Imane Fadil, famiglia contro archiviazione/ “Non considerato ritardo nella diagnosi”

- Silvana Palazzo

Imane Fadil, famiglia presenta opposizione alla richiesta di archiviazione della Procura. L’avvocato Mirko Mazzali: “Non considerato ritardo nella diagnosi”. I punti ancora oscuri

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Imane Fadil (LaPresse)

La famiglia di Imane Fadil non accetta l’archiviazione dell’inchiesta e chiede nuove indagini sulla morte dell’ex modella. E infatti l’avvocato Mirko Mazzali, legale della famiglia, ha depositato oggi l’istanza di opposizione all’archiviazione che la Procura ha chiesto in merito all’indagine aperta dopo la morte della testimone del processo Ruby. L’inchiesta, aperta per omicidio volontario, aveva concluso che Imane Fadil è morta per una malattia rara, di cui restano però sconosciute le cause. Ma la lunga vicenda, apertasi il 1 marzo scorso dopo un mese di agonia della ragazza in ospedale, non si è ancora chiusa. Inizialmente la procura milanese aveva ipotizzato che si trattasse di una morta per avvelenamento, poi dopo gli esiti dell’autopsia ha chiesto l’archiviazione visto che gli accertamenti medici avevano riscontrato che si fosse trattato di una morte per cause naturali. Ma gli esiti non sembrano convincere i familiari di Imane Fadil che si aspettano chiarimenti sui punti oscuri di questa vicenda.

IMANE FADIL, FAMIGLIA CONTRO ARCHIVIAZIONE “RITARDO NELLA DIAGNOSI”

Per i familiari di Imane Fadil i pm che hanno chiesto di archiviare l’inchiesta «non analizzano l’elemento ritardo della diagnosi in relazione alla possibilità di un’efficace cura della malattia che ha causato la morte della paziente». L’avvocato Mirko Mazzali nel documento di opposizione all’archiviazione chiesta dalla Procura riporta anche le conclusioni dei consulenti della famiglia. Ci sono quelle del medico legale Michalangelo Casati e dell’ematologo Luciano Isa. Dalle conclusioni è emerso che «un’anticipata disponibilità del dato di istologia midollare avrebbe consentito, qualora correttamente interpretato, l’avvio dell’opportuna terapia immunosoppressiva in una fase ancora lontana da una condizione clinica di vero e proprio end stage». Ritengono dunque che la diagnosi sia arrivata tardi: la cura, se fatta per tempo, avrebbe potuto salvare Imane Fadil, come salva l’80 per cento dei malati giovani di aplasia midollare. E quindi per la famiglia la morte improvvisa e non prevista potrebbe essere segno di scarsa diligenza e perizia da parte dei medici.

MORTE IMANE FADIL, I PUNTI ANCORA OSCURI

Negli organi, nel sangue e nell’urina di Imane Fadil sono state trovate tracce di piridina, sostanza altamente tossica. Per i pm è residuo di un farmaco, ma la famiglia dell’ex modella spiega che non è stato verificato se potesse essere l’effetto di un farmaco degradato. I periti della Procura hanno poi esaminato la presenza di metalli pesanti nel corpo della ragazza. Nessuno di essi da solo avrebbe potuto provocare l’avvelenamento mortale ma, come riportato dal Fatto Quotidiano, non sono stati valutati gli effetti della presenza contemporanea di tante sostanze anomale. E poi ci sono i raggi alpha e gamma trovati nei campioni di sangue e urina il 12 febbraio scorso. Solo a marzo sono state effettuate altre rilevazioni. I periti non hanno neppure sollevato il problema di un’eventuale colpa professionale dei medici che hanno visitato Imane a casa sua il 24 gennaio senza ordinarne il ricovero.

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