In morte di Natalia Estemirova

- La Redazione

Francesca Cenerelli è rimasta colpita, come noi e  tanti altri, dal brutale assassinio di Natalia Estemirova, morta come la sua amica Anna Politkovskaya per aver difeso il diritto a vivere liberi.  

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Francesca Cenerelli è rimasta colpita, come noi e tanti altri, dal brutale assassinio di Natalia Estemirova, morta come la sua amica Anna Politkovskaya per aver difeso il diritto a vivere liberi.

 

Come te lo immaginavi tu questo maledetto momento? Te lo immaginavi nitido, solenne, vicenda centrale, affare che dura e si marchia sul cuoio del Tempo? Te lo immaginavi in azioni soppesate, lucide? Invece no. Te lo immaginavi come lo hai visto fare altre volte. Come lo raccontava Anna, nei suoi diari 2003 – 2005. te lo immaginavi per quel che è, squallido momento che non si ricorda nemmeno nella faccia e nella mente dei tuoi aguzzini. Te lo immaginavi coi sibili che passano inosservati, che si confondono con mille altri fruscii e micro rumori, come per esempio di vestiti strappati, di piedi trascinati; te lo immaginavi con l’esalazione polmonare, respiro e voce che non viene e non urla, che è sopraffazione e rassegnazione.

Te lo aspettavi. Perché pur scacciando questo momento, questo squallido momento, rituale che non si conficca nemmeno più nelle retini del conducente di fuoristrada portatore di destino di morte, lo sapevi che sarebbe arrivato anche per te. Perché c’erano, c’erano i tuoi assassini, esecutori che non hanno disobbedito agli ordini, che non si sono ribellati. C’era e c’è chi deporta ancora i vivi in campi di concentramento anonimi, esecuzione sommaria, sibilo di arma da fuoco e via. C’era e c’è chi, vigliacco, non si chiede perché, non si chiede se mai esista soluzione diversa.

Non te ne accorgi. Capita, capita mentre stai facendo le solite cose. Gesti ripetitivi come per esempio infilare la chiave nella toppa, chiudere il cancelletto del tuo palazzo, pigiare il tasto di chiamata dell’ascensore, entrare o uscire di casa. Definitivamente. Definitivamente. Non te ne accorgi. Non te ne accorgi perché sei come al solito scissa in due: una parte di te – il tuo corpo – compie meccanicamente e meticolosamente i rituali del mattino, del mezzogiorno o della sera, e l’altra parte – il cervello – sviluppa efficienza in programmi futuri: cosa farai oggi, cosa farai domani, dopodomani, fra un mese. Cerchi di scacciare da sempre quel momento. Non te ne accorgi ma ti arriva un brivido, non te ne accorgi ma sai benissimo cosa sta per succedere anche se non fai in tempo a pensarlo.

È tutto ridotto ad una manciata di secondi, meno di un minuto. Accade che percepisci una frenata brusca e assieme un fotogramma: un fuoristrada bianco. E sai già. Sai già cosa sta per succedere. Si posiziona fra te e il tuo domani, quella manciata di secondi, a dividervi per sempre. Per sempre. Endorfine che viaggiano alla velocità della luce si impossessano dei tuoi centri nervosi in lampi, scosse, sudore. Come te lo immaginavi tu questo maledetto momento? Te lo immaginavi nitido, solenne, vicenda centrale, affare che dura e si marchia sul cuoio del Tempo? Te lo immaginavi in azioni soppesate, lucide? Invece no. Te lo immaginavi come lo hai visto fare altre volte.

Cara Estemirova, suono secco aspirato tra le corde vocali, capelli appiccicati tra grumi di sangue, sudore e freddo di pochi attimi ceceni, dove tu hai voluto resistere, lottare, in quella Terra così martoriata, raccontatami da Anna Politkovskaija, che c’ero stata male da morire a leggere i suoi taccuini, a sentire su di me e dentro di me il momento del suo assassinio annunciato. Ma ora no. Ora no, non voglio, non voglio che le mie carni siano pasto squallido di momenti in cui tutto finisce. Voglio resistere. Resistere. Voglio pensare che domani, domani sì, una donna resisterà e firmerà l’epopea di un vincitore finalmente diverso. Brindo a quel momento con la certezza che ci sarà. Quel giorno ci sarà in tutte le terre martoriate.

Francesca Cenerelli, musicologa e ambientalista

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