SOCIETA’/ Etica e competenze: il circolo virtuoso della crescita

- La Redazione

Negli studi socioeconomici è oramai diffuso il concetto di capitale umano e soprattutto di capitale sociale. Quest’ultimo è un valore che, anche sotto il profilo dottrinale – spiega EMILIO CAMPANILE -, ha ricevuto attenzione all’inizio degli anni novanta negli studi scientifici.  

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L’impresa è un insieme di risorse immateriali, materiali e umane. Queste ultime sono certamente le risorse più importanti, soprattutto per le imprese che operano in settori in cui per la produzione di beni o servizi sono determinanti le tecnologie o il know how, ovvero settori ad elevato valore aggiunto che richiedono la partecipazione di operatori dotati di esperienza e professionalità elevate. Negli studi socioeconomici è oramai diffuso il concetto di capitale umano e soprattutto di capitale sociale. Quest’ultimo è un valore che, anche sotto il profilo dottrinale, ha ricevuto attenzione all’inizio degli anni novanta negli studi scientifici sulla comparazione dei processi di modernizzazione e sviluppo in diversi paesi.


L’attività d’impresa

L’attività d’impresa è il frutto delle attività organizzate di persone che operano per promuovere e produrre beni e servizi e realizzare obiettivi economico/finanziari coerenti con le aspettative degli azionisti. Ciò vuol dire che la vita dell’impresa è un continuo fluire di relazioniall’interno del “sistema impresa”, del “sistema mercato” (clienti e fornitori), degli operatori professionali del mondo dei servizi (professionisti, istituzioni finanziarie, ecc …) e con i rappresentanti delle istituzioni. Le relazioni a cui si fa riferimento sono sia di natura interpersonale sia di natura sistemica, come quelle che si intrattengono a livello istituzionale.

Di certo vi è che tali relazioni generano frutti quando sono basate sulla fiducia che deve innanzitutto instaurarsi tra le persone all’interno dell’impresa e poi con i soggetti con i quali l’impresa si relaziona. La fiducia è il valore intorno al quale un’impresa costruisce il proprio futuro e che consente la realizzazione dei progetti di sviluppo dell’attività aziendale. E’ il valore che consente di colmare le asimmetrie informative che nelle relazioni economiche esistono sempre tra le parti interessate. Se i soggetti che entrano in relazione con una impresa, siano essi clienti, fornitori o finanziatori, disponessero di tutte le informazioni non vi sarebbe alcuna necessità di far ricorso alla fiducia.

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La fiducia come base

 

Tuttii rapporti economici si fondano sulla fiducia poiché è estremamente raro il caso in cui si riesca a disporre di tutte le informazioni "verificabili" necessarie a prendere delle decisioni relative agli scambi che di volta in volta si realizzano con le controparti. L’esigenza di valutare ed erogare fiducia sorge quando non è possibile prevedere il comportamento delle persone con cui si interagisce. La fiducia si traduce quindi in una aspettativa positiva relativa all’esito delle relazioni economiche intraprese. In sintesi la fiducia è relativa al fatto che la controparte non manipolerà le informazioni per rappresentare un’immagine alterata e distorta della propria realtà/identità (e dei propri prodotti/servizi) e che non assumerà comportamenti lesivi.

La fiducia tende a rendere stabili i rapporti di cooperazione e quando produce riscontri positivi contribuisce in modo determinante allo sviluppo di un circolo virtuoso di scambi e di collaborazione. La fiducia è un asset dell’impresa e delle persone che ne fanno parte ed è fortemente connessa al valore del capitale sociale. Dove il capitale sociale è solido e si accresce altrettanto elevato sarà il credito, ovvero la fiducia di cui gode l’impresa. L’estensione della fiducia, nel senso della diffusione delle relazioni di cooperazione, è uno dei principali fattori di sviluppo del processo di modernizzazione e genera un clima favorevole alla mobilitazione delle risorse economiche e degli investimenti.

 

Sotto il profilo etico la fiducia ha due aspetti che rappresentano due facce della stessa medaglia: da un lato vi sono i valori etici del soggetto, intesi come costumi e comportamenti dettati dai valori morali che li determinano (onestà, correttezza, buona fede, ecc…), dall’altro la responsabilità professionale. Mentre è abbastanza scontato che la fiducia si accordi a soggetti meritevoli sotto il profilo etico, benché non sempre sia agevole riconoscere le persone meritevoli di tale stima, altrettanto non è relativamente alla responsabilità professionale del soggetto che chiede fiducia.

 

 

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 Rispondere alle aspettative

La meritevolezza sta anche nella capacità professionale di rispondere alle aspettative di coloro che accordano la fiducia, come nel caso dell’impresa che commissioni dei servizi piuttosto che la realizzazione di opere o impianti. L’etica definisce la condotta dell’affidatario il quale deve essere consapevole dei suoi mezzi e delle proprie capacità professionali per non deludere le aspettative dell’affidante, producendo talora gravi danni. In questo senso etica e responsabilità professionale, intesa anche come capacità e abilità adeguate al mandato ricevuto, si fondono.

La causa che determina la necessità di ricorrere a valutazioni relative all’affidabilità delle controparti risiede sempre nel problema delle asimmetrie informative. Il valore dei comportamenti etici, anche nel senso della responsabilità professionale, che caratterizzano l’impresa è a sua volta il fondamento della fiducia, intesa come asset dell’impresa. La quotazione è certamente una opportunità economico/finanziaria poiché consente di reperire i mezzi finanziari necessari a realizzare i progetti di crescita dell’impresa ma è soprattutto un passaggio culturale di apertura ad un più ampio ventaglio di relazioni con soggetti economici con i quali confrontarsi e ai quali richiedere "cooperazione" per la realizzazione degli obiettivi dell’impresa. La quotazione è anche un’opportunità per accrescere il valore professionale dell’azienda.

Gli eventi tracciabili

In particolare l’organizzazione dovrà tradurre molti dei comportamenti, relazioni e processi decisionali informali, non soggetti a specifiche procedure, in eventi "tracciabili" in cui siano chiare le attribuzioni di responsabilità e dotarsi di nuove procedure che rendano più trasparenti e verificabili le attività aziendali. L’attività aziendale si svolge attraverso una serie di atti di attribuzione di fiducia a terzi e di richiesta della stessa. Secondo modalità più o meno formalizzate e con maggiore o minore consapevolezza gli organi aziendali gestiscono i rischi, come ad esempio il rischio controparte, attraverso informazioni relative al merito creditizio quali la consistenza economica, finanziaria e patrimoniale del soggetto terzo, o il rischio operativo. Quest’ultimo si manifesta in molte forme e coinvolge sia le risorse interne all’azienda sia gli operatori del mercato con cui essa si relaziona.

Nell’impresa quotata la gestione e la valutazione dei rischi è una tra le principali attività a richiedere conduzione professionale secondo procedure formali relative sia alla fase di assunzione sia di controllo degli stessi. Il valore dell’asset fiducia, inteso come patrimonio aziendale, è strettamente connesso alla capacità di gestire il rischio d’impresa. Un rilevante passaggio culturale riguarderà la necessità d’informare periodicamente gli stakeholder, cioè tutti i portatori d’interessi verso la società, secondo gli schemi in uso, con particolare riguardo al posizionamento "rischio d’impresa" complessivo oltre che ai progetti di sviluppo.

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 No alle asimmetrie informative

L’implementazione di nuove procedure, controlli, e l’organizzazione di forme di comunicazione professionalmente strutturata risponde anche alla necessità di ridurre le asimmetrie informative tra soggetti economici affidanti e l’impresa affidataria quotata. Nelle piccole e medie imprese non quotate le relazioni con il mondo esterno si sviluppano essenzialmente con clienti e fornitori relativamente all’attività produttiva e commerciale e con banche e professionisti (dottori commercialisti e avvocati) per gli aspetti amministrativi e finanziari. La comunicazione è frequente e diretta, basata prevalentemente su rapporti personali, condotti spesso oralmente.

 

La quotazione, seppur in un mercato specializzato per le PMI con regole "semplificate", comporta un mutamento della qualità delle relazioni con i nuovi soggetti a cui si rivolge l’impresa e la necessità di organizzare la comunicazione in modo formale e professionalmente strutturato. Questo è un passaggio culturale rilevante per i vertici aziendali che richiede volontà e sensibilità al cambiamentoin una visione ampia delle relazioni e del futuro. Di certo può rappresentare un primo passo verso la successiva quotazione al mercato Expandi o Star.

La quotazione può contribuire ad elevare il capitale sociale dell’impresa e quindi il valore della stessa innalzando anche il livello di responsabilità professionale che si estende ad un ventaglio di nuovi soggetti con i quali comunicare, gli investitori e gli "osservatori" professionali (analisti finanziari, stampa specializzata) che guarderanno alla società con interesse quale fonte di opportunità d’investimento e di profitti. Potrà accadere che l’impresa oltre ad attrarre capitali di rischio e di debito riuscirà, attraverso l’accrescimento della propria reputazione, ad attrarre anche risorse umane di qualità, alle quali altrimenti non avrebbe accesso. Figure di elevata esperienza e standing professionale sono generalmente restie ad assumere rischi relativamente alla propria carriera e prestano molta attenzione alle esperienze che la compongono.

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L’aumento del valore

Le opportunità dell’impresa sono sempre legate alla crescita, allo sviluppo e all’allargamento del business finalizzate all’aumento del valore. Il maggior valore di un impresa scaturisce quindi da un processo di crescita di cui beneficiano gli stakeholder, detentori di capitale di rischio e o di capitale di debito, i fornitori e i clienti, i professionisti e tutti i dipendenti che concorrono alla sviluppo dell’attività imprenditoriale.

Infine è bene ricordare che molti studi hanno provato che l’accrescimento del capitale sociale, e quindi di relazioni professionali di cooperazione basate sull’estensione della fiducia, contribuisce allo sviluppo dell’efficienza e della dimensione delle imprese. In particolare si ha una significativa correlazione tra il capitale sociale e la maggiore intensità di capitale delle attività produttive. Il capitale sociale è più sviluppato nei paesi in cui è più alto e diffuso nella società il valore dell’etica del lavoro.

 

 (Di Emilio campanile, presidente Ucid-Unione Cristiana
Dirigenti Imprenditori Napoli
)

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