TELECOM ITALIA/ Vivendi, Niel e “l’assurdo” silenzio di Renzi

- Paolo Annoni

Ieri si è scoperto che il miliardario francese Xavier Niel detiene più dell’11% di Telecom Italia. PAOLO ANNONI ci aiuta a capire cosa succede intorno alla società italiana

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Immagini di repertorio (Infophoto)

Dopo alcuni rumour particolarmente dettagliati, circostanziati e difficilissimamente “inventati” usciti in mattinata, nel primo pomeriggio la Consob ha confermato che l’imprenditore miliardario, nonché fondatore del gruppo telecom francese Iliad, Xavier Niel, detiene una partecipazione potenziale del 6,1% in Telecom Italia e altre posizione lunghe pari al 5,1%. La notizia ha messo il classico turbo al titolo Telecom Italia (+8,7% la chiusura) su cui ormai ufficialmente tira una fortissima aria di “corporate action”; una condizione che fa sempre molto bene all’azione.

In risposta a questa “incursione” su Telecom Italia pare che Vivendi, che già detiene poco più del 20% dell’ex monopolista italiano, possa incrementare ulteriormente la propria quota probabilmente fino a un’azione prima che scatti la soglia d’Opa. Per capire cosa sta succedendo possiamo prendere in prestito le parole di una agenzia francese, Agefi, che descriveva la vicenda in questo modo: “Telecom Italia potrebbe diventare il nuovo teatro della battaglia nel settore telecom europeo”.

Non è chiaro quale sia lo scopo finale di Xavier Niel e se la sua sia un’azione di disturbo nei confronti di Vivendi oppure se ci siano finalità “strategiche” di “medio-lungo” termine concorrenti rispetto a quelle di Vivendi oppure altro ancora, dato che si è anche ipotizzata la possibilità di un intervento non concorrente ma sinergico. L’amministratore delegato di Telecom Italia nel corso del pomeriggio dichiarava di non credere a un legame tra Vivendi e Niel, anche se non sapeva se erano avversari, e che l’investimento di un soggetto esperto del mercato telecom dimostrava che “la nostra strategia crea valore”.

In questo momento sappiamo che Vivendi è il socio, industriale, di riferimento di Telecom Italia e che è il suo azionista di maggioranza relativa, ma non sappiamo precisamente quale sia la strategia di medio lungo termine di Vivendi su Telecom Italia; il Financial Times meno di un mese fa ipotizzava che la mossa di Vivendi potesse essere una scommessa “opportunistica” sul consolidamento europeo, anche se Vivendi ha dichiarato a giugno di “voler supportare Telecom Italia nel lungo periodo”. Non ci sono invece dichiarazioni “ufficiali” di Niel che spieghino le ragioni di questo investimento miliardario in Telecom Italia.

Se Niel vuole poter influenzare la strategia di Telecom Italia autonomamente senza condividere il controllo, l’unico modo che ha a disposizione è quello di comprare una quota superiore a quella di Vivendi e quindi di salire al 25%, oltre cui scatterebbe l’obbligo d’Opa; Vivendi, a sua volta, può incrementare la partecipazione solo di qualche punto percentuale, dopo di che la battaglia sarebbe combattuta a colpi di deleghe assembleari, ma lo stallo potrebbe venire risolto solo da un’Opa. Se Niel rimane all’11% o è disposto e contento di lasciare la guida nelle mani di Vivendi, nel “medio-lungo termine”, oppure ha una prospettiva, magari speculativa, di breve termine. Queste sono le ipotesi sul campo, ma ci sono pochissimi elementi per sposare con certezza una tesi, anche se la parola “speculazione” aleggia su buona parte di esse.

Ritorniamo quindi alle parole con cui l’agenzia francese Agefi ha descritto la situazione e cioè Telecom Italia “teatro di battaglia del consolidamento europeo”; un teatro in cui si scontrano/incontrano una società francese dalla governance discutibile (sicuramente per il Financial Times) e un miliardario francese. Questa battaglia coinvolge l’ex monopolista di Stato che controlla la rete, un asset strategico per l’Italia e la sua economia. Quello che sta avvenendo in Telecom Italia sarebbe inconcepibile in praticamente qualsiasi altro Paese del globo terracqueo esclusa, forse, l’Africa subsahariana; sarebbe inconcepibile in Francia e in Germania, in Inghilterra e negli Stati Uniti e sicuramente nei Paesi dell’Africa mediterranea (lasciamo perdere Cina, Russia, ecc.). Possiamo anche autoconvincerci di interpretazioni secondo cui è tutto “normale” e tutto “mercato” al suo meglio, ma sinceramente sembrano un bel po’ naif; soprattutto dato l’oggetto di cui si parla si dovrebbe essere sicuri del gioco che si sta giocando e si dovrebbe poter escludere con certezza le ipotesi più nefaste in cui Telecom Italia che ha la rete che usano gli italiani è un oggetto di strategie imprecisate e potenzialmente puramente speculative.

Nel vortice di rumour prima e dichiarazioni poi non abbiamo ancora avuto la possibilità di capire cosa pensa il governo. Magari è “solo” il mercato a cui bisogna lasciar fare e magari esiste Babbo Natale con le renne volanti. Siamo sotto Natale e quindi è tutto possibile. 

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