SCUOLA/ Io, madre di un bimbo disabile, vi racconto come mio figlio è accolto in una scuola paritaria

Abbiamo ricevuto, per conoscenza, dalla madre di un bambino frequentante una scuola associata alla FOE, questa lettera scritta in risposta ad una articolo apparso sul Corriere della Sera ed. Milano il 9 marzo. La proponiamo anche per i lettori de Ilsussidiario.net, a testimonianza dell’impegno profuso da tante scuole paritarie, insieme alle famiglie, per l’educazione dei bambini  “con difficoltà”

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Foto: Imagoeconomica

Abbiamo ricevuto, per conoscenza, dalla madre di un bambino frequentante una scuola associata alla FOE, questa lettera scritta in risposta ad un articolo apparso sul Corriere della Sera ed. Milano il 9 marzo u.s. e successivamente inviata al direttore del giornale. La proponiamo anche per i lettori de Ilsussidiario.net, a testimonianza dell’impegno profuso da tante scuole paritarie, insieme alle famiglie, per l’educazione dei bambini  “con difficoltà”

Il Paritario.net

Alcuni giorni fa (il 9 marzo u.s.) ho letto sul Corriere della Sera, nella Cronaca di Milano, un articolo che mi ha lasciata davvero molto perplessa. Così, dopo alcuni giorni di riflessione (dedicati anche a documentarmi….), ho deciso di rispondere.

Questo il titolo dell’articolo: «I presidi ai capi delle private: “La Vera parità? Anche voi dovete accogliere gli alunni difficili”». Il contenuto dell’articolo è in sostanza un perentorio atto di accusa dei presidi statali alle scuole private, colpevoli –a loro dire- di respingere gli alunni portatori di handicap e stranieri con la scusa che non hanno strutture per accoglierli e seguirli; una requisitoria che si conclude con la richiesta di “riservare alcuni posti, completamente gratuiti, a studenti disabili e immigrati”.

Io, a dir la verità, di scuole paritarie che accolgono alunni “difficili” ne conosco parecchie; infatti sono madre di un bambino disabile di 11 anni, iscritto sin dalla prima classe della primaria ad una scuola paritaria e, direi, felicemente inserito e seguito. Anzi, posso dire che verifico quotidianamente una cura e una disponibilità che non so quanto siano diffuse nelle scuole statali, almeno stando a quanto mi raccontano amici e conoscenti che hanno situazioni familiari analoghe alla mia.

Certo, paghiamo una retta; di più: per avere l’insegnante di sostegno –che le scuole statali hanno in abbondanza e gratuitamente!- la scuola  non statale si accolla costi ulteriori ed è costretta a svolgere continue azioni di fund raising, talvolta in collaborazione con associazioni di genitori costituite ad hoc (come nel mio caso).

A proposito: la legge 62/2000 non ha definito queste scuole “PARITARIE”….? Paritarie nei doveri, sicuramente, ma quanto a diritti…..

Per quel che ne so io, infatti, nel caso in cui i genitori ne facciano richiesta, questi istituti sono assolutamente tenuti ad accogliere gli allievi con disabilità, in condizioni di svantaggio, o con disturbi specifici di apprendimento, garantendo la presenza di docenti di sostegno specializzati. Ottimo, giusto, ma chi paga? Qualcuno sa quanto costa un insegnante di sostegno per un anno scolastico? Se consideriamo poi che le classi che accolgono studenti in situazione di handicap devono essere costituite da un numero ridotto di alunni, ci rendiamo conto dello sforzo che le scuole paritarie devono sostenere, visto che sopravvivono grazie alle rette corrisposte dalle famiglie?

Eppure lo fanno. Con grandi sacrifici per tutti, gestori e genitori. Però anche con grande disponibilità e attenzione alla persona. E in cambio di cosa? Ad esclusione delle scuole primarie parificate, che hanno fino ad oggi usufruito di un contributo ministeriale previsto da una convenzione con il Ministero (cifra che non consente la copertura totale delle spese per l’insegnante di sostegno), le altre scuole paritarie (dell’infanzia, secondarie di primo e di secondo grado) che accolgono studenti in condizioni di svantaggio non ricevono contributi sostanziali, anzi…. Eppure sono aperte a tutti, e si prendono cura dei propri alunni solitamente meglio di quanto accade nelle sovvenzionate, gratuite e spesso indifferenti scuole di Stato.

Dispiace creare contrapposizioni, ma non l’ho fatto io per prima; vorrei che tutti gli alunni disabili (o no) fossero accolti, amati e seguiti come meritano e come è seguito mio figlio; mi piacerebbe che tutte le scuole funzionassero come si deve, statali o non statali che siano.

Ma quando si assiste a così palesi deformazioni della realtà, stare zitti significa diventare complici della menzogna. E a me questo non va proprio.



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