J’ACCUSE/ Perini (Fiera Milano): così tecnici e burocrati stanno uccidendo le imprese

- int. Michele Perini

Per le imprese, spiega MICHELE PERINI, la crisi attuale rischia di essere letale, soprattutto se oltre al calo della domanda interna c’è da fare i conti con un euro forte

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Inquieti, preoccupati, pessimisti e ormai al limite della sopportazione verso una politica economica che pare vicina all’assurdità. I piccoli e medi imprenditori del mobile e dell’arredamento italiano sono un’eccellenza che ci invidia tutto il mondo. Esistono distretti in Brianza, nel Veneto, nel Pesarese, per citarne alcuni, che non hanno rivali nel produrre arredamenti per le case e che sanno coniugare bellezza e funzionalità. È una parte del sistema produttivo che ha reso ricca l’Italia, che l’ha resa famosa nel mondo. Il cinquantunesimo Salone del mobile, tenutosi recentemente a Milano, ha ancora una volta mostrato la vitalità, la capacità di innovazione di questo settore. Ma tra i 350mila visitatori, la maggioranza era straniera. Quello che si è potuto realizzare non è neppure paragonabile a quello di altri anni e i risultati migliori si sono ottenuti con l’export.

Michele Perini, imprenditore (guida la Sagsa che produce arredi d’ufficio), nonché presidente della Fiera di Milano, riassume in termini drammatici la situazione di crisi che stiamo attraversando e la condizione in cui si trovano queste piccole e medie imprese: «La crisi è estremamente grave, la più grave che abbiamo potuto vivere e vedere dagli anni del dopoguerra. Ma è probabile che sia peggiore di quella, più tristemente famosa, del secolo scorso, quella del 1929. E in questa crisi le imprese del settore del legno e dell’arredamento stanno crollando. All’inizio del 2011, nei primi quattro mesi, ci sono stati segnali di ripresa. Poi, a settembre, è finito tutto, è crollato tutto».

Quali sono le ragioni di questa crisi e per quale motivo non si riesce a trovare una via d’uscita ragionevole?

Cominciamo col dire che la domanda interna è letteralmente crollata. Ma siamo penalizzati anche nelle esportazioni ormai. Per quale ragione? Basta guardare il cambio tra euro e dollaro, così rigido, con un euro così forte. A che cosa serve? Quando siamo entrati eravamo quasi alla parità. È questo sistema europeo che non regge, sono questi professori e questa politica economica che viene imposta dai tedeschi che ci sta facendo crollare. Non ho alcun timore a dire che è meglio uscire da questo sistema. Mi chiedo a che cosa serva questa Europa così concepita, con questi burocrati che sanno alla fine solo dire che una banana è una banana se è lunga dodici centimetri.

Sembra che con questo sistema abbiano smarrito il senso della realtà.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. C’è la possibilità di fare offerte scontate del 25-30%. E partirebbero subito ordinazioni per decine di milioni. Ma con un cambio così rigido, così assurdo, tutto si blocca. Poi vale la pena di sottolineare queste iniziative dei professori, come quella di chiedere agli italiani che cosa non va nella spesa pubblica. Ma che storia è questa? Ci sono i tecnici, i professori che chiedono agli alunni, a noi italiani, dove tagliare gli sprechi? Una cosa del genere credo che non si sia mai vista, con gli allievi che devono spiegare la lezione ai professori.

Scusi Perini, e il rapporto tra queste imprese e le banche? La possibilità di accedere al credito, che avrebbe dovuto essere facilitato dopo gli interventi della Bce?

Dall’autunno dell’anno scorso non ci hanno più dato un euro. Si sono fatte dare miliardi all’1% dalla Bce e non hanno distribuito nulla, non hanno favorito affatto il credito. In questa condizione come è possibile continuare?

 

Lei è molto pessimista.

 

Sono estremamente pessimista. Siamo parlando di un settore produttivo, ma credo che valga per altri. Di fronte a questa situazione di crisi e a questa politica economica, molti di noi non ce la fanno più e siamo in molti a pensare che ormai bisogna liquidare. Non è più possibile andare avanti. Il senso della realtà perduto? Ma qui non guardano neppure i numeri: diciassettemila imprese che hanno chiuso in provincia di Milano.

 

Al Salone del mobile è venuto anche il premier Mario Monti, e si è avanzata una proposta di mettere l’Iva al 4% per l’acquisto degli arredi a muro per le prime case.

 

Lui ha detto che ci penserà, ma al momento non c’è copertura e quindi non se ne fa niente.

 

Era anche stata proposta una sorta di “rottamazione”.

 

Bocciata anche quella, non si può fare.

 

Scusi Perini, di fronte a una simile situazione e a una simile politica economica, quanto tempo possono resistere ancora queste imprese?

 

Se alla fine di maggio non ci sarà un autentico cambiamento di rotta, non si vedranno dei segnali chiari, il governo dei professori, questa Europa e tutto quello che sta intorno vedranno solo un’ecatombe di imprese.

 

(Gianluigi Da Rold)

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