ANTI-CRISI/ Così la detrazione al 50% per il legno-arredo può salvare il lavoro (in Italia)

La fase recessiva continua a falcidiare centinaia di aziende. GIOVANNI MARSEGUERRA spiega come un’adeguata politica industriale potrebbe rilanciare il nostro sistema produttivo

12.12.2012 - Giovanni Marseguerra
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La crisi politico-istituzionale non ferma la recessione. Gli ultimi scenari economici del Centro Studi di Confindustria indicano come ormai si debba spostare la ripresa alla fine del 2013, e anche per il 2014 la previsione è  per una crescita molto modesta. Da un lato il crollo della domanda interna, con i consumi delle famiglie che calano quest’anno del 3,6%, peggior risultato dal dopoguerra, e dall’altro una pressione fiscale ormai insostenibile (specie quella effettiva), non lasciano vedere nulla di buono all’orizzonte.

Anche i dati diffusi ieri da FederlegnoArredo – la federazione italiana delle industrie del legno, del sughero, del mobile e dell’arredamento – confermano, se mai ve ne fosse bisogno, quanto forte sia la crisi che sta colpendo l’Italia e quanto sia in sofferenza oggi il nostro sistema economico. Il preconsuntivo 2012 di settore indica infatti un netto peggioramento rispetto al 2011, causato principalmente da un forte calo del mercato nazionale, con i consumi interni del macrosistema legno-arredo che sono diminuiti del 17,9% arrivando a toccare i 20,6 miliardi di euro contro i 33,8 del 2007.

Peggio della media ha fatto il sistema del solo arredamento, con un crollo rispetto all’anno scorso di quasi il 20%, a dimostrazione del fatto che la caduta dei redditi reali e le difficoltà nel mercato dei mutui hanno pesantemente colpito l’indotto della casa. E gli italiani non hanno neanche spostato gli acquisti sulle produzioni estere più economiche, visto che in un generale calo delle importazioni è caduto anche l’import di settore dalla Cina. E meno male che l’export resiste, con una crescita – nei primi otto mesi del 2012 – del 10% delle esportazioni extra UE-27 e un calo contenuto al 2% di quelle verso i Paesi UE-27.

Come se non bastasse, nel 2012 si sono perse altre 2400 imprese e circa 8200 lavoratori, con le ore di cassa integrazione che nel 2012 crescono di quasi il 700% rispetto al 2007, mentre l’utilizzo di ore di straordinario della filiera legno-arredo nell’anno corrente si è praticamente azzerato.

Nonostante queste cifre molto preoccupanti, la competitività e la capacità di generare ricchezza delle nostre imprese del settore legno-arredo restano elevatissime, come è dimostrato da un saldo commerciale che per il 2012 dovrebbe raggiungere un valore assoluto di quasi 8 miliardi di euro. E tuttavia il fatturato del macrosistema continua a diminuire, con una perdita di ben il 33% rispetto al 2007.

Dunque la filiera del legno-arredo ha vissuto nel 2012 un anno drammatico: una micro-imprenditorialità forte e tenace, che costituisce per il Paese una grande ricchezza economica, culturale e valoriale è oggi in affanno per colpe non sue, ma in conseguenza di un sistema economico globale che ha remunerato più il capitale del lavoro, più l’azzardo della responsabilità, più il rischio dell’operosità.

Un sistema che chiede e merita sostegno da parte delle istituzioni. Ma non si tratta di erogare aiuti in ossequio a uno spirito statalista ancora, ahimè, purtroppo molto diffuso nel nostro Paese. Bisogna invece intervenire, in spirito di sussidiarietà, per sostenere la creatività e lo spirito di intrapresa dei nostri piccoli imprenditori di un settore cruciale per lo sviluppo del Paese. La prospettiva sussidiaria della società infatti non esclude affatto la presenza delle istituzioni, e dello Stato in particolare. Se da un lato vi sono le iniziative della società, dall’altro serve uno Stato capace di valorizzarle. Serve però uno Stato meno invadente di quello iper-burocratico nostrano, che sia più efficiente, che faccia meno imposizione e più proposizione.

In termini più generali è oggi imprescindibile l’esigenza di ripensare e ridefinire il ruolo della politica industriale, che non può certamente essere quella invasiva e onnipresente della seconda metà del secolo scorso, ma che non può nemmeno ridursi al nulla assoluto. Serve invece una capacità di elaborazione prospettica e una visione economica a un tempo lungimirante sul lungo periodo e concreta nel breve periodo, a cui dare concretezza attraverso l’identificazione di filiere innovative a grande impatto sulla crescita su cui investire sia con interventi di fiscalità generale sia con finanziamenti in partnership con il settore privato.

La filiera del legno-arredo rientra senza dubbio, per capacità innovativa e propensione all’export, tra i punti di forza del nostro Paese e un intervento come quello dell’introduzione delle detrazioni del 50% anche per le spese di arredamento (come ha proposto FederlegnoArredo) sembra oggi non solo auspicabile, ma una necessità ormai non più rinviabile.

Come ha ricordato il Presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, il Paese potrà tornare a crescere solo se saprà creare le condizioni ottimali per le imprese per poter riprendere a investire e fare occupazione. Ci sembra una impostazione pienamente condivisibile. Servirebbero però un governo e una politica capaci di decidere per il bene comune e non nell’interesse di pochi. Quasi un’utopia di questi tempi.

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