REAL ESTATE/ C’è un “tesoretto” che può aiutare lo sviluppo

- Antonio Intiglietta

Il Real Estate, salvo eccezioni, vive un’impasse. Prioritari per il paese il tema delle destinazioni d’uso di beni e aree e la capacità di aprirsi al mercato globale. Di ANTONIO INTIGLIETTA

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(Infophoto)

Il Real Estate, vera infrastruttura del Paese, vive un momento cruciale. Se è vero (e ce lo auguriamo tutti) che siamo alla vigilia di un’iniezione di carburante nel motore della ripresa, è altrettanto evidente il perdurare di una situazione di grande difficoltà per la nostra economia. Nell’ottica della valorizzazione del patrimonio pubblico (ed eventualmente privato) si osservano due tendenze. Da una parte vi è la tenuta, sotto il profilo dell’appetibilità, dei beni d’eccellenza: unicità come i cosiddetti Trophy Building, che per la loro bellezza storico-architettonica godono di un’attenzione inalterata da parte degli investitori. Dall’altra registriamo l’interesse verso le “occasioni” immobiliari, oggetto di inevitabile repricing, unica variabile che oggi smuove le sorti di un mercato ingessato.

La riapertura della partita strategica inerente alla valorizzazione del patrimonio pubblico e privato del Paese impone trasparenza e realismo. Occorre, infatti, evitare la continua promozione di valori teorici, iscritti unicamente nel libro dei sogni della Pubblica Amministrazione e dei bilanci delle imprese, e, allo stesso tempo, è necessario sfuggire dalla logica di fare cassa a tutti i costi, svendendo beni e depauperando il patrimonio. Il percorso non è certo privo di insidie, ma sarebbe bene cominciare a rimuovere quelli che sono gli ostacoli che già in passato hanno sbarrato la strada a simili operazioni.

Il primo passaggio riguarda la questione delle destinazioni d’uso di beni e aree. L’incertezza al riguardo, unita al rischio di procedure lunghe e farraginose, ci rendono deboli sul mercato. Per recuperare credibilità servono provvedimenti in grado di ridurre al massimo i tempi amministrativi, rendere essenziali gli obiettivi, rimuovere vincoli che non hanno più ragion d’essere, definire elementi di compatibilità col contesto urbano, ambientale e sociale. In questo modo si renderebbero gli operatori “liberi” di definire funzioni e destinazioni di nuove iniziative di sviluppo urbano. Possiamo chiamarla liberalizzazione o in qualunque altro modo, ma l’obiettivo vero è sconfiggere quella logica dirigistica e statalistica, politicamente trasversale, che rappresenta un ostacolo alla crescita del Paese. Lo sviluppo, infatti, non potrà mai avvenire partendo dai pregiudizi personali, ma solo ed esclusivamente da quello che la realtà ci impone. Se ci fosse uno scatto culturale da parte della nostra Pubblica Amministrazione, la classe imprenditoriale sarebbe in grado di generare nuove iniziative e, di conseguenza, posti di lavoro. Già, perché riqualificazione e occupazione, insieme all’innovazione e all’internazionalizzazione, sono tra i fattori fondamentali per la ripresa economica del Paese.

Il secondo grande tema riguarda la comunicazione al mercato. All’interno di un contesto europeo in cui, a differenza di altri competitors, non offriamo condizioni di vantaggio giuridico, legale o fiscale, è importante poter valorizzare al meglio i nostri punti di forza. Mi riferisco alla storia, alla ricchezza culturale, alla bellezza artistico-paesaggistica, che, insieme ad un approccio umano in grado di generare simpateticità, ci rendono unici al mondo. Se a questi plus aggiungessimo maggiore trasparenza giuridico-amministrativa, la certezza dei tempi e una dose di pragmatismo nella valutazione del valore del nostro patrimonio, potremmo porci sul mercato con la concreta possibilità di generare risultati positivi.

Questo metodo di lavoro sta alla base di EIRE Expo Italia Real Estate. E ci abbiamo seriamente provato durante la scorsa edizione, realizzando il book digitale The Best of Italy. Su quello strumento, dedicato esclusivamente agli investitori, abbiamo raccolto le migliori opportunità di sviluppo, le professionalità e i potenziali partner finanziari per realizzare operazioni immobiliari.

Da quell’esperienza ritengo che sia scaturito un vero richiamo agli operatori pubblici e privati che possono generare un punto comune di promozione e comunicazione per attrarre attenzione e stima da parte del mercato internazionale. E’ il momento di unire gli intenti, le competenze, le professionalità per costruire il futuro del Paese, senza porsi davanti alla realtà individualisticamente e nemmeno in maniera cinica o scettica.

La valorizzazione del patrimonio è un’occasione di sviluppo e di crescita. E se è vero che l’innovazione e l’internazionalizzazione sono le uniche vie di fuga dalla crisi, anche il Real Estate ha bisogno di battere queste due strade per innovare le capacità progettuali e le processualità amministrative, per esportareknow-how e competenze all’estero e, soprattutto, per promuovere sul mercato le opportunità del Sistema Paese. 

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