Martinez: Agire nel modello di Sturzo

- La Redazione

Dal Fondo rurale Sturzo nasce un progetto per la promozione umana e la formazione al lavoro dei detenuti e degli ex detenuti. Salvatore Martinez, Presidente della Fondazione Monsignor Di Vincenzo: “Stiamo realizzando una cittadella che onora il genio della carità e la creatività dello spirito umano”

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Perché tornare a 50 anni dalla morte a parlare di Sturzo e delle sue teorie sociali?
Il pensiero di Luigi Sturzo è la strada più retta per trovare soluzione alle rimozioni storiche che ogni giorno avviliscono la vita civile del nostro Paese; non è un caso che Sturzo sia stato per così lungo tempo trascurato e il suo pensiero anzitempo archiviato. Eppure sono convinto che gli ideali sturziani siano il miglior monito per superare “l’anomalia italiana” che, ieri come oggi, si conserva imperniata su inefficienze, sprechi e corruzione, una società civile troppo timida e remissiva dinanzi al male.
Trova in questo messaggio elementi di attualità e attuabilità?
Abbiamo avviato un nuovo e più dinamico esame sull’attualità e l’attuabilità del pensiero sturziano, coinvolgendo gli amici del Centro Internazionale Studi Sturzo, dell’Istituto Sturzo e dell’istituto di Sociologia Sturzo, assieme alle Università, all’associazionismo cattolico, alle più significative rappresentanze istituzionali del mondo civile ed ecclesiale. Crediamo che si debba ripartire da Sturzo, dalla sua nozione di “umanesimo integrale” che arricchisce l’idea di incivilimento complessivo delle nostre comunità, per ripristinare quelle buone prassi sturziane che possano guidare nella ricerca del bene comune. Solo così, ritengo, si potrà ridare soggettività sociale a larghe fasce della nostra popolazione, specie al Sud, ancora scoraggiata da tante forme di povertà e non incoraggiata a condividere le tante ricchezze già esistenti. Da laici vogliamo valorizzare quei beni spirituali e sociali che sono ancora disponibili nelle nostre comunità; vogliamo guardare a progetti sociali che vadano oltre il mero aspetto economico, rafforzando il ruolo della coscienza familiare, sociale, religiosa, culturale che sta facendosi sempre più erronea. C’è da approfondire e svelare al mondo la potenza rinnovatrice del messaggio contenuto nella Dottrina sociale cristiana che va da Leone XIII a Giovanni Paolo II e continua nel nuovo secolo con Benedetto XVI.
Come percorrere questo cammino sulla via delle buone prassi sturziane?
Non siamo soli ed è sempre un guaio restare soli e sfuggire al dovere di condividere. In Italia sono presenti movimenti, associazioni, reti sociali che ogni giorno, spesso nel silenzio umile, si spendono per onorare gli alti valori dell’umanesimo cristiano poi tradotti in feconde prassi. Una ricchezza in continuo fermento, che è stata richiamata da Benedetto XVI nella recente enciclica sociale ” Caritas in veritate”.
Non si corre il rischio di restare impantanati in beghe, frazionismo, influenze della politica su questo pre-politico?
Occorre un scatto di passione e la condivisione di un “metodo cristiano”, come lo definiva don Sturzo, che sappia contenere i motivi di interesse personale, di orgoglio, di cattivo uso del potere. Sono questi che disintegrano la vita sociale di uno Stato.

Cos’è questo metodo cristiano a cui fa riferimento?
Don Sturzo così lo declinava: "Si può essere di diverso partito, di diverso sentire, anche sostenere le proprie tesi sul terreno politico e economico, eppure amarsi cristianamente. Perché l’amore è anzitutto giustizia e equità, è uguaglianza, libertà, rispetto degli altrui diritti, esercizio del proprio dovere, tolleranza, sacrificio. Tutto ciò è la sintesi della vita sociale, è la forza morale della propria abnegazione, è l’affermazione dell’interesse generale sugli interessi particolari". Questa è la strada da percorrere. Così si arricchisce la solidarietà di un nuovo compagno di strada, l’amore fraterno che supera l’idea di colmare le differenze sociale attraverso il conflitto permanente; l’umanità non teme le differenze, piuttosto nel segno di quella "fraternità universale" in Cristo, si preoccupa di riconciliare gli opposti, di includere e non di escludere.
Sembra prospettarsi in questo metodo l’idea di una società organizzata su basi diverse, con uno Stato che lascia più spazio alla sussidiarietà orizzontale.
Certamente siamo di fronte al richiamo sturziano di "più società e meno Stato", per cui le reti sociali agiscono e coinvolgono le persone al fine rimuovere tensioni e conflitti. " la direzione della "sussidiarietà orizzontale": il cosiddetto terzo settore agisce nei campi in cui lo Stato non può o non deve intervenire o la sua azione risulta insufficiente o inadeguata, riuscendo a ricucire la fiducia sociale, a generare nuove forme di sviluppo diverse dal mero assistenzialismo che mortifica le capacità delle persone e genera schiere di clientele. Secondo Sturzo era questa "economia del sociale" la nuova forma di bene comune, quella che superava il paternalismo centralista e attraverso i corpi intermedi – che oggi chiamiamo "il terzo settore" dell’associazionismo e dei movimenti – avrebbe generato operosa efficienza. Come non ricordare, in tal senso, le cooperative, le leghe, le casse rurali, i giornali, che furono la base sociale dell’opera sturziana.
Questa sua ricostruzione ci porta alla idea del Convegno Internazionale Sturziano.
"Dall’idea al fatto": è il motto di don Luigi, legato ad un impegno per cui le idee studiate e approfondite nel confronto con tutte le parti che sentono il dovere sociale di offrire il loro contributo, devono irresistibilmente diventare fatti. Nel Convegno di Catania e Caltagirone riproponiamo l’idea fondamentale sturziana di una "sociologia del soprannaturale", cioè a dire la possibilità di essere uomini, incisivamente uomini, a partire dai valori dello Spirito. Dallo Spirito procede l’incarnazione; solo lo Spirito di Dio può permettere allo spirito umano di non conoscere crisi o defezioni nella costruzione di una società "a misura del prossimo". Noi, umilmente, ci poniamo in cammino verso questa esperienza. Non siamo soli, la nostra proposta ha generato un largo consenso in tutti quegli enti e istituzioni – politiche e ecclesiastiche, religiose e non – che hanno voluto collaborare alla realizzazione del programma di questa grande intrapresa. Questo coinvolgimento è già un fine, perché realizza quella Cultura della Pentecoste, rispondente alla logica della fraternità alla quale il Vangelo costantemente ci richiama, come risposta alla sfida di una concreta "sussidiarietà orizzontale", la sola che può disarcionare mafie e potentati territoriali".
Quali frutti porterà questa sfida?
Con il coinvolgimento dell’onorevole Alfano, Ministro della Giustizia, abbiamo ripreso la via del riscatto delle marginalità sociali rappresentate dai detenuti e dagli ex detenuti che per i loro errori pregressi vengono rifiutati dalla società civile. Fratelli a cui non riusciamo a dare un’altra occasione, che abbandoniamo nella crudele via del male. Nel fondo rurale che fu di Mario e Luigi Sturzo opera dal 2003 una realtà di recupero con un percorso di evangelizzazione e di formazione al lavoro di questi fratelli in Cristo e delle loro famiglie. Investire ancora in questa esperienza operativa e progettarne un allargamento futuro in Campania, Lazio, Veneto e Lombardia è il giusto riconoscimento di quelle buone prassi che intendiamo rivendicare, come stiamo facendo a Villarosa. In questo comune dell’ennese, a breve, saremo in grado di inaugurare, in ville confiscate alla mafia, una struttura di recupero sociale e di formazione al lavoro, dedicata alle donne madri detenute con bambini. Così, con la costituzione dell’Agenzia Nazionale reinserimento e lavoro, opereremo per far incontrare l’offerta di lavoro di detenuti ed ex detenuti, già recuperati e formati, con quegli imprenditori che intendono contribuire a questa rinascita sociale impiegando queste persone nelle loro aziende. Nel nostro operato tendiamo a ricostruire famiglie che il male ha disgregato, a creare nuove forme di responsabilizzazione, specie in chi ha voglia di riemergere dall’errore e non gode di alcuna fiducia sociale. Un programma chiaro, che ha ricevuto apprezzamento anche presso la struttura presieduta dall’onorevole Giovanardi, Sottosegretario di Stato con delega sulla famiglia.
Impegni rilevanti che sono coinvolgenti, che spingono l’esperienza siciliana a qualificarsi come eccellenza italiana.

Abbiamo legato a questo concetto il coinvolgimento del Comitato Nazionale per il microcredito e la microfinanza, perché vogliamo operare affinché queste persone recuperate alla comunità sappiano intraprendere le strade della responsabilità personale nell’ambito delle piccole imprese e dell’impresa familiare, nelle strutture cooperative e artigianali, cercando, secondo l’indicazione di Benedetto XVI, di ben utilizzare questo strumento finanziario del microcredito. Usciamo fuori dall’assistenzialismo e utilizziamo bene il capitale per generare valore e valori.
Questo è ciò che don Sturzo chiamerebbe incivilimento complessivo?
Proprio così; ne è un fatto l’apertura al pubblico della casa natale di Don Luigi Sturzo e la sua trasformazione in una Casa Museo, con l’impegno della Regione e del Ministero dei Beni Culturali e la creazione di una Fondazione ad hoc per la gestione. Un modo "creativo" di fare cultura per proporre, in modo concreto, l’esempio vivente di Mario e Luigi Sturzo, che considero eroi civili e santi del nostro tempo. Lo facciamo per le generazioni future che, lo ricorda il Concilio nella Gaudium et Spes, devono ereditare "ragioni di vita e di speranza". Proprio pensando ai giovani è stato programmato un percorso didattico che lega l’esperienza del popolarismo alla nascita della nostra Costituzione, in collaborazione con il Ministero dell’istruzione e le autorità regionali siciliane.
Ci lasciamo con un po’ più di ottimismo per questa Italia e per il nostro Meridione?
Voglio ancora far parlare don Sturzo dal suo "Appello ai siciliani", ai più sconosciuto, composto tre mesi prima della sua morte, ormai prossimo agli ottantotto anni, quando affermava della sua Sicilia: " l’Isola che ci rende o dovrebbe renderci uniti, non nell’isolamento geografico, né in quello politico o culturale, ma nelle speranze di bene, nelle attività di lavoro, nel progresso morale e materiale, nel desiderio di affermarla quella che dovrebbe essere: perla del Mediterraneo>>. " una invocazione che estenderemo da Catania e Caltagirone, ancora una volta, a tutti gli uomini di buona volontà, con la convinzione che questa speranza di bene potrà unire e rifecondare la ricca Europa come tutti i meridioni del mondo.

(Enzo Agliuardi)

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