SALONE DEL MOBILE/ De Ponti (Fla): una “vetrina” per l’Italia che vince nel mondo

- int. Giovanni De Ponti

L’industria del mobile in Italia fattura 32 miliardi di euro, dà lavoro a circa 400mila addetti e sta compiendo sforzi eroici contro la crisi. Ne abbiamo parlato con GIOVANNI DE PONTI

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Foto Infophoto

Italia al primo posto in Europa come numero di imprese attive nel settore del mobile. In totale sono 24.538, ottomila in più della Francia che ne ha 16.725, e rappresentano il 19% di quelle presenti nel Vecchio Continente. Insomma, un’impresa europea su cinque nel settore del mobile parla italiano, e anche per numero di brevetti il Bel Paese ha pochi concorrenti. La Lombardia vanta il 6,6% del totale europeo, al secondo posto dopo la regione tedesca del Detmold (8,6%), mentre il Veneto ne conta il 3,1%. I dati diffusi dal rapporto della Camera di Commercio di Milano sono il migliore commento al Salone Internazionale del Mobile che si terrà a Milano dal 17 al 22 aprile. Una vetrina globale per un settore della nostra economia che fattura 32 miliardi di euro l’anno e offre lavoro a 400mila addetti. Ilsussidiario.net ha intervistato Giovanni De Ponti, direttore generale e amministratore delegato di FederlegnoArredo, per inquadrare i dati sul settore del mobile e l’evento di questa settimana.

Il primato dell’Italia nel settore dell’arredamento, oltre al numero delle imprese, riguarda anche fatturato, know how e qualità?

Sì, e prova ne è la 51esima edizione del Salone Internazionale del Mobile, in cui sarà possibile toccare con mano e venire a vedere questo stesso primato. In Italia, e in particolare nel distretto della Brianza, esistono da tantissimi anni fior fior di imprese che hanno fatto la storia del design. Sono ancora perlopiù imprese di tipo familiare, cresciute nel corso di questi anni, e che hanno dato lavoro a numerosi operai, impiegati e dirigenti. Hanno inoltre fatto crescere il tessuto economico circostante, perché un’industria non si sviluppa da sola, ma solo a condizione che viva e prosperi anche il contesto in cui si situa. Alcune fasi della lavorazione di certi arredi non sono realizzate direttamente all’interno dell’impresa, che poi mette in commercio il prodotto finito, ma da artigiani e piccoli imprenditori che la circondano e che pertanto lavorano a loro volta a supporto dell’azienda che poi vende un certo divano, tavolo o lampada.

Quali sono le ragioni economiche e culturali del primato italiano nel settore della fabbricazione dei mobili?

Esistono ragioni differenti a seconda delle diverse regioni italiane. Le aziende lombarde sono quelle che da più tempo e con maggiore costanza e volontà di investimento si sono messe a lavorare con i grandi designer italiani e stranieri. È un grande merito, anche culturale, in quanto sono riuscite a creare un ottimo connubio. I nomi più rinomati del design internazionale, come Philippe Starck, hanno avuto successo grazie ai loro progetti messi in produzione da aziende italiane. Casi di questo tipo sono molto numerosi nel Bel Paese, anche se è una caratteristica tipica soprattutto delle imprese brianzole. Nel settore dell’arredamento ci sono dei grandi distretti anche in Veneto, Marche e Puglia, le cui aziende negli ultimi anni si sono messe a loro volta a lavorare con i migliori designer. A caratterizzare il Veneto sono però delle strategie di diverso tipo, in grado spesso di assicurare volumi e fatturati superiori grazie a scelte che puntano su altri fattori come prodotti e fasce di prezzo differenti.

 

Nell’attuale frangente economico, qual è il valore del Salone del Mobile per il nostro Paese?

 

È un valore vitale come l’ossigeno per i nostri polmoni. L’industria del mobile in Italia rappresenta un sistema che fattura 32 miliardi di euro, e che dà lavoro a circa 400mila addetti. Nell’attuale fase storica questo sistema industriale sta compiendo degli sforzi che oso dire eroici per affrontare gli ultimi anni di crisi. E per farlo sta andando alla ricerca di nuovi mercati a livello internazionale. Anche dai dati del consuntivo al 31 dicembre 2011 emerge che l’export è stato in crescita. Il calo drammatico della domanda interna ha fatto sì che il fatturato complessivo del sistema dell’arredamento fosse inferiore all’anno precedente. Con la drastica diminuzione della domanda interna abbiamo perso quindi tutto ciò che è stato guadagnato come crescita delle esportazioni.

 

Il Salone del Mobile riuscirà a invertire questa tendenza?

 

L’evento milanese ha il potere di attrarre in Italia oltre 400mila operatori economici, di cui più della metà sono stranieri. È quindi un potentissimo motore di business a sostegno degli espositori, che per l’80% sono italiani, e che per oltre il 50% dei casi sono visitati da acquirenti stranieri. C’è quindi uno sforzo straordinario delle nostre imprese per presentarsi al Salone con il “vestito della festa”, cioè con gli ultimi prodotti pensati per essere presentati nel corso dell’esposizione. In particolare, quest’anno ci aspettiamo un grande flusso di operatori dall’estero, anche perché gli alberghi nella settimana del Salone sono già stati tutti prenotati.

 

(Pietro Vernizzi)

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