FINANZA/ Volkswagen-Gm, si stringe la morsa su Fca

- Paolo Annoni

Per PAOLO ANNONI, FCA si trova di fronte al nodo fusione: da un lato c’è General Motors che finora ha respinto ogni proposta, dall’altra Volkswagen che potrebbe essere costretta a dire sì

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Sergio Marchionne (Infophoto)

L’amministratore delegato di General Motors, Barra, è tornata ieri sulla saga Fiat Chrysler precisando che non ci sono stati nuovi contatti con Marchionne recentemente; la “smentita” non ha raffreddato il titolo Fiat che ieri, con un rialzo di oltre il 2%, ha completato una performance di quasi il 10% in soli tre giorni. Le emozioni che il titolo Fca ha nuovamente regalato al mercato sono quasi certamente attribuibili alla prossima quotazione di Ferrari che secondo tutte le aspettative strapperà multipli particolarmente generosi; la valutazione ricca sarà giustificata dall’unicità e dal fascino del marchio del cavallino a cui si aggiungono margini e stabilità dei ricavi molto superiori a quelli di buona parte del settore auto. Se questa è la “novità di giornata” o degli ultimi giorni non ci si può dimenticare che la storia recente dell’ex gruppo Fiat è ricchissima di novità, trasformazioni radicali e salti in avanti.

Lo “scandalo” Volkswagen ha spostato chiaramente l’attenzione del mondo auto e di gran parte del mondo finanziario verso le sorti del gruppo tedesco che sarà costretto, spendendo miliardi di euro, a riportare le emissioni dentro i limiti previsti dalla legge e, sicuramente negli Stati Uniti, a pagare multe e risarcimenti da class action che si prospettano ingentissime. In questo scenario il tentativo di Marchionne di fondersi con General Motors è evidentemente passato in secondo piano, ma un evento di tale rottura per tutto il settore come lo scandalo delle emissioni truccate difficilmente non potrà coinvolgere da vicino anche Fca e le ambizioni di crescita del suo amministratore delegato. Vale la pena a questo proposito sottolineare due punti.

Il primo è che Marchionne si è fatto per primo paladino di un ulteriore consolidamento del settore auto come unica vera soluzione strutturale per i problemi dell’industry. Marchionne nell’ormai famigerata presentazione di aprile sottolineava i problemi di un settore strutturalmente incapace di creare valore per i suoi azionisti. Il punto iniziale sottolineato da Marchionne erano i crescenti costi di sviluppo che il settore stava sostenendo per rispondere alle “regole sulle emissioni”, alle “regole sulla sicurezza” e alle richieste dei consumatori; questi costi di sviluppo, sosteneva il manager italo-canadese, non potevano essere remunerati adeguatamente data la struttura ancora troppo frammentata del settore.

Le vicende di Volkswagen sicuramente arricchiscono la già ampia letteratura sui problemi strutturali del settore auto e colpiscono proprio quello che in teoria, insieme a Toyota, sarebbe stato il più attrezzato per le sfide attuali. Il settore auto richiede insomma, diceva Marchionne, tantissimi investimenti e offre invece incertissimi ritorni. Lo scandalo delle emissioni sembra portare tanta acqua al mulino delle tesi dell’ad di Fca; tesi che gli azionisti di General Motors sono probabilmente più propensi a condividere ora di quanto non lo fossero un mese fa.

Il secondo punto è che prima della corte spietata di Marchionne a General Motors, culminata con una lettera/appello al suo amministratore delegato, si era invece ipotizzata una fusione con Volkswagen (riportata per esempio anche dal Corriere della Sera) al punto che le dimissioni di Piech e la conferma di Winterkorn erano state lette come la sconfitta del primo anche e soprattutto per la sua intenzione di “sposare” Volkswagen con Fiat. Piech rimproverava a Winterkorn gli insuccessi negli Stati Uniti, il secondo mercato auto mondiale, dove Volkswagen, il primo gruppo mondiale, ha invece una quota di mercato modestissima.

Qualsiasi sia la conclusione finanziaria dello scandalo sulle emissioni truccate è già oggi chiaro che ogni sogno di espansione del gruppo tedesco negli Stati Uniti può essere accantonato. Gli Stati Uniti sono l’unica area del globo che avrebbe offerto a Volkswagen ulteriori prospettive di crescita. Da un punto di vista strategico oggi Fca, e la sua quota di mercato a due cifre in America, è più appetibile per il gruppo tedesco di sei mesi fa mentre l’ad non è più Winterkorn ma Müller, considerato da tutti molto vicino a Piech.

Nel breve termine Volkswagen sarà impegnata a risolvere lo spinosissimo e costosissimo problema creato dalle emissioni non a norma e magari a recuperare parte delle decine di miliardi di capitalizzazione persi che certamente farebbero comodo in qualsiasi operazione carta contro carta. General Motors sembra ancora sorda agli appelli di Fiat che continua imperterrita nella sua opera di pulizia e semplificazione che vedrà la quotazione di Ferrari e magari qualche altra cessione.

Volkswagen è certamente l’evento dell’anno, ma chiunque sia interessato a Fca non può distrarsi proprio ora. 

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