Il miele contiene tracce di Cesio-137/ Residui dei test nucleari degli anni ’60

- Davide Giancristofaro Alberti

Una sorprendente ricerca ha portato alla luce il fatto che il miele americano sia ancora oggi radioattivo: trovate tracce delle scorie nucleari dei test anni ’60

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Miele contro la tosse

Uno studio effettuato da geologi statunitensi ha scoperto che nel miele americano prodotto oggi vi sono tracce di cesio-137, isotopo radioattivo residuo dei test nucleari condotti in particolare negli anni ’50 e ’60. Sia chiaro, il valore è bassissimo e non desta preoccupazioni, ma pone la luce su quanto le scorie radioattive siano praticamente impossibili da eliminare definitivamente anche a distanza di 60/70 anni da quegli eventi.

Ma come è possibile che avvenga questo processo sul miele? Semplicemente perchè l’isotopo radioattivo viene continuamente assorbito dalle piante, che lo confondono con il potassio, così come è stato pubblicato su Nature Communications. Che le scorie radioattive durassero in eterno lo si sapeva già, ma la novità riguarda il fatto che il processo di assorbimento del cesio-137 avviene ancora oggi, e probabilmente durerà ancora a lungo nel tempo: succede in particolare quando le piante sono a secco di potassio, e di conseguenza pur di dissetarsi provano ad assorbire altro, come appunto l’isotopo radioattivo.

MIELE AMERICANO ANCORA OGGI RADIOATTIVO: SU 122 CAMPIONI, 68 ERANO “INFETTI”

Alcuni campioni sono stati prelevati nella Carolina del Nord, negli Usa, stato che si affaccia sulla costa orientale, tipicamente la zona più colpita dai test nucleari condotti durante la Guerra Fredda. Una volta esaminato, il miele ha evidenziato una quantità di radiocesio superiore di ben 100 volte ad altri elementi. In seguito sono stati prelevati 122 campioni di miele, e 68 contenevano cesio-137 a livelli alti. Tutta “colpa” delle api che creano la dolce sostanza partendo dal nettare del fiore che a sua volta assorbe la sostanza radioattiva. Come detto sopra, però, tale notizia non deve destare preoccupazione in quanto i livelli sono ben al di sotto della soglia di allarme, 1200 becquerel (il più alto valore rilevato è stato di 19.1). Kaste, uno dei ricercatori che ha partecipato allo studio, ha spiegato: “Quello che rileviamo oggi è una piccola frazione della radiazione presente negli anni ’60 e ’70. E non possiamo dare per certo che il cesio-137 non abbia nulla a che vedere con il collasso delle colonie di api o con il declino delle loro popolazioni”.



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