ILVA/ Morselli, Invitalia e il “giallo” da 400 mln da risolvere

- Giampietro Castano

C’è un passaggio importante dell’intervista rilasciata da Lucia Morselli al Sole 24 Ore che fa avanzare una domanda importante per Invitalia

Ex Ilva di Taranto
Ex Ilva di Taranto (LaPresse, 2019)

Nei giorni scorsi l’AD di “Acciaierie d’Italia Holding” D.ssa Lucia Morselli ha rilasciato numerose interviste e dichiarazioni a quotidiani e agenzie, ricche di informazioni e molto elogiative del proprio operato, confutando la diffusa opinione che “a Taranto le cose non vanno per niente bene”. Così non è perché “i numeri dicono che, contro tutto e tutti, l’ex Ilva dopo circa 10 anni è di nuovo in utile”. Una dichiarazione forte e importante di chi gestisce l’azienda, che dovrebbe rassicurare quanti nutrono dubbi sul reale stato del più grande impianto siderurgico d’Europa. Un particolare rilievo ha avuto l’intervista rilasciata dalla D.ssa Morselli lo scorso 1° luglio al direttore responsabile del quotidiano economico Il Sole 24 Ore.

I commenti a questa intervista sono stati numerosi e anche un attento conoscitore delle vicende siderurgiche tarantine qual è il Prof. Federico Pirro, docente presso la Università degli Studi di Bari, è intervenuto su Il Sussidiario del 2 luglio con un articolo concluso con una domanda retorica: “Non sembrerebbe questa un’autocandidatura alla carica di amministratrice delegata anche con Invitalia, azionista di maggioranza dal prossimo anno?”.

In attesa di scoprire cosa accadrà, il Prof Pirro ripete “ancora una volta” una grave inesattezza sostenendo che gli impianti che “Acciaierie d’Italia” ha in affitto “sono tuttora di proprietà pubblica facente capo all’Amministrazione straordinaria”. Quegli impianti non sono di proprietà pubblica, ma sono pro tempore in capo a “Ilva spa in A.S.” la quale – in ottemperanza ai dettati della “Legge Marzano” (L. n 39 del 18 febb 2004) e attraverso gli organi previsti dal Dlgs 270/199 (Commissari e Comitato di sorveglianza) – ha un obiettivo molto chiaro: la conservazione del patrimonio produttivo, mediante prosecuzione, riattivazione o riconversione delle attività imprenditoriali.

Vi è un limite temporale entro il quale tali obiettivi debbono verificarsi, al termine del quale la società deve essere ceduta a nuovo imprenditore attraverso bando pubblico (cosa avvenuta solo parzialmente perché il tutto è ancora “affittato” fino al 2022). Se non si raggiunge l’obiettivo, i beni della società verranno sottoposti ai principi del fallimento. Con questo percorso si tenta il salvataggio dell’azienda in crisi anche al fine di tutelare l’occupazione e realizzare il massimo successo economico possibile e quindi rimborsare nel modo migliore i creditori di Ilva. Come si vede lo Stato svolge compiti di sorveglianza previsti dalla Legge, ma non è il proprietario di Ilva. Se vuole essere proprietario deve comprarsela, cosa che sta cercando di fare sborsando un bel gruzzolo nelle casse di A.M. Italia la quale a tutt’oggi è di proprietà di Mittal. Il Prof. Pirro è però in buona compagnia perché anche la D.ssa Morselli – che pure è esperta della materia avendo gestito altre simili vicende – parla di acquisizione degli impianti “dai Commissari che li gestiscono per conto della proprietà pubblica”.

Fatte queste precisazioni tutt’altro che irrilevanti come si vedrà, possiamo tornare all’intervista della D.ssa Morselli la quale, rispondendo a una delle “precise domande dell’intervistatore” sostiene che i 400 milioni versati da Invitalia sono già stati spesi tutti: 200 per i rimborsi delle quote di CO2 (ma perché è stato fatto questo rimborso?) e 200 ai “Commissari del Ministero dello Sviluppo Economico” (di nuovo!!??). E perché tanta generosità verso i Commissari? Forse per pagare le rate non ancora pagate del canone di affitto? Quindi, nella logica sbagliata della D.ssa Morselli, i 400 milioni di Invitalia sarebbero una sorta di partita di giro: lo Stato me li da e io Mittal generosamente li restituisco; quasi un affare per lo Stato che entra in A.M. Italia e ha (per ora) il 50% dei diritti di voto senza pagare nulla. Ma non è assolutamente così: quei soldi sono serviti per pagare debiti di A.M. Italia. I 200 milioni ai “Commissari del Mise” non vanno nelle casse dello Stato, ma serviranno per rimborsare i creditori quando si procederà alla liquidazione di Ilva in A.S.

È molto semplice da capire e sorprende che un attento giornalista e un prestigioso professore universitario non abbiano compreso la chiarezza delle dichiarazioni della D.ssa Morselli. Ricordo solo che un argomento molto dibattuto durante la trattativa che ha portato all’accordo di dicembre 2020 (le cronache ne hanno parlato diffusamente, compreso Il Sole 24 Ore) ha riguardato proprio il canone d’affitto che Mittal insistentemente chiedeva di ridurre addirittura del 50%, altrimenti se ne sarebbe andato. La riduzione del canone non era possibile, perché si sarebbe dovuto mettere in discussione l’esito della gara per l’acquisizione di Ilva. Com’è stato risolto questo problema? La D.ssa Morselli ci fornisce un forte indizio quando dice che 200 milioni sarebbero serviti per pagare rate arretrate a Ilva in AS. Ma dice anche un’altra cosa molto importante, ovvero che “il contratto tra Arcelor Mittal ed Invitalia è molto chiaro al riguardo, e io lo sto rispettando alla virgola, compresa la parte che riguardano gli esuberi temporanei”. Con questi argomenti, tra l’altro, si è rivolta al Ministro Orlando che le chiedeva di soprassedere al ricorso alla Cig per lo stabilimento di Genova. Quindi si deve concludere che esistono accordi (patti parasociali direbbero gli esperti) molto dettagliati che regolamentano ogni aspetto gestionale ed economico finanziario del Gruppo.

Su questo punto forse un chiarimento di Invitalia si rende necessario: per quale ragione è stato concordato che i soldi dello Stato venissero usati per pagare i debiti di un privato anziché fare investimenti (e sappiamo tutti quanto siano urgenti questi investimenti)? Anche Invitalia pensa che i 400 milioni già versati – soldi dei contribuenti – siano rientrati nelle casse dello Stato come sostiene l’AD della ex AMI Italia ora “Acciaierie d’Italia”? Personalmente non credo ci sia qualcuno, tra gli estensori di quell’accordo e soprattutto tra quanti lo hanno politicamente avallato, che pensi una cosa del genere.

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