BANCHE E UE/ Gli aiutini (degli altri) nascosti dalla balla delle “obbligazioni tossiche”

- Paolo Annoni

Impossibile pensare fino a poco tempo fa che un’obbligazione bancaria fosse un titolo rischioso, spiega PAOLO ANNONI. La colpa dell’Italia e non aver fatto come gli altri paesi Ue

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Immagine dal web

Dopo il suicidio del pensionato vittima del crac della Banca popolare dell’Etruria e del Lazio si è fatta strada un’interpretazione secondo cui la causa più importante dietro alle perdite di tanti risparmiatori sia stata una cattiva politica commerciale delle banche che avrebbero “piazzato” ai risparmiatori titoli ad alto rischio, consapevoli che le conseguenze finanziarie avrebbero potuto essere pesantissime.

Mettere sul banco degli imputati banche e bancari è un mestiere particolarmente facile nell’anno di grazia 2015 dopo il fallimento di Lehman Brothers e dopo “scandali” stile Parmalat; come sempre però giudicare la bontà di un investimento a giochi fatti è facilissimo e non si fa mai fatica a trovare qualcuno che, col senno di poi, dica che “era palese”, che era evidente, che era chiaro fin da subito, ecc. Per entrare davvero nel merito delle perdite subite da tanti risparmiatori si deve però commentare con un minimo di buona fede cercando di “astrarsi” da quanto successo e di rifare l’esercizio riportando indietro le lancette dell’orologio a quando la decisione è stata presa, considerando le informazioni disponibili allora e non oggi.

Si può sollevare una questione di concentrazione del portafoglio nel senso che la regola generale di non far mettere tutte o la maggioranza delle uova nello stesso paniere è sempre valida e prima ancora di complicati calcoli sul rischio risponde a valutazioni, intuitive, di buon senso. Fatta questa premessa non si può sostenere, avendo un minimo di onestà intellettuale, che un’obbligazione bancaria italiana sia un pericoloso strumento derivato esotico. Non si tratta di un’azione di una società chiacchierata o di uno strumento a leva con qualche sottostante particolarmente strano. Il caso di una banca italiana che perde tutto il valore di borsa e già un caso limite, ma l’azzeramento di una parte del debito, l’obbligazione, seppure quello più “rischioso”, è sostanzialmente senza precedenti e a perdere soldi sono stati anche operatori istituzionali specializzati.

Con le vecchie regole prima delle nuove norme decise in Europa la perdita sulle obbligazioni subordinate non sarebbe probabilmente stata neanche contemplata. È chiaro che proporre obbligazioni di una banca con problemi patrimoniali e reddituali è diverso che comprare un Bot o un Btp, ma è altrettanto chiaro che quello che è successo era difficilmente prevedibile e soprattutto che rientrava in un insieme di eventualità particolarmente improbabili. Fino a qualche mese fa “il sistema Paese” cercava attivamente soluzioni che evitassero quello che è successo perché le conseguenze di oggi ricadono su tutto il sistema bancario.

La crisi finanziaria del 2008 e la crisi economica italiana generata dallo spread a 500 e poi dalle politiche di austerity sono la causa dell’indebolimento del sistema bancario che si è trovato in pancia finanziamenti a imprese in difficoltà. Nel resto d’Europa si è fatto amplissimo ricorso ad aiuti di stato per evitare il fallimento delle banche e per evitare esattamente quello che è successo una settimana fa in Italia. I salvataggi di nomi blasonatissimi del sistema bancario europeo è stato fatto dagli stati con i soldi di tutti i contribuenti; l’Italia ha rispettato regole che nessun altro è stato costretto a osservare.

La colpa dell’Italia è quella di non aver mai voluto o saputo approfittare di una fase prolungata in cui in Europa tutti facevano di tutto con i soldi pubblici per ristrutturare i sistemi bancari e per liberarli da decine di miliardi di euro di prestiti “cattivi” o di titoli tossici; l’occasione migliore è stata incredibilmente sprecata dal governo Monti e poi via via da quelli gli sono succeduti che hanno fallito nella creazione di una bad bank o nella ristrutturazione del sistema. Puntare la colpa sulle popolari, che probabilmente sono le uniche ancora rimaste a finanziare i piccoli imprenditori, è assurdo perché i “corrispettivi” europei di Banca dell’Etruria e dintorni si chiamano Northern Rock, Royal Bank of Scotland, Hypo Re, Commerzbank o Abn Amro, tutte aiutate a pienissime mani dai rispettivi governi con soldi pubblici.

Non ci sono risparmiatori inglesi nei panni di quelli italiani perché il governo inglese è intervenuto, per tempo, con una montagna di soldi pubblici dei contribuenti salvando public companies quotate a cui in teoria noi dovremmo ispirarci. Esattamente come hanno fatto Inghilterra, Olanda, Germania o Spagna si doveva per tempo mettere mano al sistema e oggi si dovrebbe “solo” avere il coraggio di ricordare in sede europea la storia del sistema degli ultimi anni sorvolando sulla nostra, colpevolissima, intempestività.

Fatte queste premesse possiamo esercitarci su asset allocation sbagliate e su pensionati che si sono ritrovati tutti i risparmi o quasi investiti in un singolo titolo. Sono riflessioni giustissime solo se arrivano alla fine.

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