CREDITI IMPRESE/ Marseguerra: senza la compensazione del ddl Alfano, Pmi in ginocchio

La situazione dei tardivi pagamenti dei debiti dello Stato verso le imprese rischia di diventare molto pericolosa per la nostra economia, come spiega GIOVANNI MARSEGUERRA

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Se la prendono con i demagoghi e l’antipolitica. E va bene. Invocano l’emergenza per le speculazioni finanziarie internazionali, che arriva puntualmente ogni quattro mesi, indipendentemente dalle responsabilità italiane. E va bene. Questo Stato italiano, secondo una valutazione prudenziale (è molto complicata farla per i vari settori dell’amministrazione coinvolti) è debitore nei confronti di privati, cioè di titolari di piccole e medie imprese, di circa un centinaio di miliardi di euro. E questo va male, va molto male. Ma c’è ancora qualche cosa in più da dire. I pagamenti di questi debiti hanno tempi che si possono definire “biblici”. E questo va non solo male, ma va malissimo. La definizione di “tempi biblici” è del professor Giovanni Marseguerra, docente di Economia Politica all’Università Cattolica di Milano.

In genere lo Stato in quanto tempo onora i suoi debiti, professor Marseguerra?

Si va dai 60 ai 90 giorni nel migliore dei casi, fino ai 600 giorni, a due anni. Se si fa un rapporto con gli altri paesi c’è da restare stupefatti per i tempi di pagamento del nostro Stato. Sono i più elevati fra tutti gli Stati.

Chi è maggiormente colpito da questa ennesima anomalia italiana?

Sono soprattutto le piccole imprese. Il problema è abbastanza semplice da spiegare, si può vedere e constatare facilmente. La situazione economica la conosciamo tutti, gli ultimi dati che abbiamo a disposizione sono ancora più sconfortanti e deprimenti, con una disoccupazione ormai spaventosa. Ma il fatto in più è che queste piccole imprese, per andare avanti in qualche modo, si rivolgono alle banche, sapendo appunto che vantano crediti da parte dello Stato. E che cosa fanno le banche? Il credito è già limitato e difficoltoso, ma alle piccole imprese riservano gli interessi più alti e i tempi più ristretti di rientro. Che cosa devono fare queste persone che vantano crediti con lo Stato? Alla fine c’è qualcuno che si rivolge agli strozzini.

Eppure da parte del governo è arrivata la bocciatura alla proposta di una “compensazione” fatta da Angelino Alfano, Segretario del Pdl, in modo che le imprese creditrici fossero esentate dal pagare (tutte o in parte) le tasse. Sembra uno strano Stato questo: quando deve essere pagato, vuole essere pagato subito, quando deve pagare si permette di aspettare anche due anni.

Credo che il problema si debba e si possa risolvere. La proposta di Alfano mi sembra giusta, anche se mi rendo conto che non è affatto di semplice attuazione. Credo che si debba lavorare al più presto su questa situazione. Anch’io a volte penso che questo sia uno Stato strano, verrebbe voglia di definirlo “schizofrenico”, nella sua capacità di essere pagato, quello che è giusto pagare, subito, e nella sua incapacità di onorare i propri debiti nei confronti dei privati.

Che cosa in concreto, al di là dei giudizi, occorrerebbe fare?

Ricercare realisticamente un metodo per compensare questa partita aperta tra crediti e debiti. Studiare una particolare forma, trovare una soluzione per arrivare a una compensazione ragionevole. C’è una tempistica da rispettare, i problemi possono essere complessi e di non facile risoluzione, ma il problema sta diventando sempre più urgente.

 

Per quale ragione?

 

Mettere in crisi le piccole imprese della realtà italiana è come distruggere il nostro sistema produttivo. Bastano pochi dati, come esempio, per dimostrarlo. Se si mettono insieme le piccole e medie imprese italiane (non sto parlando di quelle del cosiddetto “quarto capitalismo”) ci troviamo di fronte a una realtà che fa il 53% del valore aggiunto, che fa un fatturato pari al 48% e investimenti al 52%. È un’ossatura insostituibile del sistema produttivo di questo Paese. Che cosa vogliamo fare? Metterla in ginocchio?

 

Alcuni si chiedono come queste piccole e medie imprese italiane resistano ancora. Come facciano a reggere di fronte a una simile crisi e a una pressione fiscale che è ormai intollerabile.

 

Pensi che nel primo semestre del 2011 queste piccole e medie imprese erano ancora riuscite a raggiungere un livello di export notevole. C’è da rimanere ammirati di fronte alle capacità di queste piccole e medie imprese italiane, che non hanno mai voluto niente, che hanno fatto tutto da sole anche sui mercati internazionali, sul nuovo mercato globalizzato. Dallo Stato non hanno ricevuto mai nulla. Queste imprese si battono da sole con concorrenti di ogni tipo che dal loro Stato sono spalleggiate, incoraggiate.

 

Fino a quanto può durare la resistenza di queste piccole e medie imprese italiane?

 

Vista la situazione attuale, visto il comportamento che ha lo Stato nei loro riguardi, non so rispondere. Posso dire solamente che sono bravissime, ma non so fino a quando possono resistere.

 

(Gianluigi Da Rold)

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