorrente dell’investimento in fibra su cui si aprono enormi interrogativi, veri e “industriali”, di ritorno sull’investimento e, infine, nel caso nostrano, questa unica, strategica, importante presenza internazionale in uno dei mercati più promettenti del globo come il Brasile.

Infine, i cambiamenti tecnologici e di consumo dei media che attraversano pesantissimamente il settore telecom che offre l’infrastruttura su cui passano contenuti di ogni ordine e grado (programmi televisivi, informazione on-line, e-commerce, ecc.).

In questo scenario si colloca Telecom Italia, l’ex monopolista italiano con un pezzo di anima brasiliana, che non ha un azionista con tutti i crismi e carismi di stabilità industriale e che quindi sarà sempre al centro di rumours più o meno sensati fino a che non si arriva a un nuovo assetto. L’ultima news ha in sè almeno un elemento di novità assoluto rispetto alla storia recente, e per la verità anche non recente, di Telecom. Sawiris sarebbe interessato a mettere soldi veri nella società. Non è uno scambio di quote tra azionisti o addirittura tra holding di azionisti, ma un aumento di capitale riservato in cui alla fine Telecom Italia si ritroverà con più risorse finanziarie e meno debito e, ovviamente, un nuovo azionista. Questi sono i fatti o almeno i rumours confermati e reali.

Messo questo paletto si aprono poi un’infinità di interrogativi finanziari, strategici e industriali. Tra quelli finanziari sicuramente quanti soldi Sawiris sia veramente interessato a mettere nella società e a che prezzo verrebbe sottoscritto l’aumento di capitale riservato. Tra quelli industriali e strategici quale sia il vero scopo di questa mossa e che partita si stia in realtà giocando.

Le prime riflessioni sembrano escludere che sia una partita “italiana” e gli indizi portano di nuovo al Brasile e agli investimenti/acquisizioni che Telecom potrebbe fare in quell’area con i nuovi mezzi; per questo Slim è già stato tirato in mezzo come partner possibile di Sawiris. Più difficile ipotizzare, per non dire impossibile, che si stia pensando di mettere soldi sulla fibra in Italia. Non ci siamo dimenticati della Cassa depositi e prestiti e del progetto di acquisizione di una quota della rete italiana telecom a garanzia dell’“italianità” e degli investimenti sulla rete. Immaginiamo che questo processo possa subire ora un’accelerazione sul timore di perdita di controllo del sistema Paese.

Quello che sembra mancare è invece un disegno strategico, un progetto industriale complessivo, una “visione” per Telecom. Non è un dettaglio.

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