CAOS BANCHE/ Così Mps può far cadere il Governo Renzi

- Paolo Annoni

La situazione delle banche italiane, Mps in particolare, rischia di essere davvero pericolosa per Renzi. E anche per l’Italia. PAOLO ANNONI ci spiega perché

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Matteo Renzi (LaPresse)

Mentre l’Italia si fermava per parlare di una decina di indagati a Milano o di qualche raccomandazione esplosa a scoppio super ritardato grazie alle sempre provvidenziali intercettazioni, fondamentali per la trasparenza democratica, il mercato italiano chiudeva l’ennesima giornata da dimenticare. Nel silenzio generale, appunto, la borsa di Milano arrivava a perdere il 3% con l’ormai consueto condimento di ribassi orribili su banche e dintorni. Il mini recupero finale, con una chiusura a -2,2%, non cambia la sostanza. L’Italia e le sue banche sono al centro del dibattito europeo.

Dal fallimento di Banca Etruria & Co le banche italiane hanno trascinato il listino diventando un problema “sistemico” senza soluzione per l’Italia al punto da minacciare l’intera eurozona. Anche ieri si è assistito attoniti a una girandola di dichiarazioni e smentite fatte a mercato aperto che non hanno spostato di un millimetro la ricerca di una soluzione. Il mercato non può o non vuole intervenire per ricapitalizzare banche che sembrano un pozzo senza fondo, in un’economia messa molto male in un continente che non si sente troppo bene; oltretutto in un Paese che non ha più sovranità e che su tutte le questioni che contano, dalla politica estera, all’economia, viene messo a cuccia dagli “alleati”.

Dove non arriva il mercato dovrebbe arrivare lo Stato, solo che le nuove regole europee non consentono aiuti pubblici senza una partecipazione alle perdite da parte del “mercato”. Il Governo italiano potrebbe ricapitalizzare le banche solo a patto che anche gli obbligazionisti subordinati e junior contribuiscano al salvataggio. Il problema è che miliardi di euro di obbligazioni subordinate, per esempio del Monte Paschi, sono nelle mani di clientela “retail”, risparmiatori che come da lunghissima tradizione hanno sottoscritto obbligazioni bancarie pensando che fosse un investimento strasicuro. Effettivamente prima delle nuove regole europee un’obbligazione bancaria italiana, di qualsiasi grado, era nei fatti un investimento a bassissimo rischio.

Immaginiamo cosa succederebbe domani se a migliaia e migliaia di obbligazionisti “retail” (piccoli risparmiatori si direbbe in Italia), per importi miliardari, venisse detto che hanno perso tutti o quasi i risparmi. Banca Etruria al confronto sarebbe lo scoppio di un petardo il pomeriggio dell’ultimo dell’anno. Soprattutto il “costo politico” sarebbe insostenibile per un governo già in difficoltà alla vigilia di un referendum che sembra sempre più in salita.

A mettere nero su bianco queste considerazioni sono gli “investitori” con Morgan Stanley che ieri spiegava chiaramente perché il salvataggio delle banche italiane che passi per il “bail-in”, il contributo alle perdite degli obbligazionisti, è politicamente insostenibile. Il governo potrebbe, notava la banca d’affari, predisporre un fondo per rimborsare i piccoli risparmiatori, ma si tratta di una cosa molto complicata tecnicamente e ancora di più da gestire in termini di comunicazione. Facciamo noi la parafrasi: se Renzi fa il bail-in sacrificando i risparmiatori nel salvataggio delle banche al referendum il no prende il 70% e va a casa (sempre ammesso che non salti prima); fare un fondo ad hoc sarebbe più praticabile, ma si sta sempre maneggiando una bomba con l’innesco. A meno di concessioni europee (bisogna scommettere sulla nota flessibilità tedesca), il salvataggio delle banche italiane passa per la sconfitta al referendum e le dimissioni di Renzi oppure per la riuscita di un mezzo miracolo tecnico, politico e di comunicazione su cui è lecito dubitare visto che il nostro esecutivo si è già rivelato non all’altezza in diverse occasioni.

Ieri il Financial Times scriveva che il referendum italiano ha le chiavi della sopravvivenza dell’unione monetaria. Se l’Italia non approva il referendum non risolve i problemi di governabilità, si trova nell’incertezza politica con il rischio, grazie alla super-lungimirante nuova legge elettorale, di consegnare il Paese al Movimento cinque stelle. Lasciamo per un attimo stare quale sia la governabilità che si intende a Londra e in Europa per l’Italia; dato che su tutte le cose che contano, banche e primi ministri inclusi, l’Italia deve solo fare quello che le viene detto e dato che l’unica cosa che conta è che l’Italia non rompa le scatole agli “alleati”, paghi il conto con le buone o le cattive e che non diventi un rischio sistemico. L’Italia non è la Grecia e una sua “implosione” sarebbe davvero una minaccia letale per l’Europa.

Il migliore dei casi sempre per l’FT è che Renzi vinca il referendum, poi le elezioni e grazie alla nuova legge elettorale dia “stabilità” all’Italia per cinque anni. Questo optimum diventa sempre più complicato per la gestione di una crisi bancaria che può essere ignorata dai giornali solo fino a un certo punto, per i costi politici che rischia di avere e per la difficilissima partita del referendum di ottobre in un clima politico ostile per i fallimenti in economia. Il Movimento cinque stelle ha già fatto diciassette marce indietro sulla permanenza nell’euro, la decrescita felice va benissimo ai nostri alleati che prendono volentierissimo tutto quello che lasciamo per strada a furia di no tav, no metropolitane, no autostrade, no affari con i governi “impresentabili” con cui tutti ma proprio tutti gli altri fanno affari, ecc. Gestire un Paese nelle condizioni dell’Italia è però un mestiere difficile nelle mani di un movimento fondato da un comico che sarebbe nato anti-euro e anti-Europa in un anno, il 2017, post Brexit e con elezioni in Francia, Olanda e Germania.

Vendere l’idea che basta mandare a casa qualche dirigente pubblico, cambiando tutto per non cambiare niente della burocrazia italiana e fermando appalti e crescita può andare bene per rastrellare voti in un Paese stremato, ma è un’incognita se il gioco si dovesse fare duro; nessuno vuole altre “incertezze” dopo il referendum e con elezioni in tre Paesi chiave. “Una sconfitta di Renzi al referendum metterebbe l’Italia nelle mani di un partito pittoresco che parla tranquillamente di uscita dall’euro”; è sempre l’FT di ieri.

In attesa di trovare una soluzione a questo dilemma per salvare governo, banche e referendum, le banche italiane aggiornano i minimi; nel frattempo si deve parlare di tutto tranne che di questo. L’Italia è il primo problema da sistemare prima degli appuntamenti elettorali del 2017 nella nuova Europa post Brexit. Questo potrebbe alla fine persino riuscire a smuovere le resistenze tedesche sulle banche, ma la partita è evidentemente molto complicata e a rischio incidenti. Ci sarebbe poi il dettaglio di sistemare per davvero qualche milione di disoccupati e qualche milione di rifugiati; per questo ci sono gli esperti e i “tecnici”… che ci salvano da questo brutto vizio della democrazia.

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