Si può vivere così? Sì, si può vivere così!

- La Redazione

Di solito ci sembra impossibile che si potesse vivere come si viveva in passato. Eppure, come descrive Enzo Castellaneta, a quel modo di vivere dobbiamo ancor oggi moltissimo.    

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Enzo Castellaneta ci racconta la visita di un gruppo di amici a una abbazia di monaci basiliani, che ha generato una riflessione su come era la vita all’ombra dei monasteri e su cosa questo abbia significato per la storia d’Europa.

Domenica 5 luglio, insieme ad una settantina di amici, famiglie con e senza bambini, sono stato dalle parti del parco dei Nebrodi. Giornata assolata, calda, che, inizialmente, ti faceva venir voglia di  andare a sciacquettarti in mare. Invece, Santa Messa alle 11, nella moderna chiesa Madonna di Czestochova di Rocca di Caprileone, che conserva una pregevole copia del quadro venerato in Polonia, donata da Giovanni Paolo II. Celebrazione per noi, abbastanza veloce, ma sentita, diretta da un affabilissimo prete, dalla corta e semplice omelia, grazie a Dio. La dolce Antonella ha diretto il nostro minicoro, che si è esibito in modo pregevole, cantando lei stessa mirabilmente, alla fine,  una struggente preghiera alla Madonna Nera.

Quindi via per Portella Gazzana, nel cuore del Parco, con le macchine una dietro l’altra che si inerpicavano lungo le pendici dei monti, alcuni verdissimi di boschi, altri arsi di sole, su una strada tutta curve, oltre le quali sbucava, di tanto in tanto, un paese o una contrada, che si estendeva dalla valle fin sui fianchi dei monti circostanti: un presepe d?estate. Intorno alle 13 eravamo tutti con i piedi sotto i tavoli di un ristorante: abbiamo mangiato bene e bevuto altrettanto, in serenità e allegria.

Dopo circa due ore ci siamo rimessi in macchina per raggiungere l’Abbazia Basiliana di Fragalà: altre curve, per la delizia di chi soffre il mal d’auto, ma anche altro panorama mozza-fiato. L’Abbazia, ciò che rimane di essa e dell’annesso convento, è appollaiata su un monte che domina una vallata oltre la quale si scorgono le sagome azzurrine delle isole Eolie. Un giovane del luogo, messo a disposizione, credo, dal Comune di Frazzanò ci ha guidato nella visita, a cui siamo stati introdotti da un breve inquadramento storico tenuto efficacemente da Rosetta.

Ho immaginato come più di mille anni fa quel luogo dovesse pullulare di monaci, ma anche di laici che abitavano, magari, le casupole circostanti. Persone semplici, il cui ideale di vita era dettato dalle Sacre Scritture, nel tentativo di imitare le comunità dei primissimi cristiani. Perché quei monaci pregavano e lavoravano e, intanto, comunicavano il modo di vivere cristiano fino a sostanziare di esso ogni pensiero e ogni azione di quelle popolazioni. E poi neghiamo le radici cristiane, quando la storia, i fatti parlano chiaro!

Scrive il filosofo americano Mac Intyre che: “uomini e donne di buona volontà si distolsero dal compito di puntellare l’Impero Romano e smisero di identificare la continuità della civiltà e della comunità morale con la conservazione di tale Imperium. Il compito che invece si prefissero, spesso senza rendersi conto di ciò che stavano facendo, fu la costruzione di nuove forme di comunità entro cui la vita morale potesse essere sostenuta in modo che sia la civiltà sia la morale avessero la possibilità di sopravvivere all’epoca incipiente di barbarie e di oscurità.”

Di questo occorre riconoscere il merito ai monaci basiliani e, successivamente, ai benedettini, i quali ricostruirono l’Europa, compresa l’Italia, dal basso, erigendo conventi ovunque fosse possibile, intorno ai quali nascevano dapprima piccoli agglomerati di case e poi paesi e poi città, dove il popolo viveva la presenza di Cristo in ogni istante della giornata, in ogni azione, anche, paradossalmente, in quelle delittuose. E di generazione in generazione quella forma di vita plasmava di sé tutti e tutto: la persona e la famiglia; il lavoro e l’arte; la convivenza e la società. Nella consapevolezza di dipendere da Dio. E poi dicono che era un’epoca oscura.

Finito il giro, ci siamo riuniti tutti nella chiesa, sulle cui pareti dovevano esserci degli affreschi pregevoli a giudicare dai pochi resti ancora visibili. Nell’abside, in alto, doveva essere rappresentata la Madonna, di cui rimane appena il volto dolcissimo, affascinante, che ha catturato il mio sguardo ripetutamente. Piuttosto emozionato ho parlato del monachesimo e dei monaci basiliani che si ispirano alla regola di San Basilio, Padre della Chiesa, vissuto nel IV secolo – in non più di dieci minuti. Quindi è stata la volta di Iano che ha illustrato egregiamente le caratteristiche architettoniche del complesso e i suoi rifacimenti. A questo punto gli amici Caterina, quale lettrice, Laura ed Enzo, quali cantanti, ci hanno deliziato con dei canti della cultura internazionale, introdotti da frasi di don Giussani tratte dal testo Si può vivere così?

Infine, la chiacchierata con Sebastiano Benenati, professore di religione, viticoltore e produttore di ottimi vini, appartenente al Gruppo Adulto. Il Gruppo Adulto è composto da uomini o donne che decidono di consacrare la propria vita a Cristo, in povertà, castità e obbedienza, pur conservando lo stato laicale e svolgendo la loro attività lavorativa e missionaria in seno alla società. Sono organizzati in case di soli uomini o solo donne, in non più di 7-8 per casa. Sebastiano sprizza umanità da tutti i pori, simpatia e allegria e una vena ironica e autoironica davvero sapiente. Ha raccontato di sé e della sua esperienza con una semplicità e una capacità comunicativa che ci ha piacevolmente sorpresi e affascinati.

Quando, giovanissimo, nel tentativo di trovare una risposta al suo desiderio di felicità, incuriosito da un amico, è andato a trovare gli amici di quest’ultimo, che erano di Comunione e Liberazione, questi gli hanno chiesto come si chiamasse. “Sebastiano” è stata la risposta. “Noi ti chiameremo Bastiano perché Gesu vuole che Lo si segua senzase, senza ma  e senza però.” E noi giù risate genuine, da bambini. Perché eravamo come bambini di fronte a quell’uomo da guardare parlare, ammirati e sedotti dalla sua certezza. La giornata si è conclusa così, ma non siamo andati via immediatamente, perché era come se non volessimo staccarci dalla bellezza di ogni momento vissuto, come se volessimo prolungarne l’incanto.

 Enzo Castellaneta, insegnante di elettronica in pensione

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