Immunità di gregge Covid-19/ Il virologo “ha logica”, lo pneumologo “teoria sballata”

- Emanuela Longo

Immunità di gregge di Johnson contro il Coronavirus: la teoria del premier inglese appoggiata dal virologo Giulio Tarro “ha una sua logica”

coronavirus uk
Il premier britannico Boris Johnson (LaPresse)

La teoria dell’immunità di gregge di Boris Johnson è stata duramente attaccata anche dal pneumologo di fama internazionale Zhong Nanshan. Il medico cinese ha parlato in conferenza a Guangzhou, contestando duramente la teoria del premier britannico, che punta alla diffusione del coronavirus a livello generale in Gran Bretagna, anche a costo di pagare uno scotto pesante in termini di morti, per ottenere una sorta di immunità generale. “L’immunità di gregge non risolverà il problema. Non abbiamo ancora prove che dimostrino che, se si è stati infettati una volta, si è immuni per la vita. Il nostro prossimo passo è sviluppare vaccini efficaci, che richiedono una cooperazione a livello globale. Ao che alcuni Paesi hanno fatto un buon lavoro spiegando alle persone di diffidare del virus e di non trattarlo come un’influenza. La nostra stima del controllo globale entro giugno si basa sulle misure positive adottate nei paesi colpiti, ma se il mondo non darà grande importanza alla minaccia e all’infettività del virus attraverso interventi drastici, questo lasso di tempo potrà essere esteso.” Dunque il modello italiano viene considerato da Zhong ben più affidabile, con la teoria dell’immunità di gregge che potrebbe al contrario allungare nel tempo la pandemia. (agg. di Fabio Belli)

IMMUNITÀ DI GREGGE DI JOHNSON: GIULIO TARRO FUORI DAL CORO

Il premier inglese Boris Johnson e la sua teoria sull’“immunità di gregge” ha fatto non poco discutere. A suo dire sarebbe opportuno portare ad infettare il 60% della popolazione inglese in modo tale da fargli sviluppare gli anticorpi rendendoli così immuni dal virus. Per qualcuno le sue parole rappresentano un atto irresponsabile se non addirittura criminale, eppure a dire la sua schierandosi dalla parte di Johnson è il prof Giulio Tarro, tra i virologi più importanti al mondo, nonché candidato al Nobel per la Medicina nel 2015. L’esperto, in una intervista a Il Giornale online, ha espresso la sua teoria certamente fuori dal coro. Il prof Tarro ha spiegato in cosa consiste l””immunità di gregge”: “E’ quella che normalmente si cerca di ottenere con una vaccinazione verso un determinato agente che può essere un virus o un batterio. Attraverso questa si riesce ad ottenere il 95% della risposta immunologica delle varie persone, per questo si parla di “gregge”. Il che vuol dire arrivare ad un numero che ci rende abbastanza tranquilli sul fatto che quell’agente non circolerà più, perché troverà gente vaccinata e quindi verrà bloccato”. Sulla decisione intrapresa dal primo ministro inglese, Tarro è convinto che questa sia stata adottata solo dopo aver consultato opportunamente chi di dovere: “Sono certo che alle spalle potrebbe esserci l’Università di Cambridge o quella di Londra, o gente molto valida sul campo”, dice il virologo. In tal caso, la tesi sarebbe che “proteggendo le persone che potrebbero risentirne di più come gli anziani o quelli affetti da altre malattie, di far circolare liberamente il virus, non usando quindi le misure che stiamo attuando noi come il rigore e l’isolamento, per cercare di debellare quella che tutto sommato è una malattia che al 96% si risolve senza mortalità. Quindi in base a questo noi avremmo un’immunità di tutta la popolazione”.

IMMUNITÀ DI GREGGE DI JOHNSON: LA SPIEGAZIONE DEL VIROLOGO

Nonostante la spiegazione dell’esperto, la scelta di adottare la strategia dell’“immunità di gregge” comporta più di un dubbio. Mentre nel resto del mondo vengono adottate misure di contenimento al fine di limitare la diffusione del coronavirus, la decisione del premier inglese non potrebbe essere fin troppo azzardata? Il virologo Tarro ha però avanzato una sua spiegazione: “C’è una logica in questo, Non bisogna fossilizzarsi su certe situazioni o perché sono di routine o perché sembrano più semplici, oppure perché fino ad allora si è fatto in quel modo. E’ anche bene avere la mente che possa spaziare. Colombo ha scoperto l’America perché ha deciso che magari c’erano le Indie da quel lato”. Ma nel caso in cui l’Inghilterra dovesse realmente adottare questo metodo, cosa rischiano concretamente i paesi che invece hanno scelto l’isolamento? Potrebbero crearsi nuovi focolai? “Presumo di no, perché se il virus circola produrrà un’infezione e l’infezione porterà anche la risposta dell’organismo con degli anticorpi, quindi questi saranno soggetti che saranno immuni. Il 95% degli Inglesi sarà quindi protetta dal Coronavirus”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA