IDEE/ Diamo una “bussola” agli Stati per evitare nuove crisi

- Giovanni Marseguerra

La crisi in atto sta mostrando i limiti del paradigma di sviluppo finora seguito dalle principali economie mondiale. Occorre quindi andare oltre, come spiega GIOVANNI MARSEGUERRA

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Il Convegno della Fondazione Centesimus Annus, che si apre a Milano all’Università Cattolica il prossimo venerdì 4 maggio, dal titolo “Institutions, Society and Markets: Towards a New International Balance?”, rappresenta un’importante occasione per tutti gli studiosi e i commentatori interessati alle (molte) crisi del tempo presente per apprezzare la profondità di visione della Dottrina sociale della Chiesa, capace di “un conoscere illuminato dalla fede, in dialogo cordiale con ogni sapere” (Compendio della dottrina sociale della Chiesa, pagg. 75-76).

Nel corso dei due giorni di lavori, introdotti dalla relazione di apertura di Alberto Quadrio Curzio e da una distingished lecture di Dominick Salvatore, e che avranno il loro culmine con la Lectio Magistralis di Sua Eminenza il Cardinale Scola, Arcivescovo di Milano, ci si interrogherà su quali possano e debbano essere le caratteristiche principali di un modello di sviluppo basato sulla valorizzazione della persona e dei rapporti interpersonali solidaristici. È ormai evidente come sia da ripensare un paradigma di crescita che, pur non essendo l’unico in atto, è stato certamente dominante negli ultimi due decenni.

Un paradigma che si è basato sull’idea che il mercato sappia sempre auto-regolarsi, che l’individualismo spinto sia una necessità per il progresso e che lo sviluppo dei Paesi, emergenti e non, possa avvenire solo adottando quel paradigma. Sin dall’inizio della crisi in tutti i paesi sviluppati lo sforzo maggiore si è concentrato nell’evitare il collasso completo del sistema finanziario internazionale. Ma quando la crisi sarà finita, se vorremo evitarne di ulteriori più drammatiche, sarà necessario indirizzare i sistemi economici nazionali e internazionali verso un vero sviluppo, solido e sostenibile nel tempo, che abbandoni il consumo senza limiti degli ultimi decenni e si focalizzi invece su investimenti e occupazione.

Due saranno le tonalità del Convegno: quella dell’internazionalizzazione, della globalizzazione, della governance e della cooperazione internazionale come momenti operativi; e quella della sussidiarietà, solidarietà e sviluppo come principi a un tempo valoriali e concreti. Su questo sfondo di principi e di metodo, si svilupperanno le tre sessioni principali del Convegno: sul debito pubblico e privato, con le relazioni di Marco Fortis, Rodrigo de Rato e Alfredo Pastor; sulle strategie industriali internazionali, con le relazioni di Umberto Quadrino, Mario Molteni, Francis G. Estrada, e Chekib Nouira; sul ruolo della Dottrina sociale in un periodo di incertezza e angoscia come quello odierno, con i contributi di S.E. Mons. Silvano Maria Tomasi, Joseph Capizzi e Mary L. Hirshfeld.

Tra i motivi ispiratori del Convegno vi è la profonda convinzione dell’importanza di tornare a esaminare il vecchio problema del nesso tra economia e politica, collocando lo stesso nel contesto più ampio dei rapporti tra istituzioni, società ed economia. Né la teoria liberista, né quella keynesiana sembrano oggi in grado di fornire soluzioni davvero complete ed efficaci alla crisi, e con tutta evidenza appare sempre più chiaro come i problemi economici debbano essere esaminati nei loro intrecci con la politica e la società. Oggi quasi tutti i paesi cosiddetti avanzati, stanno vivendo una triplice crisi: politico-istituzionale, economica e sociale. E le tre crisi sono tra loro fortemente intrecciate e si alimentano l’una con l’altra. Occorre allora fare ricorso al principio di sussidiarietà come bussola per l’orientamento.

La sussidiarietà, come è ben noto, nella sua versione orizzontale è un principio cardine di una democrazia che voglia attuare un’equilibrata distribuzione di funzioni tra i soggetti istituzionali, i soggetti sociali, i soggetti economici di mercato. E simmetricamente i tre pilastri su cui si fonda un sistema che vuole ispirarsi al principio di sussidiarietà sono costituiti dalle tre dimensioni di cui si compone la democrazia: la democrazia rappresentativa, basata sul diritto di voto e su elezioni libere e che necessita di leggi e di controllo sulla loro applicazione; la democrazia partecipativa, centrale nella Dottrina sociale della Chiesa, che si basa sulla coesione dei vari soggetti della società che perseguono il fine del bene comune senza intendimenti di profitto; e la democrazia economica, che nella produzione di beni e servizi cerca il profitto capace di creare investimenti, occupazione e crescita. Una vera democrazia (rappresentativa, partecipativa, economica) trova l’orizzonte a cui tendere nella complementarietà tra istituzioni, società e mercato e nell’applicazione della solidarietà e della sussidiarietà per lo sviluppo.

Il messaggio più forte e significativo che è destinato uscire da questo importante Convegno della Fondazione Centesimus Annus è dunque che per affrontare efficacemente la crisi dell’oggi e progettare il domani, in un’ottica capace di guardare ai giovani e allo sviluppo intergenerazionale, seve un corretto rapporto tra economia e politica, che conduca all’affermazione nella complementarietà della democrazia rappresentativa per le istituzioni, della democrazia partecipativa per la società e della democrazia di mercato per l’economia, avendo come obiettivi prioritari e irrinunciabili la promozione della persona e delle comunità nella ricerca dello sviluppo.

L’indicazione di un percorso quindi, ma anche un segnale di fiducia e speranza che solo la Dottrina sociale sembra in grado di poter concretamente e realisticamente lanciare a un’umanità oggi in affanno.

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