Le metodologie “agili” nell’ITC: una risorsa per fronteggiare la crisi.

- La Redazione

Roberto Bera, esperto di informatica, nello spiegare alcune tipologie di programmazione “ client friendly” invita altri lettori interessati ad intervenire sull’argomento.  

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Il cosiddetto ITC (Information and Communication Technologies) sarà sempre più rilevante per le aziende, e non solo, ed è quindi importante che l’uso di queste tecnologie sia il più “amichevole” e agile possibile. Di questo ci parla Roberto Bera.

A partire dagli anni 80 lo sviluppo del software ha sempre più assunto le caratteristiche di un prodotto industriale; per la gestione dello sviluppo e del mantenimento dei sistemi informatici sono state adottate metodologie di tipo ingegneristico: definizione delle specifiche, analisi, pianificazione, sviluppo, test… secondo una procedura “a cascata” (Waterfall). Ma già negli anni 90 era chiaro che il “Waterfall” non era un metodo adeguato all’oggetto. Nel febbraio 2001 “guru” di diverse aziende informatiche ed istituti di ricerca, soprattutto americani, si incontrarono a Snowbird, nello Utah, per discutere su questo tema. Dall’incontro emersero una serie di principi che si trovano in www.agilemanifesto.org.

Esistono diverse metodologie “agili” (Scrum, FDD, extreme Programming…) che applicano questi principi. Ritengo che le linee guida del “manifesto agile” e di conseguenza l’adozione o almeno l’approccio ponderato ad una di queste metodologie possano essere un fattore vincente per le aziende che operano nell’ITC, proprio in questo periodo di crisi. Nelle procedure agili si da molta importanza al fattore umano di chi esegue il lavoro, ma per un lettore di questo giornale on-line, parlare del fattore umano è un discorso già affrontato da autori con più autorevolezza e competenza di chi scrive.

Vorrei invece soffermarmi su un altro punto. Le metodologie agili permettono al cliente di cambiare i requisiti funzioni (le specifiche) in corso d’opera. Meglio: prevedono delle regole con cui il cliente può cambiare le funzionalità in corso d’opera.

L’elenco dettagliato di funzionalità da sviluppare e di conseguenza un piano di test predefinito è sicuramente un fattore di sicurezza per chi deve sviluppare il sistema informatico. Ma questa sicurezza si ribalta in un fattore di rischio sul potenziale cliente. “Quello che compro oggi, sarà proprio quello che mi servirà per il mio business/servizio tra sei mesi e più?” Chi comprerebbe mai un auto solo leggendone le note tecniche, senza mai averne visto una dello stesso modello? Sebbene un artefatto dell’ingegneria civile sia più facile da immaginare, gli architetti spesso presentano le loro opere con modellini. Per i sistemi ITC nulla di tutto ciò?

Nell’ITC i potenziali clienti si trovano nella situazione paradossale di avere la consapevolezza di doversi innovare tecnologicamente ricorrendo alle risorse informatiche e d’altro canto, soprattutto in una situazione di crisi, che un investimento sbagliato, cioè senza un ritorno adeguato, potrebbe avere effetti catastrofici.

Secondo i processi agili, seppur con alcune differenze, si ha un processo iterativo. Si delinea inizialmente une elenco funzionale di massima (“product backlog”) e si affinano i dettagli soltanto per le funzionalità di ogni prossimo singolo rilascio, che deve avvenire a scadenza molto ristrette. Il cliente può ri-tarare le sue esigenze nella definizione dettagliata di ogni nuovo rilascio in base ai feed-back avuti grazie alle versioni precedenti ed alle sue esigenze mutate o meglio comprese. Al cliente è data l’opportunità di avere un prodotto più consono alle sue necessità che emergono man mano che utilizza già alcune funzioni. Riduce così il suo rischio senza ribaltarlo su chi sviluppa.

La “filosofia” agile non si esaurisce qui. Ha molti punti in sintonia con il principio di sussidiarietà; Per questo ho ritenuto opportuno segnalarlo ai lettori e sarebbe bello che chi tra di questi opera nel settore ITC presentasse le sue esperienze e considerazioni.

Roberto Bera – esperto di informatica

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