IL CASO FLOU/ La vittoria di Nathalie che fa sperare il Made in Italy

- La Redazione

La Flou è riuscita a vincere una causa contro la contraffazione di Nathalie, un letto diventato un simbolo del design e del Made in Italy. Ne parliamo con MASSIMILIANO MESSINA

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Una camera può fare la differenza

Chi la conosce, in questo Paese di smemorati, la storia del letto “Nathalie”? Probabilmente nessuno, tranne quelli che lo hanno comprato e quelli che lo vedono esposto alla Triennale di Milano, come un prodotto del design italiano tra i più belli del mondo, realizzato dall’architetto Vico Magistretti nel 1978. È in quell’anno che nasce la “Flou”, un’azienda di Meda che oggi ha 130 dipendenti. Il signore che si mette in mente di fare un letto “incredibile”, che ti mette in condizione di dormire e di vivere quasi come in Paradiso, è Rosario Messina e, in quel momento, fa il dirigente alla Bassetti, un grande marchio tessile italiano, una dinastia imprenditoriale di grande famiglia borghese. La Bassetti in quel periodo dismette il “piumone” e il dirigente pensa di realizzare un progetto. La “Flou”, in effetti, nasce come “una costola della Bassetti”. Il “piumone” non si vende facilmente nei negozi, meglio pensare a una sua evoluzione in letto. Poco tempo dopo, il successo del nuovo letto, saltato fuori dal “piumone”, è talmente grande, che la “Flou” va per conto suo e diventa una grande realtà del “Made in Italy”.

Massimiliano Messina rappresenta oggi la seconda generazione di questo marchio. E per difenderlo è andato persino in tribunale, dove un giudice gli ha riconosciuto brevetto e diritto d’autore. Che cos’era accaduto?

Che una catena di negozi aveva messo in commercio una copia di questo letto a prezzi molto ribassati. Insomma, una contraffazione bella e buona.

Questo letto “Nathalie” è una sorta di icona. Ma che cosa ha veramente di speciale?

Ci sono delle valenze estetiche particolari, come attestano i riconoscimenti che gli sono stati riservati in tutti questi anni. Ma ci sono anche innovazioni di notevole portata. È sfoderabile e quindi si può cambiare stoffa, tessuto, colore. Ha un determinato tipo di materassi e di cuscini. È concepito in modo tale che ti dia il massimo di conforto, di gusto, di pulizia.

Ma avrà un costo incredibile questo letto-icona, un target altissimo?

No, abbiamo una gamma molto vasta nella nostra offerta. Partiamo da un prezzo di 1300 euro. Poi dipende da quello che lei vuole. Magari anche un armadio sotto il letto, oppure degli accorgimenti particolari. In questo caso il prezzo aumenta.

Ma scusi, voi producete solo letti?

Abbiamo cominciato con questo e ci siamo concentrati nel settore della camera da letto, con un parte che concerne anche l’arredo. Alla fine stiamo considerando l’arredo completo di una camera da letto.

Qual è il vostro mercato?

Per l’80% noi vendiamo in Italia, ci basiamo sulla domanda interna. All’export abbiamo cominciato a pensare a partire dalla metà degli anni Novanta. Siamo arrivati a una quota pari al 20% del nostro fatturato. Ma ci rendiamo conto che si deve mutare strategia e quindi punteremo ad allargarci sull’export. Il fatto non è semplice per una produzione come la nostra. Se solamente lei va in Germania trova materassi, lenzuola, cuscini di formato differente. Però è una strada che dobbiamo affrontare, perché la domanda interna, in Italia, non consente più di fare previsioni. Ormai le facciamo mese per mese.

 

Siete inseriti nel settore contract?

 

Non molto. Ma qualche cosa di buono abbiamo fatto. Come le camere da letto dell’Hotel Royal di Sanremo.

 

Avete avvertito la svolta della crisi finanziaria come tutti.

 

Sì, dal 2009. In quell’anno, come tutti, abbiamo perso, ora siamo in una fase di assestamento, ma come si fa a fare delle previsioni in una situazione del genere? Vede in questi anni, di fronte alla crisi, le aziende hanno razionalizzato i costi, lo Stato invece ha aumentato i ricavi.

 

All’ordine del giorno ci sono i problemi che avete tutti voi imprenditori: “insoluti”, rapporto con le banche, pressione fiscale.

 

Certo, l’elenco è quello, non si sbaglia di molto. Sugli “insoluti” abbiamo fatto una selezione dei clienti. Preferiamo rinunciare a un affare piuttosto. Il rapporto con le banche è sempre stato buono, e posso dire che lo è ancora. Ma la banca oggi ha tempi più lunghi, si è senza dubbio spersonalizzata rispetto al vecchio rapporto che aveva con le aziende. Poi c’è la pressione fiscale…

 

Come la giudica?

 

È l’aspetto più negativo delle politiche di questi ultimi governi. Le dirò che si vede che in un governo come questo non c’è proprio nessuno che viene dal mondo industriale, dal mondo imprenditoriale. Lo si capisce benissimo e le conseguenze non sono affatto positive. Anzi, stanno diventando pericolose.

 

Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha detto che un aumento dell’Iva sarebbe devastante per le imprese italiane.

 

Ha perfettamente ragione.

 

(Gianluigi Da Rold)

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