CORRIERE vs RENZI/ La sfiducia di de Bortoli anticipa un nuovo “2011”

- Antonio Fanna

Ieri il Corriere ha abbandonato i tradizionali toni paludati e pubblicato un editoriale di completa sfiducia verso Matteo Renzi. Qualcosa di importante sta per accadere? ANTONIO FANNA

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Matteo Renzi (Infophoto)

Convertitosi sulla via di via Solferino con l’editoriale di ieri sul Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli si è iscritto al partito dei critici verso Matteo Renzi. Benvenuto: ilsussidiario.net è stato tra gli apripista mentre il Corrierone aveva inizialmente sponsorizzato il rottamatore fiorentino al pari dei grandi giornali italiani come Repubblica e La Stampa, alfieri del renzismo.

Che cos’è successo? Intanto, è successo che Renzi si è confermato un gran chiacchierone. E di conseguenza l’economia italiana è rimasta alla paralisi. Il mondo imprenditorial-finanziario di cui il Corriere è espressione non può reggere a lungo la situazione di stallo. Le riforme di Renzi non sono nemmeno sulla carta: sono tutte buone intenzioni lontane dalla realizzazione. Basta guardare alla fatica del percorso verso la riforma del mercato del lavoro.

Ma c’è di più. Nell’estate 2011, l’ultima di Berlusconi premier, il Corriere pubblicava gli editoriali di Mario Monti che spingevano l’Italia verso il dopo-Cavaliere. Il 5 agosto stampò la lettera con cui la Bce dettava il percorso all’Italia: allora il presidente era ancora Trichet, ma a novembre sarebbe subentrato Mario Draghi. E quella lettera, che inchiodò Berlusconi e Tremonti, riportava la doppia firma del presidente uscente e di quello entrante.

Sempre il Corriere nel 1994 aveva calato la ghigliottina sul primo governo Berlusconi con lo scoop dell’avviso di garanzia. E nel 2011 gli diede l’avviso di sfratto, che sarebbe diventato esecutivo a novembre dopo il G20 a Cannes. Ora la campana dell’ultimo giro è suonata per Matteo Renzi. L’editoriale di de Bortoli non è scritto nel consueto stile del direttore del Corsera, riflessivo e argomentato. È fatto di periodi brevi, secchi, giustapposti l’uno all’alto. Nonostante sia vergato in prima persona, l’articolo dà voce a forze esterne al Corriere. In particolare a quanti manifestano insofferenza verso il premier, a cominciare dallo stesso Draghi, ispiratore della lettera targata Bce del 2011.

Al di là delle sottolineature sul carattere del premier, autoreferenziale e arrogante («deve guardarsi dal più temibile dei suoi nemici, se stesso»), e delle frecciate sulla scarsa qualità della compagine di governo (con il «sospetto diffuso» che «alcuni ministri siano stati scelti per non fare ombra al premier, la competenza appare un criterio secondario»), sorprende l’affondo finale sulla massoneria (riferimento a Denis Verdini, attaccato anche da Pierluigi Bersani, o addirittura al Berlusconi iscritto alla P2?) fatto da un giornale che fu in mano a Tassan Din.

Ma nel mirino del direttore uscente del Corriere finisce anche il patto del Nazareno tra Renzi e il Cavaliere, per il quale si chiede massima trasparenza su due temi: la Rai e il prossimo inquilino del Quirinale. De Bortoli – e i poteri che lo sostengono – sospettano che i due nemici-amici abbiano stretto un patto per eleggere il nuovo presidente, cosa che evidentemente a loro non va giù. Il prossimo capo dello stato non dev’essere deciso nei conciliaboli segreti tra Arcore e Nazareno. 

Raramente il primo quotidiano italiano ha pubblicato editoriali così violenti contro un presidente del Consiglio, a parte Berlusconi. Segno che Renzi, in questi giorni in viaggio negli Stati Uniti, potrebbe presto fare la stessa fine. C’è chi vi legge l’insoddisfazione del mondo imprenditoriale per l’arrendevolezza con cui l’Italia ha subito le sanzioni europee alla Russia. C’è invece chi vede uno scontro tra Renzi e Draghi, nel quale il Corriere avrebbe preso le parti del numero uno della Bce, come fece nel 2011 con Berlusconi premier. C’è sempre il Cavaliere di mezzo; anzi, la sua figura acquista peso con il probabile sostegno alla riforma del lavoro nella quale il Pd sta lasciando solo il suo segretario-premier.

Sullo sfondo resta un’ipotesi che de Bortoli sembra voler rifuggire: quella della troika europea che prende in mano il governo del Paese, commissariando di fatto il presidente del Consiglio. La stessa minaccia rivolta a Berlusconi tre anni fa. Dopo 36 mesi siamo allo stesso punto. Il segnale che l’ultima campana è suonata anche per il giovane rottamatore fiorentino.

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