ILVA, ARCELORMITTAL GUADAGNA DAI LICENZIAMENTI?/ Video Iene, “strategia industriale”

- Dario D'Angelo

ArcelorMittal ha un interesse economico ad abbassare la produzione e a licenziare gli operai dell’ex Ilva di Taranto? Ecco quale sarebbe la strategia industriale messa in atto

ex ilva 2019 iene
ArcelorMittal specula sull'ex Ilva? Foto Le Iene

Gaetano Pecoraro è tornato ad occuparsi del caso dell’ex Ilva. ArcelorMittal continua a procedere con i tagli nelle sue acciaierie europee ed a quanto pare si tratterebbe di una vera e propria strategia industriale messa in atto al fine di comprare aziende concorrenti per poi chiuderle successivamente. Un ex operaio ha commentato alla iena: “Si diminuisce il personale, si licenziano gli operai e ogni volta si accetta e si crede che andrà bene anche così. Ma alla fine dei conti chiudono tutto”. Pecoraro ha raccolto le testimonianze di vari ex operai in Belgio per comprendere fino in fondo quanto accaduto e cosa potrebbe accadere anche con l’Ilva. “Oggi è tutto finito, non c’è più niente”, dice ancora l’ex operaio che prese parte alla rivolta come molti altri colleghi. “Abbiamo combattuto ma sapevamo che avremmo perso”, dice Luigi, uno dei primi a perdere il lavoro in acciaieria e da allora la sua vita è cambiata, entrando in depressione e perdendo moglie e casa. A Liegi tutti hanno vissuto come una catastrofe la chiusura dell’acciaieria perché quello non era solo un lavoro ma una vera e propria identità da generazioni. Clicca qui per il servizio completo (Aggiornamento di Emanuela Longo)

ILVA, ARCELORMITTAL E NUOVA INCHIESTA DELLE IENE

E se dietro il passo indietro di ArcelorMittal dall’ex Ilva ci fosse in realtà la volontà del gigante dell’acciaio franco-indiano di speculare in Borsa? E’ questo il dubbio tremendo che emergerebbe dall’ultima inchiesta de Le Iene Show, in onda stasera su Italia 1 a partire dalle ore 21:15, firmata da Gaetano Pecoraro. Ma prima di entrare nello specifico della vicenda facciamo un breve ripasso della questione: lo stabilimento siderurgico di Taranto, acquistato dalla multinazionale dell’acciaio, è al centro di un contenzioso tra il governo e ArcelorMittal. Il gruppo franco-indiano, dopo aver rilevato lo stabilimento, ha lamentato la decisione da parte del governo di togliere lo scudo penale e ha annunciato la volontà di lasciare la fabbrica. Le trattative con il governo non hanno portato al risultato sperato: ArcelorMittal ha infatti presentato un piano che prevede 4700 esuberi. Veramente troppi. Ma è possibile che dietro questa strategia vi sia non tanto una logica industriale quanto di speculazione finanziaria?

ILVA, ARCELORMITTAL SPECULA SUGLI ESUBERI?

Gaetano Pecoraro delle Iene è volato in Belgio per incontrare alcuni operai che hanno una storia molto interessante da raccontare. Ciò che sta accadendo oggi all’ex Ilva di Taranto, infatti, è successo qualche anno fa all’impianto siderurgico di Liegi. La fabbrica dava lavoro a 10mila persone nella zona, interi quartieri di operai sorgevano intorno agli altiforni. E quando ArcelorMittal è arrivato a Liegi con l’intendo di acquistare l’impianto presentando un piano di investimenti importantissimo, le prospettive erano ottime. C’è voluto poco tempo, però, per rendersi conto che il colosso franco-indiano non aveva intenzione di rispettare i patti. Nel giro di pochi anni la fabbrica di Liegi ha chiuso, migliaia di persone hanno visto le proprie vite andare in frantumi e ArcelorMittal, racconta Frédéric a Gaetano Pecoraro, rimane impunito. Secondo l’operaio belga intervistato da Le Iene Show, dietro questo modo di fare industria vi sarebbe una speculazione finanziaria bella e buona, legata a doppio filo al business delle quote di CO2: “Hanno regalato a Mittal le quote di CO2 per produrre, ovvero i permessi per inquinare. E Mittal se le rivende in borsa, perché c’è un mercato di queste quote”. racconta l’ex operaio di Liegi. L’esperta di un’ong che si occupa di monitoraggio del livello dei gas inquinanti e del loro mercato, spiega i meccanismi di questo business hanno fruttato ai franco-indiani quasi 2 miliardi di euro in 5 anni. C’è questo sistema dietro il caos a Taranto?

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