IMPRESE/ Se il legno riesce a unire Magdeburgo e Avellino

- La Redazione

Quattro settori di lavorazione del legno e diverse aziende sparse tra Magdeburgo e Avellino: questo rappresenta il gruppo guidato da STEFAN RUBNER che costruisce prodotti d’eccellenza

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Si parla sempre quasi genericamente delle eccellenze italiane. Ma basta guardarsi intorno per vedere imprese di cui non si sente neppure parlare e invece sono protagoniste di sviluppo e di ricchezza. In Val Pusteria, in Alto Adige, ti imbatti nel Gruppo Rubner, di Stefan Rubner e, ascoltando i dati, guardando i tipi di lavorazione del legno, resti quasi a bocca aperta.

Quanti dipendenti ha il suo gruppo?

Sono millecinquecento, divisi in diverse aziende. Ne abbiamo una anche nel Sud Italia, nell’Avellinese (lì c’è una fabbrica con quaranta persone), e in Germania arriviamo sino a Magdeburgo. Questi due sono i punti, più a Sud e più a Nord.

Siete una grande impresa del legno, con una tradizione alle spalle e con processi di innovazione continui: in quali settori lavorate?

Nelle diverse aziende che abbiamo ci concentriamo su quattro settori. Il primo è quello che noi chiamiamo vera e propria industria del legno: semilavorati, pannelli, travi lamellari. Questi prodotti vanno direttamente al commercio legnami. Il secondo settore è quello delle grandi costruzioni in legno lamellare. Si tratta di capannoni, grandi coperture in legno, tipo i centri commerciali. Siamo ritenuti anche nel primo settore di produzione come i migliori d’Europa, ma in questo secondo siamo proprio dei leader. Riusciamo a costruire travi di grandi dimensioni, fino a 54 metri. C’è poi il terzo settore, che è in piena espansione, quello delle case di legno. Facciamo case monofamiliari, tipo villetta, ma costruiamo anche in grande.

Quanto in grande?

Anche un albergo, un hotel in legno. Già in Alto Adige e nei paesi vicini, come Austria, Svizzera e Germania lo facciamo. E costruiamo anche in tempi brevi. Le faccio un esempio: recentemente abbiamo rivestito un intero grande albergo in tre mesi. Possiamo dire che abbiamo tempi stagionali: tra una stagione e l’altra riusciamo a consegnare una costruzione.

E il quarto settore di produzione?

È quello delle porte in legno: prodotti di altissima qualità.

Insomma, un’eccellenza produttiva che si trova nel mezzo di una crisi economica e finanziaria senza precedenti. Che tipo di problemi avete in questo momento?

Posso dire che le cose stanno andando ancora bene per noi. Ma è evidente che anche noi, come credo tutti in questo momento, abbiamo dei problemi. Ci sono molti nostri clienti, ottimi clienti, che sono in difficoltà con le banche, perché accedono meno facilmente al credito. Di fatto, l’unico settore che sul mercato interno, quello italiano, ha una certa difficoltà è quello delle grandi costruzioni e delle grandi coperture. Poi, certo, le tasse bisogna pagarle, ma indubbiamente la pressione fiscale in Italia, sul costo del lavoro e per gli oneri dell’impresa, è alta; più alta, ad esempio, che in Austria e in Germania dove abbiamo delle aziende.

 

Nel vostro fatturato comparirà la voce export, immagino. A quanto ammonta?

 

Le posso fare una stima indicativa. Siamo al 40% di export e al 60% di mercato interno. Ci siamo concentrati sull’Italia, ma questo non vuole dire che non curiamo l’estero. A brevissimo tempo guarderemo a tutto il Mediterraneo. Abbiamo dovuto ritardare, al momento, in queste zone.

 

Per quale ragione?

 

Abbiamo cominciato a guardare a tutto il Mediterraneo, compreso il Nord Africa, in un momento di turbolenze politiche. Questo ci ha bloccato. Ma contiamo di ritornare a puntare sull’export in questi paesi nel giro di tre anni.

 

Alcuni suoi colleghi, imprenditori del legno, mi hanno spiegato che il legno devono importarlo, perché non lo trovano in Italia. Succede anche a lei?

 

C’è un problema in Italia. Ci sono boschi, ma la base della nostra produzione è l’abete, una buona qualità di abete, e questo lo si trova nei Paesi del Nord Europa. Inoltre, in Italia non ci sono segherie di un certo ordine di grandezza e per una produzione come la nostra si tratta di un aspetto fondamentale.

 

(Gianluigi Da Rold)

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