BORSA&SPREAD/ Il lunedì nero è davvero tutta colpa delle dimissioni di Monti?

- Paolo Annoni

Le dimissioni del Governo Monti non stanno decisamente passando inosservate sui mercati: tutto va molto male, com’era facilmente prevedibile. Il commento di PAOLO ANNONI

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Le dimissioni del Governo Monti non stanno decisamente passando inosservate sui mercati: tutto va molto male, com’era facilmente prevedibile. Lo spread Btp-Bund è in aumento di circa 30 punti col decennale tornato a rendere quasi il 5%. Il mercato italiano perde più del 3% con le due principali banche quotate (Intesa e Unicredit) in calo del 6%. In compenso, il cambio euro-dollaro è sostanzialmente sui livelli di venerdì. Lo spread Bonos-Bund peggiora di 20 punti base sull’aumento dell’incertezza politica in Europa, mentre nel frattempo la Francia ha consegnato il dato sulla produzione industriale a ottobre molto al di sotto delle attese del mercato, mostrando un quadro molto fosco sulla propria economia (-0.7% contro attese di +0.3%).

I commenti sull’andamento dei mercati segnalano diversi gradi di disperazione per le dimissioni del presidente del consiglio Monti, ma considerato il quadro economico finanziario internazionale già molto incerto di suo – a partire dalle preoccupazioni per il fiscal cliff americano e dal peggioramento economico europeo (vedi produzione industriale francese di cui sopra) – è cambiato davvero così tanto dopo venerdì?

I commenti della stampa internazionale, Financial Times e Wall Street Journal su tutti, sembrano, stranamente, meno allarmistici di quelli della stampa nostrana. Le elezioni vengono anticipate di 6 settimane, mentre l’unica novità sembra il ritorno in campo di Berlusconi su posizioni “anti-europee”: ma è appunto lo stesso Ft a scrivere che Berlusconi sembra avere davanti “l’impossibile compito di ridurre un gap di 20 punti percentuali nei sondaggi nei confronti del Partito democratico”. Bersani sul Wall street Journal ha rassicurato con un’intervista pubblicata sull’edizione odierna che “ rispetteremo gli impegni presi con l’Unione europea e li faremo nostri”.

Sparare sull’Italia fa comodo a tanti: all’America, che può dare la colpa alla confusione europea per dati economici traballanti e che fa passare in secondo piano il dibattito non semplice sul fiscal cliff; ai partner europei, che possono scaricare sull’Italia tutte le colpe possibili immaginabili. Il commento del ministro dell’Economia spagnolo di oggi sulle incertezze italiane che contagiano la Spagna è emblematico, provenendo da un Paese con più del doppio del nostro tasso di disoccupazione e il sistema bancario a pezzi. Sul finire dell’anno, poi, con i fondi già chiusi e i volumi al lumicino, le oscillazioni in borsa vengono naturalmente esasperate.

La vera causa di quello a cui si sta assistendo stamattina è molto probabilmente un anno di austerity che ha, tra gli effetti indesiderati, come ampiamente dimostrato in Grecia, effetti devastanti sull’economia e poi tensioni sociali e politiche e l’emergere di forze “antieuropeiste” che tanto spaventano i mercati. Ma il dibattito di questi mesi, soprattutto al di fuori dell’Italia, ha cambiato direzione e le voci contro l’austerity europea stanno decisamente aumentando e cominciano a includere soggetti fino a qualche mese fa impensabili, come il Fondo monetario internazionale.

I fatti degli ultimi dodici mesi hanno dimostrato che sono stati gli interventi in sede europea, nel caso specifico della Bce, a risultare decisivi per abbassare lo spread. A fine luglio, per chi se lo fosse dimenticato, con Monti in carica da più di sei mesi lo spread italiano viaggiava a 530 prima che Draghi dicesse quello che ha detto. Allora in meno di una settimana lo spread si è stretto di 70 punti senza che nel frattempo venisse fatta o approvata una singola riforma in Italia. La cronistoria finanziaria degli ultimi dodici mesi non può essere dimenticata, soprattutto perché parla chiarissimo a chiunque abbia un minimo di buona fede.

Oggi il problema non è diverso ed è chiaro a tanti, fuori dall’Italia, quale sia la vera natura della questione. Poi ci si può interrogare su quale “garanzia politica” debba prestare l’Italia o su quale richieste “europee” debbano essere esaudite. Essendo oggi la situazione economica europea peggiore e più fragile di dodici mesi fa gli incentivi a normalizzare la situazione sono maggiori, così come è più forte la volontà di cambiare politica economica abbandonando o diminuendo l’austerity.

Se i mercati vogliono Monti perchè garantisce che in Italia tutto sia “normale”, ci sia stabilità e nessuno disturbi va bene, ma presentare i fatti in ottica solo italiana è davvero provinciale e nessun Governo può fare niente con lo spread a 500 (neanche Monti a luglio). La discussione dovrebbe vertere su cosa bisognerà fare, in Italia, con lo spread a 200, un livello che verrà raggiunto solo e solamente grazie all’Europa quando ci si accorgerà che altrimenti non ne esce vivo nessuno. Per una volta siamo meno pessimisti della media.

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