ILVA/ I punti oscuri dietro il nuovo rinvio di Governo e ArcelorMittal

- Giuseppe Sabella

Il nuovo rinvio per un accordo tra Governo e ArcelorMittal sul destino dell’ex Ilva lascia non pochi punti oscuri che si spera possano essere chiariti

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ArcelorMittal, lo stabilimento ex Ilva di Taranto (LaPresse)

Ieri in Tribunale a Milano ArcelorMittal e i commissari dell’ex Ilva hanno chiesto un’ulteriore proroga al giudice per cercare di chiudere l’accordo per la permanenza della multinazionale franco-indiana a Taranto. La richiesta è stata formalizzata in udienza ed è stata accolta: il rinvio è stato definito al prossimo 6 marzo.

Se vi sarà accordo con i commissari ex Ilva, ArcelorMittal ritirerà l’atto di citazione e i commissari (ovvero il Governo) ritireranno il ricorso. Se dovesse saltare l’accordo invece non ci sarà alcuna proroga e si andrà alla discussione. A ogni modo, secondo i legali di Mittal l’esito della giornata di ieri prova la “seria intenzione di tutte e due le parti di portare avanti il negoziato”.

Ancora non vi sono accordi, ma nelle intese raggiunte si prevede un impegno diretto dello Stato in una newco, pagamenti dei canoni restanti da parte di ArcelorMittal (ridotti però del 50% rispetto agli accordi iniziali, ovvero 7,5 milioni di euro invece di 15), occupazione, investimenti. Si tratta di impegni programmatici, sui quali poi prepararsi a trattare la definizione di un addendum da inserire al contratto.

Si è appreso nelle ultime ore che non vi è intenzione da parte di Mittal di entrare nella nuova società che si occuperà di produrre il pre-ridotto e di gestire i forni elettrici. Si è appreso anche che l’azienda potrebbe lasciare l’Ilva il 1 novembre 2020, versando a titolo transattivo 400 milioni di euro più 100 milioni di euro per il magazzino di Ilva in amministrazione staordinaria nel frattempo utilizzato.

I legali di ArcelorMittal e la stessa ad Lucia Morselli negano questa possibilità: “Mittal non lascerà l’Italia”. Dal Governo fanno invece sapere che non è affatto detto che Mittal lasci l’ex Ilva. L’opzione varrà solo nel caso in cui non sarà realizzato l’investimento pubblico. Ma se Mittal non vuole entrare nella newco che realizzerà l’investimento pubblico – forni elettrici e pre-ridotto – perché dovrebbe essere così vincolante questo investimento a tal punto da indurre Mittal a lasciare o restare?

Tra un mese sapremo meglio, ma i punti oscuri non sono pochi.

Twitter: @sabella_thinkin

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