Ilaria Capua/ “Vaccini spray, cerotto o chip: la rivoluzione sarà il ‘fai da te’”

- Davide Giancristofaro Alberti

Ilaria Capua, professore universitaria e virologa, è convinta che bisognerà rivoluzionare le modalità di somministrazione dei vaccini

Ilaria Capua
Ilaria Capua (LaPresse, 2020)

Per sconfiggere il covid serve il vaccino, ma per fare in modo che la somministrazione del siero risulti agevole, bisogna modificare la stessa. Ne è convinta la professoressa universitaria e virologa, Ilaria Capua, che attraverso le colonne del Corriere della Sera, esterna la sua visione del futuro non tanto lontano: “Ci vuole una strategia che si basi sull’abbandono (finalmente) della catena del freddo per conservare, distribuire e somministrare i vaccini. Un mondo totalmente interconnesso deve capire che i vaccini del futuro dovrebbero essere recapitabili per posta e auto-somministrabili. Niente file, niente chiamate, niente viaggi in tanta malora per questa puntura salvavita”.

Per farlo bisognerà riuscire a rendere i vaccini esistenti stabili anche a temperature ambiente, come la stragrande maggioranza dei farmaci “la distribuzione – sottolinea – e la somministrazione rivoluzionerebbe davvero le nostre potenzialità di erogare prevenzione”, e le dosi giungerebbero anche in quegli angoli del mondo, si pensi ad esempio ai numerosi villaggi africani poverissimi, dove non vi è accesso all’elettricità.

ILARIA CAPURA: “QUESTO MOMENTO DI CONSAPEVOLEZZA RISCHIA DI PASSARE…”

Un’altra sfida in quanto a vaccini covid, è quella di modificare anche le modalità di somministrazione, ovvero, non solo tramite agopuntura, ma anche “in formato cerotto, spray, chip – prosegue ancora Ilaria Capua – che possono arrivare a destinazione anche senza un involucro gigantesco e refrigerante, che a oggi si è mostrato uno dei principali colli di bottiglia della logistica”. La professoressa descrive l’argomento come un dibattito che “plasmerà il futuro delle nostre società e proprio per questo motivo al tavolo ci devono stare tutti”, e bisognerà farlo subito, fin da ora, investire sul potenziamento dei virus e dei vaccini “perché questo momento di consapevolezza non ripasserà fino alla (ahimè) prossima pandemia”. Infine un commento sui laboratori sparsi per il mondo che trattano i vari coronavirus, a cominciare da quello forse più famoso, di Wuhan, verso cui numerosi Paesi occidentali puntano il dito. La Capua invita a porre un limite a queste attività, domandandosi: “Vogliamo trovarci fra un decennio con migliaia di laboratori che sviluppano potenziali virus rafforzati? Più contagiosi o più letali che rappresentano un rischio per l’umanità anche soltanto in quanto esistenti?”.



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