LA STORIA/ L’azienda che pianta la tenda nel mondo

- int. Edi Orioli

Come racconta EDI ORIOLI, Pratic spa è un’azienda friulana leader nella produzione di tende da sole e strutture per esterni che fin dal primo prototipo ha sempre puntato sull’innovazione.

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Una delle creazioni Pratic

Pratic spa è un’azienda friulana leader nella produzione di tende da sole e strutture per esterni. Dal 1960, quando i fratelli Bruno e Giuseppe Orioli iniziarono l’attività trasformando una bottega di paramenti per cavalli in un laboratorio di tendaggi e tappezzerie, l’azienda si è sviluppata enormemente. Dal primo prototipo di cappottina alla prima tenda che ha superato i test della Galleria del Vento, Pratic ha sempre puntato sull’innovazione. Oggi l’azienda guarda con sempre maggiore interesse all’estero perché «da noi – spiega in questa intervista il vicepresidente Edi Orioli, noto agli appassionati di motociclismo per aver vinto quattro edizioni della Parigi-Dakar – il mercato comincia a essere saturo, un po’ per la crisi, un po’ per la concorrenza». Ma andare all’estero per un’azienda non è una cosa sempre facile. Oggi uffici e stabilimenti di produzione sono ospitati all’interno di una nuova struttura che ha ottenuto riconoscimenti internazionali e compare spesso sulle copertine delle riviste di architettura: «Abbiamo deciso di fare questo investimento importante, per avere un’azienda a misura d’uomo, con ambienti accoglienti, gradevoli e integrati nel verde».

Come si è sviluppata in questi anni la sua azienda?

Pratic è nata 50 anni fa da mio zio e da mio padre che iniziarono con le prime cappottine. Da allora l’azienda si è evoluta molto e oggi offre un’ampia gamma di prodotti che si posizionano nella fascia medio-alta del mercato: dalle tende a bracci alle pergole ai prodotti dedicati agli architetti e ai designer. Da buoni friulani, facciamo il nostro e poi ci confrontiamo. Rimanendo sempre un po’ fuori dalla mischia e perseverando nella cura dei dettagli. E devo dire che in tutti questi anni i risultati sono sempre stati ottimi.

Quali sono i punti di forza di Pratic?

Come le dicevo, abbiamo sempre curato i dettagli, non solo dei prodotti ma anche nella progettazione. Non abbiamo mai avuto in mente l’idea di fare un prodotto di basso livello o per la grande distribuzione. Direi che chi sposa Pratic, sposa un po’ tutta filosofia della nostra azienda. Anche nella scelta dei colori siamo sempre stati innovativi. E in questo mezzo secolo siamo diventati un punto di riferimento per il nostro settore. Non è un caso se ogni cosa che esce da Pratic viene immediatamente copiata. Diciamo che facciamo tendenza, lanciamo le mode.

Che risultati avete raccolto dalla collaborazione con università e centri di ricerca?

È una cosa che abbiamo iniziato a fare da poco. Stiamo collaborando con l’università e le Belle arti per cercare di risolvere i problemi dei centri storici, collocando strutture gradevoli e non invasive in contesti storico-architettonici di grande pregio che permettano di far vivere quei luoghi, i locali, i bar e così via. Siamo convinti che non si possa vincolare tutto o limitarsi a sistemare dei semplici ombrelloni che a volte, va detto, non fanno una gran bella figura. In questi spazi cerchiamo di creare ambienti conviviali capaci di animare quei luoghi.

Siete presenti all’estero?

Siamo presenti in 23 paesi. Ce ne sono alcuni con cui stiamo lavorando discretamente, altri in cui siamo arrivati da poco. Inoltre, stiamo ristrutturando tutta la nostra rete vendite attraverso l’acquisizione di nuovi agenti. Io stesso mi sto occupando della Francia. L’estero sta diventando sempre più importante perché da noi il mercato comincia a essere saturo, un po’ per la crisi, un po’ per la concorrenza. In più, se devo consegnare un prodotto a Milano devo percorrere 300 chilometri, se invece la consegno in Slovenia, devo farne solo la metà. Ma per un’azienda andare all’estero è piuttosto impegnativo.

 

Perché?

Perché ogni Paese ha la sua storia, le sue abitudini, stili di vendita diversi, quindi occorre tempo per entrare in una realtà del genere. Bisogna essere molto organizzati e in più, dovendo partire da zero, ci sono anche costi notevoli da sostenere.

 

Com’è andata a Made Expo? Avete presentato delle novità?

È andata molto bene, siamo molto soddisfatti. Sono venuti a trovarci i nostri clienti abituali, per vedere le novità. Ma abbiamo avuto anche un altro tipo di utente: tra i visitatori c’erano diversi progettisti e architetti provenienti dall’estero. Ben vengano fiere di questo tipo. Per quanto riguarda le novità hanno riscosso un grande successo le nostre pergole bioclimatiche, con frangisole in alluminio e apertura regolabile in base alla luce desiderata. La nuova sede della vostra azienda è stata premiata quest’anno al Mies van der Rohe Award e compare spesso sulle copertine delle principali riviste di architettura.

 

È stato un buon investimento?

Certo. In questi anni l’azienda non si è evoluta solo nei prodotti ma anche nella logistica e nell’accoglienza dei propri clienti e fornitori. Nella vecchia sede gli spazi erano minimi così abbiamo deciso di fare questo investimento importante, per avere un’azienda a misura d’uomo, considerato che trascorriamo più ore sul posto di lavoro che a casa. Tanto gli uffici quanto la produzione sono oggi ambienti accoglienti, gradevoli, con una forma architettonica molto interessante e integrata nel verde.

 

Che prospettive avete per il futuro?

Nel nostro settore non è assolutamente facile inventare prodotti nuovi. Tuttavia, come abbiamo sempre fatto, anche adesso stiamo pensando a qualcosa di nuovo che però non posso anticiparle. Come le dicevo, puntiamo allo sviluppo della rete commerciale e dell’estero. E continueremo a investire nella serietà, nella puntualità e nella qualità del servizio che offriamo ai nostri clienti, tutte caratteristiche che contraddistinguono il nostro modo di lavorare anche sotto l’aspetto morale.

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