IL “SUCCESSO” DEL BITCOIN/ E la domanda su dollaro ed euro che nessuno fa

- Giovanni Passali

Continua a salire il valore del Bitcoin, senza che nessuno si ponga una domanda sul valore del dollaro e delle altre monete ufficiali

Bitcoin, la criptovaluta
Bitcoin, la criptovaluta (Pixabay)

Il Bitcoin vola, sempre più in alto, raggiungendo vette finora inesplorate e che sembravano irraggiungibili. Già la quota di 40mila dollari sembrava una cifra delirante, poi, dopo una certa flessione, l’ha superata come niente fosse, un passo dopo l’altro, un giorno dopo l’altro, 41mila, 42mila, 43mila, poi una piccola pausa, poi come niente fosse a 48mila, poi ancora una pausa, poi ancora più su, oltre 50mila, e poi oltre, come se niente fosse un passo alla volta.

Poi succede l’inevitabile. Il matematicamente inevitabile. Succede che (essendo la vita frattale, il mondo frattale, la natura frattale, i mercati finanziari frattali…) salgono sul carro tanti piccoli investitori, quelli che si sentono grandi perché hanno cavalcato (per pochissimo) l’onda del “successo” del Bitcoin, magari lo hanno comprato a 44mila e lo hanno rivenduto a 46mila, hanno realizzato un interessante profitto in pochissimo tempo e allora ci riprovano. Succede però (e prima o poi statisticamente e matematicamente succede) che adun certo punto tutti questi migliaia o centinaia di migliaia di piccoli investitori comprino tutti insieme (spingendo in alto il valore con un’accelerazione) e poi vendano tutti insieme, determinando così il successivo crollo. Questo è il banale motivo matematico e statistico per cui il Bitcoin, arrivato a toccare i 58mila dollari per unità, successivamente è sceso agli attuali 45mila. Qui non c’entra nulla il “valore reale” del Bitcoin (qualsiasi cosa significhi) o il suo “valore intrinseco” (nullo). Qui c’entra solo la dinamica dei movimenti finanziari, in questo caso accelerata da un’enorme disponibilità di dollari in circolazione e da una scarsità di qualcosa che è ritenuto un bene.

Quella qui descritta è la dinamica frattale, presente ovunque in natura, ma non solo in natura; anche i comportamenti sociali sono “frattali”, anche il linguaggio è frattale (la distribuzione dell’uso delle parole in una lingua si chiama legge di Zipf). Lo è anche l’informazione: Mandelbrot (il padre dei frattali, colui che coniò questo termine per descrivere certi fenomeni) dimostrò negli anni ’50 (cioè trent’anni prima di diventare famoso con i frattali) che simili leggi possono essere dedotte a partire dalla teoria dell’informazione di Shannon. Shannon, ritenuto da molti il padre della teoria dell’informazione, è colui che inventò il termine “bit” per definire l’unità fondamentale dell’informazione. Lo stesso nome che venne dato a quell’elemento dell’informatica che può avere solo due valori, zero oppure uno. Ed è proprio questa una parte del nome “Bit-coin”.

Ma allora, qualcuno si chiederà, qual è il valore vero del Bitcoin? Come già detto numerose volte, la domanda è mal posta. La vera domanda è: qual è il valore vero del dollaro? Infatti, il valore del Bitcoin si misura in dollari. E il cuore della domanda è: qual è il valore vero del denaro? In un mondo così “avaloriale”, un mondo che ha perso ogni riferimento all’idea e al concetto di valore, le domande di “valore” rimangono e ritornano in tutta la loro vastità e profondità. In un mondo dove il relativismo domina, non c’è un “valore vero”, soprattutto perché di nulla si può dire “è vero”, perché tutto è relativo, tutto muta, tutto cambia, non c’è un punto di riferimento, non c’è una stella polare.

Mi rendo conto di aver un pochino divagato dai temi strettamente economici, ma se oggi siamo a questo punto, se oggi siamo nel pieno di una crisi drammatica e sull’orlo del precipizio di una crisi devastante, tutto dipende da questa perdita di valori. E la perdita di valori dipende dalla perdita di verità. “…conoscerete la Verità e la Verità vi renderà liberi”, diceva qualcuno un paio di millenni fa. “Libertà” questa parola tanto facilmente associata, in questi tempi moderni, a “informazione” oppure a “mercato”. Il presunto “libero mercato” funziona in teoria perché è quello dove si forma il “prezzo equo” stabilito dalla domanda e offerta di beni e servizi di attori che hanno “libero” accesso all’informazione. Quindi se manca l’informazione corretta per tutti, salta tutto il meccanismo e il “libero mercato” diventa una menzogna per i gonzi che ci credono.

Voglio dire che chi vuol parlare di economia non può parlare solo di economia e che il “successo del Bitcoin” è solo una faccia della medaglia, dove l’altra è il fallimento del dollaro (come mai il dollaro vale così poco rispetto al Bitcoin? Questa è la domanda che nessuno pone), è il fallimento dell’euro, è il fallimento di tutti i sistemi monetari ufficiali, è il fallimento di tutte le moderne politiche monetarie, che spesso servono alle banche e a pochi interessi invece di servire gli interessi dei popoli, invece che servire a soccorrere i poveri e i più deboli.

Lo ha ribadito pure Draghi, più volte in diversi interventi recenti: bisogna smettere di “dare denaro a pioggia”, di finanziare aziende in crisi che non potranno risollevarsi da questa crisi. Ma se vuoi finanziare aziende che stanno bene, caro Stato, a che servi? A finanziare aziende in salute ci pensano già i mercati o le banche. Se non diamo una mano a quelli che sono in difficoltà, a che serve lo Stato?

Draghi ha preso la guida del Governo con una larghissima maggioranza: forse qualcuno si è dimenticato troppo in fretta da dove e venuto e cos’ha fatto. Forse qualcuno ha dimenticato il celebre “whatever it takes” del 2012, col quale nel 2012 “ha salvato l’euro” come dice la narrativa ufficiale. Sì, ha salvato l’euro, “costo quello che costi”, senza che abbia mai specificato chi paga quei “costi”. 

E se chi deve pagare quei costi poi si stufa di pagare? Si salverà l’euro?

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