ILVA/ Le strane coincidenze sul futuro di Taranto

- Giuseppe Sabella

Si complica la situazione dell’ex Ilva. Lo scudo penale è stato messo in discussione e ciò allontana Arcelor Mittal

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ArcelorMittal (Foto: LaPresse)

Chissà se il sig. Lakshmi Mittal – quando poco più di un anno fa diventava di fatto proprietario dell’ex Ilva – immaginava che iniziasse una storia ancor più surreale di quella che aveva portato la sua impresa, ovvero il più importante player mondiale della siderurgia, a siglare uno storico accordo con Governo italiano e sindacati. In meno di un anno, prima il Conte 1 ora il Conte 2, gli stanno dando prova – anche agli investitori di tutto il mondo – che l’Italia è un Paese inaffidabile. Per cui, anche quando si giudica un caso come ad esempio Whirlpool, bisogna sempre considerare che nella testa di un investitore estero (che quando viene in Italia non può non sapere con chi ha a che fare) può esservi questo pensiero di fondo: “Proviamoci, vediamo come va”.

Un Paese come l’Italia che resta la seconda potenza manifatturiera d’Europa e tra le economie più avanzate del mondo, può permettersi – sempre che non voglia perdere terreno – di non offrire garanzie a chi investe? Perché è ciò che succede regolarmente.

Ma andiamo con ordine: cos’è successo in questi ultimi giorni che interessa al sig. Mittal? Vi sono almeno due fatti macroscopici da mettere in relazione: 1) in settimana si è appreso che Lucia Morselli sostituirà a effetto immediato Matthieu Jehl, ad che dal 2017 ha guidato Arcelor Mittal Italia; 2) poche ore fa è circolata invece l’indiscrezione che vi è un accordo M5s-Pd per togliere nuovamente il cosiddetto scudo penale di cui abbiamo più volte parlato.

Al di là dei ricordi che Lucia Morselli può suscitare per le vicende Thyssenkrupp di qualche anno addietro – ricordi che non hanno certamente entusiasmato lavoratori e sindacati al momento della sua fresca nomina in Arcelor -, è curioso come un cambio dirigenziale di tale livello preceda di poche ore la notizia dello scudo penale, anche in ragione del rapporto che proprio Morselli aveva con AcciaItalia, la newco costituita dalla multinazionale Jindal, dal gruppo Arvedi dalla holding DelFin del gruppo Luxottica e dalla Cassa depositi e prestiti di cui Morselli era appunto rappresentante all’interno del Cconsiglio di amministrazione della cordata che poi si ritrovò sconfitta da Arcelor Mittal.

I più ricorderanno che l’esito di quella gara – gestita dall’allora Ministro Carlo Calenda – fu molto contestato soprattutto da Michele Emiliano e Francesco Boccia, che proprio con Calenda ebbero scontri molto duri. Molti ricorderanno quanti dei problemi che videro in Luigi Di Maio (alla guida del Mise dopo Calenda) il principale ispiratore parevano proprio allineati alle proteste di Emiliano e Boccia. Bene, oggi fanno tutti parte della stessa compagine governativa, mentre Calenda (e Renzi) ha lasciato il Pd.

Ci ritroviamo oggi in una situazione in cui non possiamo sapere cosa succederà, auguriamoci che da parte di Mittal non vi sia un disimpegno totale, ma pare molto difficile nonostante la crisi del settore a livello internazionale e le pesanti perdite che tale crisi sta comportando (si parla di 200 milioni di euro al giorno). Quello di cui possiamo essere certi è che, nel giro di qualche giorno, assisteremo a qualche nuovo colpo di scena.

Twitter: @sabella_thinkin

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