IL RETROSCENA/ Renzi, il Quirinale e la “conversione”

- Antonio Fanna

Che cosa si saranno detti Napolitano e Matteo Renzi nel loro colloquio di un’ora al Colle? Chi dei due ha rassicurato l’altro? Il retroscena di ANTONIO FANNA

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Giorgio Napolitano (Infophoto)

“Un vecchio e un bambino si preser per mano”, cantava un tempo Francesco Guccini. La storia si è ripetuta ieri, al Quirinale. Il vecchio è Giorgio Napolitano, il bambino Matteo Renzi. “La polvere rossa si alzava lontano”: il rosso, colore che una volta avrebbe accomunato i due e ora sembra sbiadito, benché entrambi siano membri del Pd, ma con alle spalle due tradizioni opposte. “Il vecchio parlava e piano piangeva:/ con l’anima assente, con gli occhi bagnati,/ seguiva il ricordo di miti passati…”.

Che cosa si saranno detti il vecchio e il bambino nel loro colloquio di un’ora al Colle? Chi dei due ha rassicurato l’altro? Nella canzone di Guccini sono i vecchi che “non sanno, nel loro pensiero, distinguer nei sogni il falso dal vero…”. Qui, il sognatore, se c’era, si chiamava Renzi e l’oggetto dei suoi viaggi notturni sono le elezioni anticipate. L’antico palazzo che fu dei Papi gli ha fugato ogni velleità: le uniche urne che si apriranno a scadenza ravvicinata, come ha detto l’altro giorno il presidente Napolitano, sono quelle europee. Il Rottamatore ha abbozzato e ha dovuto ripiegare sul piano B, cioè accelerare sulle riforme. O almeno, dare questa impressione.

Stando al bollettino che diffonde via mail, le priorità di Renzi sono tre. Primo: riforme delle regole del gioco, cioè nuova legge elettorale maggioritaria con trasformazione del Senato in Camera delle autonomie e riduzione di un miliardo di euro dei costi della politica. Secondo: piano per il lavoro con semplificazione normativa, revisione dei sistemi della formazione professionale, modifica degli ammortizzatori sociali per creare occupazione e superare il corporativismo. Terzo: “battaglia per trasformare l’Europa sulla base dei valori che l’hanno fatta grande: scuola, cultura, diritti e non solo sui temi dei quali si è parlato nell’ultimo ventennio: banche e burocrazia”.

Il bambino chiacchiera, ma il vecchio comanda. Quindi, il governo non è come lo yogurt che scade, e la priorità sono le riforme. Non a caso, sulle riforme ha calcato la mano Enrico Letta nel passaggio parlamentare con cui ha riguadagnato la fiducia delle Camere in un “nuovo inizio”, bellissima espressione che ora attende di essere sostanziata dai fatti. “La competizione con Renzi ha dato la sveglia a Letta”, ironizzavano ieri alla Camera alcuni deputati vicini al sindaco di Firenze. Il premier ha fatto proprie le indicazioni del nuovo segretario del suo partito.

C’è da fidarsi delle promesse renziane? È verosimile di sì. In questo momento Renzi non ha interesse a mostrarsi come Rottamatore ma Riformatore, acceleratore, innovatore. Deve mostrare di saper fare qualcosa, oltre che efficaci campagne elettorali per le primarie democratiche, affabulare le folle e conquistarsi la simpatia di Repubblica

Deve dimostrare poi di essere capace di tenere assieme un partito in crisi, dove il candidato dei social network (Civati) e quello dell’apparato (Cuperlo) assommano assieme meno di un terzo. L’offerta a Cuperlo di presiedere l’assemblea Pd non è formale.

Renzi è furbo, ha aspettato un anno per prendersi la rivincita sulla vecchia guardia del Pd. Ora si prenderà un altro anno per esibire capacità operative che al momento pochi gli riconoscono, visto anche il sostanziale anonimato con cui sta guidando la città di Firenze. Darà il contentino al vecchio di lasciare guidare a Letta il semestre europeo e non batterà i pugni per avere più ministri rubacchiandoli al povero Alfano. Ma al termine, e saremo all’inizio del 2015, la ricreazione del bambino sarà finita, e quello sarà il momento in cui Renzi prenderà in mano la situazione. E se Napolitano gli dirà di lasciare lavorare Letta ancora un po’, magari fino alla fine della legislatura, il Rottamatore gli ripeterà le ultime parole famose che il bambino di Guccini rivolge al vecchio: “Mi piaccion le fiabe, raccontane altre…!”.

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