ARTIGIANO IN FIERA/ Il giusto prezzo a cui vendere la pelle

- int. Luciano Gelisio

Nella sua azienda di Rosignano, LUCIANO GELISIO progetta e fabbrica a mano i suoi oggetti. Fa il prototipo e da quello ricava una produzione limitatissima, una decina di pezzi a modello

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Una borsetta in pelle

Luciano Gelisio è il titolare di Mango, un’impresa artigianale che produce borse, cinture e altri accessori in pelle. Il laboratorio dove prendono forma le sue creazioni ha sede a Rosignano Marittimo, in provincia di Livorno. Lì, dal 1978 Gelisio “progetta”, taglia e fabbrica a mano i suoi oggetti. Fa il prototipo e da quello ricava una produzione limitatissima, una decina di pezzi a modello. Per ogni borsa, parte dal pellame, dalle stoffe e dalla paglia. Nel laboratorio di Rosignano con lui ci sono due operaie che seguono tutti i passaggi del ciclo di lavorazione. Dalla seconda edizione non è mai mancato all’Artigiano in Fiera. E anche quest’anno sarà presente con alcune novità che tengono conto di questi tempi di crisi.

Cosa porterete in fiera quest’anno?

Porteremo le nostre borse, cinture e altre piccole cose in pelle che produciamo, tipo notes o altro. Le creiamo noi, direttamente, senza disegno. Faccio prima il prototipo e da quello ricavo poi piccole produzioni.

Quanto piccole?

Il numero dei pezzi generalmente è limitatissimo, a volte anche uno solo. Dipende un po’ dalla reazione dei clienti: se piace, non piace. Mediamente se ne fa una decina di pezzi a modello. Di alcuni invece, nel tempo, ne abbiamo fatti anche cento.

Ci sono modelli che riproponete da un anno all’altro?

Sì, ne abbiamo. Magari cambiamo materiali, colori, gli accessori, aggiungiamo qualcosa, però la base del modello rimane quella. Anche perché fare modelli che piacciono molto non è facile, è un mix di cose difficili da capire.

Avete anche acquirenti dall’estero?

Sì, dalla Germania, dal Giappone, molti dalla Svizzera. Lì amano molto la manualità, i bei pellami, amano le cose abbastanza semplici e non quelle troppo complicate.

Da dove vengono i materiali che usate?

Lavoriamo quasi esclusivamente con una conceria di Ponte a Egola (PI) che fa il cuoio conciato al vegetale, la vacchetta. Quella che producono ha l’aria già invecchiata, già usata che piace moltissimo. L’unico difetto è il prezzo un po’ alto. Però è vegetale, non ha cromo, la qualità è molto alta; la usano molto anche ditte importanti. Quello che si fa fatica a far capire alla gente è che il 50% del prezzo di una borsa è dato dal prezzo della pelle.

Che novità presenterete quest’anno?

Visto il momento, abbiamo puntato molto sul tessuto. Abbiamo fatto una serie di articoli in lana e altri tessuti, molto particolari e parecchio interessanti anche dal punto di vista del prezzo. Mantenendo però lo stesso gusto e la stessa qualità.

 

A chi pensavate: a un pubblico giovane o a tutti?

A nessuno in particolare, se non ad avere un prodotto con un prezzo più basso. Vede, il nostro prodotto è strano, piace un po’ a tutti. Piace alle donne di 60 anni, un po’ meno alle teenager sotto i vent’anni, per il prezzo ovviamente. E poi perché le teenager hanno un gusto tutto loro che non sono ancora riuscito a capire.

 

È la prima volta che partecipate ad AF?

No, dalla seconda edizione non siamo mai mancati.

 

Com’è andata gli anni passati?

A noi è sempre andata bene, siamo molto soddisfatti. Va detto che in fiera bisogna essere ben piazzati con lo stand, perché la buona riuscita dipende molto spesso dal passaggio del pubblico. Anche se noi abbiamo ormai una clientela fidelizzata a cui mandiamo l’invito e che torna a trovarci tutti gli anni.

 

Cosa pensa della nuova piattaforma MakeHandBuy, la utilizzerete?

Certo, sembra che ormai quella sia la via. Di quelle cose però se ne occupa mia figlia.

 

Cosa vi aspettate quest’anno dalla fiera?

Che vada bene come in passato, niente di più visto il momento. Anche l’anno scorso eravamo un po’ pessimisti perché la situazione non era tanto diversa. Alla fine però siamo riusciti a mantenere le posizioni.

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