LA STORIA/ “L’alleanza” tra imprese che prova lo sbarco in America

- int. Alberto Tacchella

Nato come raggruppamento di diverse aziende, oggi il raggruppamento IMT ha ottenuto importanti risultati strategici nel settore delle macchine utensili. Ce ne parla ALBERTO TACCHELLA

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IMT (Italian Machine Tools) è un raggruppamento – «una vera e propria alleanza strategica» la definisce in questa intervista il vicepresidente Alberto Tacchella – dei più importanti costruttori italiani di macchine utensili che operano nel settore della rettifica. Della compagine, costituita nel 2010, fanno parte marchi storici come Morara, Tacchella, Meccanodora e Favretto. Le quali, oltre a produrre macchinari propri, costruiscono anche su licenza del marchio tedesco Gleason Pfauter. La produzione è stata mantenuta nei siti storici delle aziende: a Casalecchio di Reno, dove ha sede Morara; a Cassine in provincia di Alessandria la Tacchella; a Chieri (To) Favretto e Meccanodora. Oggi IMT ha 380 dipendenti e un volume d’affari di circa 100 milioni di euro.

Che vantaggi avete ottenuto mettendovi insieme?

Vantaggi ce ne sono tantissimi. Anche da presidente dell’Ucimu ho sempre spinto sull’aggregazione e sul fare sistema tra le imprese.

Perché?
Sono fattori importanti se vogliamo essere in grado di seguire i nostri clienti nei loro processi di localizzazione produttiva nel mondo. Oggi non si parla più di delocalizzare la produzione, ma di una mappatura delle località dove si va a produrre. Pertanto, o si riesce ad avere una struttura in grado di seguire i propri clienti in giro per il mondo o, inevitabilmente, ci si deve accontentare dei margini del mercato o solo di alcuni mercati.

Che caratteristiche deve avere una struttura di questo tipo?

Le faccio un esempio. Da quando è stato costituito il raggruppamento abbiamo un’organizzazione commerciale con filiali in Germania, Russia, Cina, India, un punto di assistenza appena aperto in Brasile e prossimamente uno anche negli Stati Uniti. Aver costituito il gruppo ha significato essere presenti a livello globale, oltre a poter contare su migliori sinergie nello sviluppo di nuovi prodotti.

Di che sinergie parla?

La nostra è stata una vera aggregazione in quanto gli imprenditori che prima erano soli alla guida delle rispettive aziende oggi sono soci. Ormai, dopo quattro anni di convivenza, passata la fase “shock”, i nostri gruppi di lavoro sono collaudati. Abbiamo un’unica centrale acquisti, un’unica direzione tecnica, un’unica organizzazione commerciale e tre siti produttivi. Il grosso vantaggio è che tutti e tre i marchi operano nello stesso settore, quindi parlano la stessa lingua. Da subito abbiamo imboccato la strada dell’aggregazione “vera”: non è mai esistita la possibilità che un marchio continuasse per la sua strada scollegato dagli altri.

Non sarà stato un processo facile.

È un lavoro continuo, il processo di aggregazione non finisce mai. Siamo partiti dalle cose, tra virgolette, più semplici, come mettere le tre amministrazioni sotto un unico cappello, e siamo arrivati a quelle più complesse che riguardano le linee di prodotto, sulle quali abbiamo fatto notevoli passi in avanti nell’ottimizzazione, togliendo quelle poche sovrapposizioni che c’erano, ad esempio fra Tacchella e Morara che, prima dell’aggregazione su alcuni segmenti erano concorrenti.

 

Non si rischia in questo modo di perdere le specificità delle singole aziende?

No, perché nei tre stabilimenti ci sono persone di grande valore che presidiano i processi. Le singole esperienze vengono esaltate perché sono messe a fattore comune. Abbiamo un sistema di videoconferenza che funziona tutti i giorni, quasi tutto il giorno. Stabilimenti e gruppi di lavoro sono perennemente collegati fra di loro.

 

Quali sono i vostri mercati di sbocco?

Dei 100 milioni di fatturato, l’80-85% è esportato. C‘è un 15-20% di mercato italiano che per noi rimane molto importante perché è il secondo in Europa per l’assorbimento delle macchine utensili, subito dopo la Germania. Ed è un mercato che controlliamo completamente. L’85%, come dicevo, viene invece esportato.

 

Verso quali paesi?

La metà circa in Europa, Germania in primis, poi Francia, Spagna, tutto il blocco dei paesi dell’est, e in Turchia che è un mercato molto importante. L’altra metà è diretta in Asia, quindi Cina e India, e infine nord e sud America. Che sono mercati in crescita, specialmente il nord, in questo ultimo periodo.

 

Chi sono i vostri clienti?

I nostri clienti operano nel settore dell’automobile, in quello aeronautico, ferroviario, dell’energia, del cuscinetto; in pratica tutti i più grossi attori del panorama industriale, utilizzatori di macchine utensili che si localizzano ormai in tutto il mondo.

 

Che prospettive di sviluppo avete?

Stiamo puntando, come le dicevo, ad avere una presenza forte in nord America. Tutti, singolarmente avevamo tentato in passato svariate avventure senza ottenere successi di rilievo. Adesso c’è una strategia chiara e investimenti già stanziati. Mantenere quote di mercato tuttavia è una battaglia di tutti i giorni. Non è mai vinta una volta per tutte.

 

Pochi giorni fa si é svolta l’Assise della macchina utensile. Lei che ha partecipato, che impressione ha avuto?

Il mio giudizio, sia come past President Ucimu che come associato, è molto positivo. C’è una spinta propulsiva all’innovazione continua delle attività dell’associazione che il Presidente Galdabini sta portando avanti sulla scia dei suoi predecessori. E l’Assise ne è stata una dimostrazione. Un evento nuovo impostato sul confronto aperto tra le parti, un evento che rappresenta il punto di partenza di un dialogo costruttivo tra le parti. L’auspicio è che questo divenga sempre più fluido ed intenso.

 

In che modo?

La formula del tavolo aperto con sezioni parallele è stata una scelta azzeccata. Il confronto non si è limitato come avveniva in passato ai costruttori e agli utilizzatori, ma ha coinvolto i grossi importatori, le filiali estere di costruttori giapponesi e tedeschi presenti sul mercato italiano. Anche la partecipazione mi pare sia stata un successo, tanto più significativo visto il momento complesso che stiamo attraversando. 

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